domenica 30 agosto 2026
PERCORSI D'ARTE: PROFILI, LUOGHI, INCONTRI
Profili — l’artista, la sua figura, il suo percorso umano e creativo, anche attraverso aspetti meno conosciuti.
Luoghi — musei, atelier, città, paesaggi, case, esposizioni: i luoghi nei quali l’arte è nata, è passata o ancora oggi si manifesta.
Incontri — incontri reali o ideali con artisti, opere, persone, testimoni; ma anche quell'incontro particolare che avviene quando noi ci troviamo davanti a un'opera.
Perché l’arte non è soltanto ciò che vediamo, ma anche ciò che incontriamo lungo il cammino.
( Dettaglio di un'opera di © MAURO ROVENTI BECCARI )
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L'ANIMA COLORATA E SERENA DI MAURO ROVENTI BECCARI--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Una poetica fantastico-simbolica di una irregolare trascendente architettura-------------------------------------------------------
di Antonio Miredi----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Un monaco, la pittura, il cielo
È nel luogo raccolto del refettorio dell’antico Priorato di Torre Pellice che avviene questo incontro.
Uno spazio appartato, quasi sottratto al passaggio quotidiano, che porta con sé la storia del complesso Mauriziano, nato nell’Ottocento per volontà dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Il Priorato venne istituito nel 1840 e la nuova chiesa di San Martino fu terminata nel 1844 e inaugurata alla presenza di Carlo Alberto.
È qui, a un anno dal suo arrivo come parroco a Torre Pellice, che incontro Don Mauro Roventi Beccari..Ma prima ancora di incontrare il sacerdote, incontro la sua pittura.
E subito avverto una personale cifra fantastico-simbolica, nella quale l’architettura irregolare sembra sottoposta a una misteriosa tensione verticale.
Le costruzioni risultano compresse l’una nell’altra, quasi nell’atto di un moto di "implosione" ma verso il cielo. Non è infatti un movimento di caduta; al contrario, sembra che proprio nella compressione delle forme si sprigioni una spinta verso l’alto, una sorta di verticale trascendenza.
Le tavole, di medio e piccolo formato, sono ricche di colore. Ma è il blu cobalto a dominare, avvolgendo le architetture in un’atmosfera di aerea leggerezza e serenità.
Le nuvole sembrano onde placide di mare. Cielo e mare entrano in dialogo e in un reciproco specchiarsi, mentre le costruzioni, sghembe, compresse, fantastiche, sembrano galleggiare in uno spazio nel quale la materia perde progressivamente il proprio peso.
E forse non è casuale che dietro quel blu ci sia anche Venezia.
Don Mauro ha trascorso sei anni nelle comunità benedettine a Venezia, al monastero di San Giorgio Maggiore sull'isola di San Giorgio Maggiore, di fronte a piazza San Marco, per la sua specializzazione teologica. Un soggiorno in una terra nella quale la luce e l’acqua hanno un rapporto quasi indissolubile e nella quale il colore sembra continuamente riflettersi, scomporsi, ritornare.
È difficile non pensare che quell’esperienza lagunare abbia contribuito ad arricchire la sua tavolozza, fino a condurlo verso quel blu che nelle sue opere non è soltanto un colore, ma sembra diventare uno spazio mentale, una dimensione poetica.
Ed è proprio parlando di quel blu che gli faccio un nome,
Corto. Don Mauro reagisce immediatamente:
«Ah, Corto Maltese!»
E aggiunge, con evidente piacere: « Hugo Pratt, vero maestro del fumetto».
La conversazione prende allora una direzione inattesa.
Scopro così una sua piacevole attenzione per le storie disegnate, per quelle narrazioni che si svolgono fra le nuvole di parole e nelle quali il rapporto fra immagine e silenzio può diventare esso stesso racconto.
E allora il bianco e il nero della sua pittura acquistano un'altra risonanza.
Perché Don Mauro non si limita alla tempera. Mi mostra, in anteprima, alcuni eleganti fogli a china che non sono mai stati resi pubblici.
È una sorpresa.
Qui il colore si ritrae e rimane l'essenziale: il segno nero sulla carta, il bianco che lo accoglie, l'ombra che nasce dalla loro relazione.
È lo stesso dialogo fra luce e oscurità che ritrovo nelle sue opere a tempera, ma portato a una forma più nuda, quasi grafica.
Don Mauro ama infatti la tempera proprio perché la considera una tecnica pulita, che non sporca. Il bianco gli serve continuamente per sfumare, il nero per dare ombra.
Bianco e nero, dunque, non come contrapposizione assoluta, ma come strumenti di costruzione.
E viene spontaneo pensare a quel maestro del fumetto che abbiamo appena evocato: anche nelle tavole di Pratt il bianco e il nero non sono semplicemente due valori cromatici, ma diventano elementi narrativi.
Ma dietro il sacerdote pittore c’è una storia che comincia molto prima della teologia e della pittura.
Don Mauro è portato al disegno fin da bambino, per una naturale inclinazione.
Ricorda il suo primo disegno: un paesaggio con l’acqua e delle canne.
Ma subito precisa:
«Non reali. A modo mio».
Quelle canne erano già sghembe, verticalmente storte.
In quella semplice frase — a modo mio — sembra essere già contenuta la libertà che ritroviamo oggi nelle sue architetture irregolari.
Non la realtà riprodotta, dunque, ma la realtà trasformata dallo sguardo.
Una realtà che prende una propria forma nel momento stesso in cui viene disegnata.
C’è poi un altro particolare che mi sembra rivelatore.
Un tempo Don Mauro era solito racchiudere le sue opere nelle cornici.
Ora non più.
È come se la cornice fosse diventata improvvisamente un limite.
C’è la voglia di continuare a dipingere oltre i bordi.
Come in un tentativo libero di scappare, di correre.
E qui, quasi naturalmente, la pittura incontra il monaco. Perché quella corsa trova una sorprendente corrispondenza nelle parole della Regola di San Benedetto:
Currite dum lumen vitae habetis.
Correte finché avete la luce della vita.
A questo punto le immagini sembrano ricomporsi.
Le canne storte del bambino.
Le architetture irregolari.Le costruzioni che si comprimono in una sorta di implosione verso il cielo.
Il blu cobalto.
L’acqua e le nuvole che si rispecchiano.
Il bianco che sfuma.
Il nero che crea l’ombra.
I fogli a china.
Le cornici abbandonate.
E infine quei bordi che la pittura vuole oltrepassare.
Forse è qui che si può riconoscere la cifra più autentica di questa pittura.
L’irregolarità non diventa caos.
La deformazione non diventa disordine.
La materia, anzi, sembra cercare una propria liberazione.Le forme si comprimono, ma per salire.
Il colore avvolge, ma per aprire uno spazio.
La pittura supera il bordo, non per negare il limite, ma per cercare ciò che sta oltre.
Nel silenzio del vecchio Priorato, allora, quelle architetture fantastiche sembrano raccontare una piccola fuga.
Non dalla realtà,
ma dalla sua immobilità.
Una fuga verso l’alto.
Una corsa
verso la luce. ( Antonio Miredi )
Torino il Borgo medievale lungo il Po
Pisa, piazza dei miracoli
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Non un'architettura ordinata, razionale, simmetrica, ma una architettura irregolare e fantastico-simbolica, nella quale la deformazione e l'apparente impossibilità delle strutture diventano il mezzo per costruire una verticale di trascendenza.
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Abbazia benedettina di Santa Scolastica a Subiaco
Monastero di San Benedetto. Sacro speco a Subiaco
Ferrara il castello
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Le opere esposte sono tutte acquistabili e il ricavato è destinato al progetto di recupero e restauro del Priorato, con particolare attenzione al suo chiostro coperto, affinché questo spazio possa essere sempre più valorizzato e possa accogliere in futuro nuove iniziative, esposizioni ed eventi. INFORMAZIONI E CONTATTO AL +39 333 792 8286






