giovedì 19 gennaio 2012

Buon compleanno, Fellini

                                  Federico Fellini clown fotografato da Franco Pinna

Verso le ultime ore  del terrestre Capricorno, il 20 gennaio, quando lo Zodiaco cede il passo al liquido Acquario, nasce a Rimini Federico Fellini;  e dnque, Buon compleanno Fellini, come se fosse ancora tra noi.
Insieme alle trame, ai fili, alle facce, ai corpi, ai luogni, ai suoni... di tutti i suoi films e tutto quanto è diventato, per genialità artistica "felliniano". Come a dire, onirico, grottesco-fantastico, surreale-reale...come la natura  di un circo con tutti i suoi clowns che tanto  Federico amava. A chi gli chiedeva cosa volesse dire con i suoi films, Federico Fellini non sembrava voler prendere sul serio la domanda. "Non ho messaggi  specifici da lasciare...ognuno può vedervi quello che vuole...Il cinema è un grande giocattolo, un bel passatempo..."
Naturalmente c'era verità e finzione, come nel suo stile di regista, in tutte le sue parole. Il grande "spettacolo" del mondo che è il Cinema, trasformando la realtà in una meravigliosa macchina dei sogni, non annulla e non dimentica il dramma, la poesia anche se rugosa, la verità del reale. Nel sogno Federico Fellini vedeva  l'autentica possibilità di essere testimone del proprio tempo. Da qui la difesa dei suoi film e di ogni  altro film che cominciavano ad essere trasmessi  sulle reti commerciali, a cominciare dai canali di Mediaset, infarciti di pubblicità. Contro il massacro compiuto dalla pubblicità, sempre più copiosa anche nelle reti del servizio pubblico Rai, combattè una lotta vana. Fellini giustamente vi vedeva in questo "bombardamento" pubblicitario un attentato all'integrità di un'opera artistica, l'uccisione alla coerenza di un sogno ad occhi aperti., che la televisione perpetuava rompendo quell'incanto "ipnotico", "rituale" che solo la sala cinematografica può offrire. Da qui anche l'amore per il circo, il teatro onirico  multiforme il più popolare, il più in mezzo a una "strada"....E il circo cos'è im fondo se non il microcosmo di tutte le nostre miserie e tutti i nostri splendori. (Antonio Miredi)

                                       Manifesto del suo primo film Oscar con Giulietta Masina




                                               

Nino Rota, fedele compagno di "viaggio" di Federico Fellini, con le sue indimenticabili e intramontabili note musicali.


                                         Una scena del film "La strada" risorsa YouTube


All'epoca "La strada" di Fellini fu accusato di aver tradito quello che fino allora era  il "vanto" della cinematografia italiana nel mondo, il "neorealismo". Il tempo ha dimostrato come questo capolavoro, questo classicodel cinema mondiale, non ha affatto  "tradito" la realtà, l'ha semmai soltanto ammantata di magia poetica. La poesia scivolata nell'amara  quotidianità, com i suoi momenti di crudeltà e i suoi momenti di tenerezza.
"La strada" ancora oggi è anche i suoi straordinari personaggi, a cominciare da Zampanò, uno indimenticabile Anthony Quin e  l'inimitabile Gelsomina, Giulietta Masina, per tutta la vita con l'immagine di questo suo personaggio innocente fragile e forte.

lunedì 16 gennaio 2012

La marcia dei Pinguini: il sacrificio come promessa di vita



Tutto è cominciato, come capita sempre nella vita, per caso e per necessità, che poi significa urgenza, vocazione...Il giovane biologo francese Luc Jacquet legge un annuncio su un giornale e risponde. Si tatta di affrontare un viaggio lungo, all'estremità del globo terrestre, nel  continente ghiacciato dell'Antartide.
Qui il biologo ha modo di conoscere la vita dei "bizzarri" pinguini imperatori e matura un'avventura scientifica ed artistica che si concretizzerà  nel 2005 nell'avventura cinematografica "La marche de l'empereur", pronta a sbancare i botteghini dei cinema di mezzo mondo. Come spiegare lo straordinario sucesso internazionale?
Luc Jacquet  realizza un vero cult-movie, nonostante l'Oscar guadagnato sia stato assegnato  per la sezione del documentario.
"La marcia dei pinguini", come in Italia  il film  è stato intitolato con la voce narrante, divertita e partecipe del nostro Fiorello, è più di un documenario; e infatti il biologo-regista ha firmato l'operazione anche come autore della sceneggiatura.

La storia è al contempo drammatica e gioiosa, come lo è del resto il miracolo della vita. Si racconta del viaggio lungo e faticoso verso l'ignoto di un popolo di pinguini per andare alla ricerca del luogo ideale dove vivere il rituale-danza del corteggiamento. Qui nella assoluta fedeltà  monogamica averrà l'accoppiamento e quando l'uovo sarà il frutto di questo "rito"della natura, a riscaldarlo e tenerlo in custodia, non saranno le femmine, che partiranno invece per la ricerca del cibo, bensì i maschi.
I maschi pinguini imperatori rimarranno immobili, al gelo, a  vivere questo sacrificio condiviso della coppia.
Questo il fulcro di un racconto ben più lungo e articolato e che può anche essere mirabilmente sintetizzato con alcune parole della sua scrittura cinematografica : "Una promesa di vita s'installa nel tepore dei  ventri". (Antonio Miredi) 

                                                              Il regista Luc Jacquet


                                                 Il promo originale del film

sabato 14 gennaio 2012

Le lacrime delle ultime lettere di Aldo Moro

                                  Moro nella prigione delle Brigate Rosse: una tragedia italiana

"Chiedi chi erano i Beatles" cantavano  gli Stadio nel 1984: oggi e sempre, a tutte le nuove generazioni bisogna  invece chiedere cosa sanno della morte, da parte delle Brigate Rosse, di Aldo Moro. La ragione di questa necessaria domanda, storica e nel contempo morale, è nel fatto che l'assassinio dello statista rappresenta un dramma umano e politico della Storia della nosta Repubblica.
L'occasione per ritornare a parlare del "caso" Moro, l'offre il recente restauro delle lettere autografe di Moro da parte dell'Istituto cenrale italiano che cura anche la conservazione del patrimonio archivistico e librario.
Il restauro delle Lettere, come rivela l'ultimo numero del supplemente settimanale del quotidiano La Repubblica, Il Venerdì, documenta una ipotesi che ha invece tutto il valore di una verità: in alcune lettere si colgono parole  "macchaite" di lacrime. E queste lacrime  si possono leggere anche come una  metafora poetica, senza nulla togliere al profondisssimo intimo dolore personale, e senza nulla togliere al valore anche politico di questo dolore. Lacrime di Moro dunque che appartengono e riguardano anche tutti noi.
Non a caso "metafora poetico-letteraria" perchè già nello stesso anno dell'uccisione di Aldo Moro, nel maggio 1978, un lucido e profetico libro intitolato "L'Affaire Moro" (uscito prima in Francia e poi in Italia) fu scritto dal grande scrittore Leonardo Sciascia. In quel libro Sciascia aveva già visto tutto, anticipato tutto, e attraverso il filtro non dello storico, non della  politica tout  court. Un'analisi della lettere che fu accusata invece dalla politica di operare nel campo minato della metafisica e del romanzo. Il libro dello scrittore siciliano invece si serviva della maschera letteraria e metafisica per tracciare uno quadro spietato ed esatto di storia politica. E questo è stato recentemente confermato dallo storico Miguel Gotor, che in un più recente libro "Aldo Moro. Lettere dalla prigione", analizzando tutte le lettere scoperte e venute poi  fuori, anche se non manoscritte ma fotocopiate, arriva alla medesima  intima convinzione, anche se con diversi punti di vista e altra ottica. Moro era lucido seppure sotto oppresssione  morale. La Ragion di Stato non si è affatto mossa con ragione e senso vero dello Stato. Le Brigate Rosse non hanno mai voluto rivelare tutto e hanno operato continue censure, smentendo il loro pubblico proclama di allora di essere la voce trasparente del "popolo". La morte dell'uomo politico è luogo di intrighi, veleni, coperture, da partre innanzitutt di ampi apparati dello Stato, in maniera consapevole e  in maniera inconsapevole. E soprattutto un'altra ultima certezza, la più inquietante:Moro è morto perchè "doveva" morire. (Antonio Miredi)

                    Copertina del libro di Sciascia su Moro uscito nel 1978, da Sellerio



                                Copertina del libro sulle Lettere dalla prigionia di Miguel Gotor




         Il monumento ad Aldo Moro  a Maglie cittadina pugliese natale del politico italiano

Maglie è un'amena tipica cittadina del mezzogiorno della Puglia, in provincia di Lecce. Il monumento al suo più illustre cittadino fu inaugurato nel 1998, nel ventennale della morte, in presenza dell'allora Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. E' situato in una silenziosa  piazzetta di fronte alla casa natale di Moro.
L'atteggiamento pensoso che la statua manifesta è un invito al raccoglimento  e a una riflessione sulla  memoria, favorita dalle due panchine adiacenti. Particolare originale ma non casuale: Moro porta sotto il bracccio una copia de L'Unità, il quotidiano allora del Partito Comunista italiano. Fu Moro infatti l'artefice di quella strategica nuova allenza con la sinistra comunista, interrotta proprio con il rapimento e l'uccisione per opera dellle Brigate Rosse e una complicità, mai chiarita del tutto, con settori deviati e politici dello Stato.



         Il francobollo in occasione del 25esimo  anniversario della morte di Moro



 VOLTO PER VOLTO, OCCHI PER OCCHI,  SE  CI FOSSE LUCE


“Questo è tutto per il passato. Per il futuro c'è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi...Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo….”

Da l’ultima lettera alla moglie di Aldo Moro

                                              L'ultima lettera in risorsa YouTube








mercoledì 11 gennaio 2012

La rosa nel canto di Gabriela Mistral

                             Gabriela Mistral (immagine dal sito lacasadellapoesia.com)


Era il 10 gennaio del 1957 quando moriva la poetessa cilena Gabriela  Mistral, prima donna latinoamericana a vincere il Nobel nel 1945. Gabriela vivificava la forza e l'intensità della poesia anche come donna educatrice e femminista, e nella scelta del suo nome d'arte si può forse anche cogliera il rifiuto di un nome natale anche dal forte richiamo a una  cultura  clericale edificante (il suo vero nome era Lucila de  Maria del Perpetuo Soccorro Godoy Alcayaga) e l'attaccamento invece a una classicità nella modernità della poesia che nel cantare l'amore e  il dolore, servendosi di metafore floreali  come quella della rosa, fa intuire un invisibile e lontano richiamo a una tradizione che va dai poeti  provenzali fino alle voci ermetiche a lei più vicine.
La rosa del resto è figura centrale anche nell'arte non solo nella poesia.

"La ricchezza del  centro della rosa
è la ricchezza del tuo cuore
aprila:
il tuo dolore è ciò che rinserra.
Aprila in un canto
o in un disperato amore.
Non proteggere la rosa:
ti brucerebbe con il suo splendore"
 Gabriela Mistral  (poesia La rosa tratta dall'Agenda Letteraria 2012)

                                                       Dalì, La rosa meditativa



     Rosa nella mano  una bella foto ripresa dal blog (www.e-citazioni.com) di Rita Baccaro

E che dire delle tante rose cantate? Evidente immagine della sensualità e sessualità femminile!
   L'important c'est la rose cantava negli anni sessanta Gilbert Becaud (risorsa YouTube)



Riccardo del Turco, L'importante è la rosa " la cantò nella versione italiana.
  In quegli anni i successi internazionali diventavano subito cover per i cantanti in voga da noi, la canzone è stata ripresa anni dopo, cantata  da Del Turco insieme a Fontana, Meccia, e Fidenco, come "I SUPER QUATTRO"

venerdì 6 gennaio 2012

Il lungo viaggio verso la Stella dei Misteriosi Magi nell'Arte

                                                          Stella Polare

Leggenda e Storia si mescolano nella narrazione  dei misteriosi Re Magi. Da  dove venivano, cosa cercavano, che nomi avevano....? Tante domande e altrettante risposte diverse, affascinanti, contrastanti...
La tradizione cristiana dei Re Magi ci ha laciato una ricca messe attraverso i vangeli canonici ed apocrifi ma il loro mistero è ancora intatto e tocca lo spirito sia religioso che laico. Molti i temi, i simboli, le figure che circondano i Magi: la Stella che hanno seguito, i tre particolari Doni...Altrattanto affascianante l'altro lungo viaggio compiuto dalle  regali figure con le loro Adorazioni  nella Stora dell'Arte. (Antonio Miredi)

                                                   I Magi di San Vitale a Ravenna

                                                   L'Adorazione di Giotto

                                                                    Ghirlandaio

                                                                                 Mantegna

                                                                  Antonio Balestra
                                    L'Adorazione della cattedrale di Manresa in Spagna

                                                                     Filippo Lippi
                                                                 Rembrandt


                 Adorazione dell'Icona conservata a Villa Badessa fraz. Rosciano


                                                       Alberto Savinio




Un Viaggio di Adorazione in Progress...

La tradizione del Presepe con i Re Magi vive il suo culmine

                                                       Arnolfo di Cambio 1283

La tradizione del Presepe risale agli anni in cui  Francesco di Assisi pensò di  far rivivere il miracolo della Natività nel cuore di un bosco, in mezzo a quelle  voci  e presenze della natura e della vita che ha così sapientamente cantato nel  Cantico delle Creature.
Il più antico Presepe, con le statue che popolano  i vari personaggi della Notte di Betlemme  a noi pervenuto, è quello scolpito da Arnolfo di Cambio nel 1283. Il gruppo marmoreo non è del tutto quello originario, la statua della Madonna è posteriore, ma a tutt'oogi conserva l'incanto della sua antica artistica bellezza votiva, e si trova nella Cappella sotteranea della Basilica romana di Santa Maria Maggiore.
Nel tempo la tradizione del Presepe si è diffusa in vari Paesi della cristianità, anche del Nord: magnifici i Presepi Gotici sopravissuti insieme ad  antichi altari e  cori istoriati in legno.
Poi la tradizione del Presepe, anche in Italia, ha cominciato a perdere il suo incanto e il suo valore artistico-mistico  per essere sostituito dal più "consumistico" Albero di Natale".
Negli ultimissimi anni  si nota finalmente una inversione di tendenza soprattutto al Sud,  dove nelle case  delle famiglie private, l'allestimento del Presepe è un rito vissuto  fin dagli inizi di dicembre, con cura, pazienza, amore, e di anno in anno si arricchisce, con novità scultoree artiginali, occupando della casa sempre più ampi spazi.
Oggi, giorno dell'Epifania, con l'arrivo dei Re Magi, il Presepe vive il suo culmine. I misteriosi personaggi che già si rintacciano nel Vangelo di Matteo, portano i loro preziosi doni, spinti  da una ricerca sapienzale e seguendo le tracce di una stella. Per credenti e non credenti la stella non è forse il segno-simbolo di un senso della vita capace, nella ricerca e nel viaggio di andare oltre le apparenze, oltre il consueto...?
(Antonio Miredi)

        Un esempio tipico di Presepe allestito in una casa privata, con la ricchezza  e la cura dei suoi particolari, è quello della famiglia Nicola Bratta di Valenzano, paese  vicino a Bari.

                                                     Particolare del Presepe Bratta

                                Il Presepe di Nick Bratta nella sua centralità


Come Il Vangelo di Matteo racconta l'evento dell'Epifania:
 
« Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi  giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: "Dov'è il re dei Giudei  che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella (ἀστέρα astera), e siamo venuti per adorarlo". All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:“E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.”
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: "Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo". Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro , incenso  e mirra . Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese. Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo". Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e suamadre nella notte e fuggì in Egitto »
(Matteo, II, 1-14)

Ed ecco come la Rete ci offre esempi di vitalità della tradizione dell' Epifania e dei Re Magi grazie alla risorsa i YouTube:

                                              Caricato da in data 29/dic/2007

                                                   Caricato da in data 07/gen/2009


                                                Caricato da in data 22/gen/2008

 
"Io di risposte non ne ho
mai avute mai ne avrò
di domande ne ho quante ne vuoie tu
neanche tu mi fermerai
neanche tu ci riuscirai
io non sono
quel tipo di uomo e non lo sarò mai
Non so se la rotta è giusta o se
mi sono perduto ed è
troppo tardi
per tornare indietro così
meglio che io vada via
non pensarci, è colpa mia
questo mondo
non sarà mio
Non so
se è soltanto fantasia
o se è solo una follia
quella stella lontana laggiù
Però
io la seguo e anche se so
che non la raggiungerò
potrò dire
ci sono anch'io
Non è
stato facile perchè
nessun' altro a parte me
ha creduto
però ora so
che tu
vedi quel che vedo io
il tuo mondo è come il mio
e hai guardato
nell'uomo che sono e sarò
Ti potranno dire che
non può esistere
niente che non si tocca o si conta o si compra perchè
chi è deserto non vuole che qualcosa fiorisca in te
E so
che non è una fantasia
Non è stata una follia
quella stella
la vedi anche tu
perciò
io la seguo ed adesso so
che io la raggiungerò
perchè al mondo
ci sono anch'io
perchè al mondo
ci sono anch'io
(Max Pezzali)


 

                     I Re Magi cantati dal Piccolo Coro dell'Antoniano nel 1993 

   Il sensibile cantante "menestrello" Anglo Branduardi canta Il Cantico di Francesco in un concerto live tenuto a  Gallarate il 3 luglio 2007.



 

giovedì 5 gennaio 2012

Sotto il segno del Capricorno: omaggio di RadioTre a Maurizio Pollini e Umberto Eco

                                     
         Segno del Capricorno - Tavola di Johannes Hevelius, astronomo del 1600

 
 Maurizio Pollini, Umberto Eco, Severino Gazzelloni, Friedrich Dürrenmatt, Arturo Benedettii, Diane Keaton...e chissà quanti altri nomi legati  alla musica, all’arte, alla cultura, cosa hanno in comune? L’essere nati lo stesso giorno: il 5 gennaio, dunque Sotto il Segno  del Capricormo.
RadioTre rende omaggio con il titolo “Il giorno del Capricorno” all’ottantenne  Eco e al settantenne Pollini, con una serie di eventi musicali e culturali  nell'arco della giornata, fino a Mezzanotte.

    Il Maestro Pollini al pianoforte suona il genio romantico di Schuman (risorsa YouTube)



Dal film tratto dal più famoso romanzo di Eco, Il nome delle rosa, di  Annaud, 1986 

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martedì 3 gennaio 2012

Omaggio all'esordio simbolico-metafisico di Guttuso di Antonio Miredi

                  Un giovanile autoritratto di Renato Guttuso  (collezione privata)

Renato Guttuso nacque a Bagheria il giorno di Santo Stefano dl 1911 ma all'anagrafe per polemica ed esplicita volontà paterna, la sua nascita fu annunciata il 2 gennaio del 1912, giusto cento anni fa.
Ieri sera, sul tardi, RAI STORIA , un canale digitale fra i più interessanti e vero esempio di servizio pubblico a favore della Cultura e della Memoria (guai a snaturarne l'attuale fisionomia!) ne ha ripercorso la carriera artistica con l'intervista esclusiva di Giancarlo Bocchi del 1986, poco prima della morte dello stesso artista, insieme a filmati d'epoca e la presentazione di  opere anche  poco conosciute.
In questo omaggio  di AM_ART alla sua figura di grande artista dotato di umana cultura  e impegno sociale, attraverso la sua pittura espresionistico-realista, ecco una rivisitazione al suo esordio simbolico-metafisico, poco conosciuto.
Guttuso già giovanissimo capì che per crescere umanamente e artisticamente occorreva aprirsi al mondo, ai nuovi fermenti culturali e cambiare città. Ebbe così modo di confrontarsi e conoscere le personalità in vista del  tempo; i primi lavori pittorici risentono così degli influssi ricavati dal Futurismo, dal Simbolismo e dalla Metafisica. Certo,  per la sua origine  e la sua natura, restava  comunque legato al colore espressionistico che nel tempo si preciserà sempre più carico di ideologia politica e di forza e denuncia sociale.
In pieno Fascismo Guttuso è chiamato alla Quadriennale di Roma con un olio intitolato Palinuro, simbolicamente metafisico, e proprio l'anno in cui la Quadriennale rifiutava invece di esporre il vero grnde metafisco, de Chirico.
Sempre negli anni giovanili del Fascismo, nonostante da studente l'artista avesse fatto parte, come quasi tutti gli studenti dell'epoca, del GUF, la sua ispirazione e vocazione pittorica andava prendendo le occasioni di una polemica  con quadri come "La fucilazione" e "La fuga dall'Etna". Con la famosissima "Crocifissione" dei primi anni quaranta, la sua denuncia  ormai  è talmente manifesta, al punto che  il quadro susciterà scandalo e la riprovazione da parte dei rappresentanti della  Chiesa e del Regime.
 


                                             Guttuso, Il faro   olio del 1931

L'atmosfera dichiaratamente metafisica dell'opera ha qui la solitudine e la calura di una citttadina marina mediterranea.


                                                       Guttuso,   Palinuro  1931

In questo corpo nudo di  giovane naufrago morto c'è la eco simbolico-mitica della classicità ammantata di richiamo alla bellezza dell'antica grecità, cantata da Omero e da Virgilio.
Palinuro era infatti il fedele nocchiero di  Enea,  "sacrificato" dalla volontà dei Numi per permettere al Principe troiano di giungere a destinazione. La modernità di una psicoanalisi divulgatrice e approssimativa  ha "trasferito" il sacrificio di Palinuro, nella galleria dei tanti complessi contemporanei. In  questo caso il Complesso di Palinuro inteso come l'incapacità di finire un progetto o di arrivare a una conclusione proprio quando tutto sembra a portata di mano. Nel mito di Palinuro, l'eroe naufraga proprio di fronte alla costa campana che ancora oggi porta il suo nome.



                                                             Il suggestivo Capo Palinuro

                                                           Guttuso, Fuga dall'Etna 1938

In questa "fuga" l'espressionismo realista dell'artista ha tutta la maturità e la forza vorticosa  sociale di tante altre opere successive. Evidenti e nascosti ci sono anche citazioni al Futurismo di Boccioni e al Cubismo di Picasso.

                                                        Boccioni, La città che sale

                                                Picasso, dettaglio da Guernica del 1937

                                                            Guttuso, La Crocifissione 1941

Un martirio del Cristo ai giorni oggi. Lo stesso Guttuso dichiarò che in questo quadro vi aveava inserito tutti coloro che ancora subissconi "oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee".
Il groviglio vorticoso dei corpi nudi,  persino Maria (la Maddalena o la stessa Madonna?)  appare nella sua umana  drammaticità di corpo senza veli, i colori accesi, la denuncia di ogni violenza e sopraffazione, furono per la Chiesa e il Fascismo, seppure con diverse angolazioni e motivazioni, motivo di scandalo e vergogna.

                                       Guttuso, Fucilazione in campagna, 1937

Questa fucilazione fu ispirata dala vile e atroce fucilazione subita in Spagna dal dolce e grande poeta Garcia Lorca. Guttuso amò per tutta la via anche la forza della poesia che vedeva anche nel rosso acceso delle sue tante bandiere rosse del PCI in cui  poi militò.
 
 Dai "Sonetti dell'amore oscuro" di Lorca
   Sonetto del dolce lamento

"Tengo miedo a perder la maravilla
de tus ojos de estatua, y el acento
que de noche me pone en la mejilla
la solitaria rosa de tu aliento.

 Tengo pena de ser en esta orilla
tronco sin ramas; y lo que màs siento
es no tener la flor, pulpa o arcilla,
para el gusano de mi sufrimiento.

 Si tù eres el tesoro oculto mìo,
si eres mi cruz y mi dolor mojado,
si soy el perro de tu señorìo,
 no me dejes perder lo que he ganado
y decora las aguas de tu rìo
con hojas de mi otoño enajenado.


 Temo di perdere la meraviglia
dei tuoi occhi di statua e la cadenza
che di notte mi posa sulla guancia
la rosa solitaria del tuo respiro.

 Temo di essere lungo questa riva
un tronco spoglio, e quel che più m'accora
è non  avere fiore, polpa, argilla
per il verme di questa sofferenza.

Se sei tu il mio tesoro seppellito,
la mia croce e il mio fradicio dolore,
se io sono il cane e tu il padrone mio
 non farmi perdere ciò che ho raggiunto
e guarnisci le acque del tuo fiume
con foglie dell'autunno mio impazzito."
 (Traduzione di  Claudio Rendina) 

   Il sonetto ripreso nel divertssement audiovisivo, comunque originale, di    (risorsa YouTube)


                                   L'omaggio a Lorca dell'intensa voce di Amacio Prada

 (Da risorsa YouTube ): documental Pra Habana..., filmado en febrero de 2009. Semana Cultural "Leoneses en La Habana", organizada por la Embajada de España. Más videos en http://www.amancioprada.com

lunedì 2 gennaio 2012

Giulio Einudi: la fierezza di un logo prestigioso

             Giulio Einaudi davanti alla gigantografia del logo della sua Casa Editrice


Il 2 gennaio di cento anni fa, nasceva a Dogliani, il piemontese Giulio Einaudi. Un cognome importante per l'Italia Repubblicana, suo padre sarà il secondo Presidente d'Italia risorta dopo l'ultima guerra.
Per  molte generazioni di italiani, Giulio Einaudi significa  tout cout la prestigiosa Casa Editrice Einaudi. La fondò a Torino nel novembre del 1933, in pieno Fascismo, e aveva appena 21 anni.
Il Regime non amava gli spiriti liberi e fieri, e la Casa Editrice  fu subito presa di mira, al punto che Einaudi due anni dopo sarà prima arrestato e poi mandato al confino.
Con la ritrovata libertà e la voglia di riscatto e  fiducia che allora l'Italia viveva, Einaudi per la sua Casa  si avvalse subito  di grandi nomi: Cesare Pavese, Elio Vittorini, Italo Calvino...solo per fare pochi nomi.
La pubblicazione dei "Quaderni" e delle "Lettere dal carcere" di Antonio Gramsci, diedero al marchio dello Struzo una sua precisa fisionomia ideologica ma l'eclettismo culturale e prestigiose collane come La Biblioteca Storica, I Coralli o I Millenni, oltre alle Grandi Opere, ne hanno fatto anche un marchio di prestigio non solo in Italia. La fierezza della Casa è stata tutta anche nella scelta del suo logo, che ha una storia affascinante che lo stesso Editore ha avuto occasiobe di scrivere e che si può leggere ancora oggi visitando il sito della Casa Editrice.
L'immagine dello Struzzo che stringe nel becco un chiodo, Einaudi la rilevò dalla Rivista "La Cultura" ma la sua composizione risaliva al Cinquecento e fu creata da Paolo Giovio che vi inserì il famoso motto che campeggia ancora sulla marca: "Spiritus durissima coquit". Il grande intellettuale Norberto Bobbio ha precisato e rinnovato il suo spirito riscrivendo l'altro motto" Uno Struzzo che non ha mai messo la testa sotto la sabbia"
Il simbolo nel tempo è stato anche ridisegnato da grandi artisti contemporanei. Del logo originario si conserva una raffinata versione di Giacomo Manzù realizzata nel 1961. Per la collana dei Tascabili, Lo Struzzo che corre è nientemeno che un disegno regalato all'Editore dal geniale Picasso nel 1951. E  nell'ottobre del 2000, in occasione della Fiera di Francoforte, è stata infine presentata una rinnovata versione, bellissima e stilizzata di Paolini, che sarrebbe piaciuta tantissimo allo stesso  Einaudi, mancato l'anno prima  realizzata a testimonianza di un  cambiamento ancorato però  alla sua  tradizione. Nel !994 la Casa  infatti, dopo un periodo di  grave crisi finanziaria, fu comprata dalla Mondadori, entrando nella galassia mediatica di Berlusconi.
Chissà cosa  avrà provato allora l'ex fondatore ed ex proprieitario, forse gli sarà venuto in mente e in aiuto  il motto del suo fiero Struzzo. " Spiritus durissima coquit" significa infatti: " Lo spirito digerisce le cose più dure"
(Antonio Miredi)

                                                    Giulio Einaudi in una foto giovanile


                                                 Il logo disegnato dall'artista Giacomo Manzù

                                                                    Il disegno di Picasso

                                               La stilizzata vorticosa interpretazione di Paolini

domenica 1 gennaio 2012

Un' Europa del 2012 di Civiltà per uscire dalla sua crisi d'Identità

   L'Europa ha scelto come suo Inno ufficilae "L'Inno alla Gioia" del grande  Beethoven: un omaggio a un genio universale che, su un testo del poeta Sciller, ha musicato e scritto  un Manifesto di Civiltà.
Oggi l'Europa sta attraversando uno dei suoi periodi più difficili, dopo la Seconda Guerra Mondiale e le tensioni della Guerra Fredda, proprio perchè ha puntato più su una moneta comune dimenticando che la struttura economica è inscindibile da una alta e sociale visione culturale. Quello che si è ultimamente costituito, l' inaccettabile duopolio franco-tedesco deve con coraggio e forza  essere scoraggiato da tutti gli altri Paesi della Comunità. E' paradossale che a soffrire di più della crisi siano la Grecia, culla di civiltà non solo dell'Europa ma dell'intero Occidente, e l'Italia, Stato Fondatore che con la cultura latina, accanto a quella germanica, ha dato una fisionomia all'Europa a partire dal Medioevo. Forse si sta pagando anche l'errore di non aver considerato e inserito nella  Costituzione Europea  le imprescindibili Radici Cristiane, per un malinteso senso della Laicità.
Laicità non significa infatti privilegiare una concezione economica che non parta dalla uguaglianza, seppure nella  differenza,  dei popoli e  delle nazioni che costituiscono la matrice fondante dell'Unione Europea.
Proviamo allora a ritrovare nell' Inno di  Beethoven  il  suo senso profondo e più genuino per ripensare un' Europa di autentica Civiltà.
(Antonio Miredi)

                                        An die Freude  di Beethoven (risorsa YouTube)




Traduzione italiana dell'Inno alla Gioia :

O amici, non questi suoni!
ma intoniamone altri
più piacevoli, e più gioiosi.
Gioia! Gioia!
Gioia, bella scintilla divina,
figlia di Elisio,
noi entriamo ebbri e frementi,
celeste, nel tuo tempio.
Il tuo fascino riunisce
ciò che la moda separò
ogni uomo s'affratella
dove la tua ala soave freme.
L'uomo a cui la sorte benevola,
concesse il dono di un amico,
chi ha ottenuto una donna leggiadra,
unisca il suo giubilo al nostro!
Sì, - chi anche una sola anima
possa dir sua nel mondo!
Chi invece non c'è riuscito,
lasci piangente e furtivo questa compagnia!
Gioia bevono tutti i viventi
dai seni della natura;
vanno i buoni e i malvagi
sul sentiero suo di rose!
Baci ci ha dato e uva, un amico,
provato fino alla morte!
La voluttà fu concessa al verme,
e il cherubino sta davanti a Dio!
Lieti, come i suoi astri volano
attraverso la volta splendida del cielo,
percorrete, fratelli, la vostra strada,
gioiosi, come un eroe verso la vittoria.
Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio vada al mondo intero!
Fratelli, sopra il cielo stellato
deve abitare un padre affettuoso.
Vi inginocchiate, moltitudini?
Intuisci il tuo creatore, mondo?
Cercalo sopra il cielo stellato!
Sopra le stelle deve abitare!

(fonte: risorsa Wikipedia)