domenica 20 settembre 2026
IL MONDO SI METTE A TAVOLA CON TORINO
Dal 24 al 27 settembre Torino torna al centro della geografia internazionale del cibo con Terra Madre Salone del Gusto. Il Salone porta nelle piazze produttori, Presìdi e sapori da ogni continente; Terra Madre riunisce invece le comunità che stanno dietro quei prodotti e le grandi domande sul futuro del cibo. Quarant'anni di Slow Food e la prima edizione senza Carlo Petrini fanno del 2026 un appuntamento inevitabilmente diverso ma non per questo meno stimolante.
A Torino il mondo non arriverà soltanto con le sue specialità.
Arriverà con le sue terre, i suoi semi, i suoi animali, i suoi saperi. Arriverà con persone che hanno continuato a coltivare un prodotto quando sembrava destinato a scomparire, con comunità che difendono un territorio, con cuochi che trasformano una memoria in un piatto. E arriverà con domande che, partendo dal cibo, finiscono per riguardare molto altro.
Dal 24 al 27 settembre torna infatti Terra Madre Salone del Gusto, la grande manifestazione internazionale di Slow Food che quest'anno compie un passaggio particolare della propria storia.
Non soltanto perché Slow Food Italia festeggia i suoi quarant'anni e il Salone del Gusto i suoi trenta.
Ma perché sarà la prima edizione senza Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food, scomparso lo scorso maggio.
La sua assenza non potrà non essere avvertita. Ma proprio per questo l'edizione 2026 potrebbe essere osservata non tanto come un anniversario, quanto come una verifica: vedere quanto una visione nata dalla voce di un uomo sia ormai diventata patrimonio di una moltitudine.
IL SALONE PORTA IL CIBO IN CITTÀ
La parte più immediatamente visibile sarà quella del Salone del Gusto.
Oltre 600 espositori porteranno a Torino prodotti, territori e produzioni artigianali; saranno presenti più di 130 Presìdi Slow Food, compresi dodici nuovi Presìdi italiani.
È il grande mercato del Salone, ma chiamarlo soltanto mercato sarebbe riduttivo.
Perché qui il prodotto non arriva mai da solo.
Un formaggio porta con sé un pascolo. Un olio, un paesaggio. Un cereale, una coltivazione. Un salume può raccontare una razza animale e una tradizione che rischia di interrompersi.
Il visitatore potrà naturalmente assaggiare, acquistare, curiosare.
Ma potrà anche incontrare direttamente chi quel cibo lo produce.
È questa la forza più concreta del Salone: trasformare la biodiversità da parola astratta in qualcosa che si può incontrare con gli occhi, con le mani e con il gusto.
TERRA MADRE PORTA LE PERSONE
Terra Madre ha invece un'altra origine e un'altra vocazione.
Nata nel 2004, è soprattutto la rete internazionale delle comunità del cibo: contadini, pescatori, allevatori, artigiani, cuochi, ricercatori e giovani che arrivano a Torino da ogni parte del mondo per confrontarsi non soltanto su ciò che mangiamo, ma su come viene prodotto e su quali conseguenze hanno le nostre scelte.
Quest'anno saranno oltre 1.500 i delegati provenienti da 120 Paesi.
È qui che la differenza fra le due anime della manifestazione diventa più evidente.
Il Salone permette di incontrare il prodotto.
Terra Madre permette di incontrare le persone che lo rendono possibile.
Il primo parte dal gusto e conduce verso il territorio.
La seconda parte dalle comunità e conduce verso le grandi questioni del pianeta.
Ma dal 24 settembre le due strade torneranno a incrociarsi continuamente.
BIODIVERSITÀ, NON SOLO DA PROTEGGERE
Il tema scelto per l'edizione 2026 è “Biodiversity – Be Diversity”.
Una formula che non si limita a chiedere di difendere la biodiversità, ma introduce un verbo: essere.
La biodiversità diventa così qualcosa che riguarda non soltanto le specie, le colture e gli ecosistemi, ma anche le culture, i saperi, le economie locali e le comunità.
È una prospettiva che trova nell'Arca del Gusto una delle sue espressioni più riconoscibili.
Nata trent'anni fa, l'Arca raccoglie prodotti tradizionali minacciati di scomparsa. Quest'anno saranno presentati anche i nuovi Atlanti regionali realizzati da Slow Food Italia insieme all'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, con circa 1.450
prodotti censiti.
Un inventario della memoria alimentare italiana.
Ma non un museo.
L'obiettivo dell'Arca non è semplicemente ricordare ciò che rischiamo di perdere. È creare le condizioni perché quei prodotti possano continuare a vivere.
E forse proprio qui la parola biodiversità acquista il suo significato più concreto.
Non conservare tutto sotto vetro, ma permettere alla diversità di continuare a produrre futuro.
DALLE PIAZZE ALLE IDEE
Per quattro giorni, dunque, il cibo non resterà confinato al mercato.
Il programma comprende circa 200 conferenze, 65 Laboratori del Gusto, oltre 60 Appuntamenti a Tavola e centinaia di iniziative distribuite fra gli spazi ufficiali e quelli partner.
Si parlerà di agricoltura e biodiversità marina, di educazione alimentare e giustizia, di sistemi alimentari, ambiente e pace.
Fra gli ospiti internazionali figurano, tra gli altri, Satish Kumar, Raj Patel e Alice Waters.
Sono temi che potrebbero sembrare lontani da una tavola apparecchiata.
In realtà partono proprio da lì.
Perché decidere cosa mangiare significa anche decidere, almeno in parte, quali agricolture sostenere, quali paesaggi preservare, quali economie mantenere vive.
Il piatto diventa così l'ultimo anello di una catena molto più lunga.
E Terra Madre prova a mostrarla.
TORINO NON SARÀ UNA CORNICE
Anche la città parteciperà al racconto.
La manifestazione si distribuirà nel centro di Torino, da piazza Carlo Felice a piazza Vittorio Veneto, attraversando via Roma, piazza San Carlo, piazza Carlo Alberto, piazza Castello, i Giardini Reali e Palazzo Reale e coinvolgendo musei e altri luoghi culturali.
È una geografia che impedisce di pensare a Terra Madre Salone del Gusto come a un evento chiuso.
Si entra e si esce continuamente dalla manifestazione.
Si passa dal mercato a una conferenza, da una degustazione a un museo, da un produttore incontrato per caso a una discussione ascoltata in piazza.
E forse è proprio questa dimensione urbana a rendere Torino parte integrante
dell'esperimento.
Il Salone porta il mondo del cibo dentro la città. Terra Madre porta dentro la città le domande che quel cibo contiene.
Poi c'è quella che sarà probabilmente la presenza più invisibile e insieme più evidente dell'edizione 2026.
Carlo Petrini.
Quarant'anni dopo la nascita di Slow Food Italia, il movimento si trova davanti al primo grande appuntamento torinese senza il suo fondatore.
Ma sarebbe troppo facile trasformare questa edizione in una commemorazione.
La questione più interessante è un'altra.
Una storia cominciata nel 1986 attorno a un'idea molto precisa del rapporto fra piacere, agricoltura, ambiente e comunità è oggi abbastanza grande da poter essere
raccontata attraverso migliaia di voci.
Alle Gallerie d'Italia, il quarantennale sarà infatti affidato a quaranta voci per quarant'anni.
Non una sola voce.
È forse anche questo il modo più naturale per affrontare l'assenza di Petrini: non cercando un sostituto, ma osservando la rete che nel frattempo si è formata.
La domanda che Terra Madre Salone del Gusto 2026 porta con sé è allora semplice e tutt'altro che celebrativ
QUATTRO GIORNI PER GUARDARE OLTRE IL PIATTO
È questo, in fondo, ciò che rende difficile racchiudere Terra Madre Salone del Gusto nella parola “evento”.
Il Salone conserva la sua natura di grande incontro fra produttori e pubblico, fra territori e consumatori, fra chi coltiva e chi vuole conoscere ciò che porta sulla propria tavola.
Terra Madre allarga quello stesso incontro fino alle comunità, alle culture e alle
grandi questioni che riguardano il futuro del pianeta.
Due anime diverse, dunque. Ma impossibili da separare quando si è dentro la manifestazione.
Si potrà arrivare per un sapore e incontrare una storia.
Per un prodotto e scoprire un territorio.
Per una degustazione e ritrovarsi ad ascoltare una discussione sul futuro dell'agricoltura.
È questa la scommessa, ancora una volta.
Fare in modo che il cibo non finisca nel piatto.
Che dal piatto torni alla terra.
Dalla terra alle persone.
E dalle persone alle domande che riguardano tutti.
Dal 24 al 27 settembre Torino sarà apparecchiata per accoglierle. ((Antonio Miredi)
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