lunedì 11 febbraio 2013

GIANNA NANNINI REGISTA DI "NOSTRASTORIA"

                               Gianna Nannini dietro la cinepresa nel carcere militare di Peschiera


Il vero talento si misura quando ha uno spettro multiforme. Gianna Nannini esordisce alla regia e lo fa con il videoclip, moderna forma di arte visivo-musicale, del suo ultimo singolo, "Nostrastoria", in fortunata rotazione sui maggiori canali televisivi e radiofonici italiani. Il testo, riconoscibilissimo per la sua cifra stilistica, è stao scritto  appositivamente per la Nannini da Tiziano Ferro, ed è il suggello di una  loro piena e  vera complicità musical-esistenziale. Una stessa maniera di sentire e vivere "la gioia nella drammaticità"

"Per questa nostra storia da anni in
penitenza
anni in difesa, in dipendenza...senza
dirlo mai
e tu la chiami storia ma sembra un
labirinto
senza cercarci, senza vederci, poi
ritorniamo qua
in un secolo

in un'ora ...
Gioia amorosa e drammaticità psicologica di  una condizione che ben si esprime attraverso la trama di un labirinto, con le sue catene, simbolici fili di Arianna, capaci di legare, ma nello stesso tempo anche occasione di poter offrire e vivere un possibile-impossibile volo.
Il video, girato nel carcere militare di Peschiera del Garda, con un color seppiato che sembra a volte sfumare nel contrasto bianco-nero di un gioco metaforico di luminosità e di ombra, ben si coniuga nei corridoi labirintici della segreta abbandonata e riaperta per l'occasione artistica.
Sguardi desideranti, sensazione angosciosa di  claustrofobia, tentativi  e momenti di fuga, corpi che si tendono e si dividono, in un crescendo di una "storia" dove l'attimo vorrebbe eternizzarsi in un infinito "sempre" 
 (Antonio Miredi) 

                                         Un fotogramma del video diretto da Gianna Nannini

                                         (Il video è disponibile sul sito della risorsa Youtube) 

      
Ed ecco la canzone caricato su Youtube da guitarina1·in un montaggio-omaggio al sodalizio creativo Nannini-Ferro.

                                      Teseo nel Labirino con Minotauro in una  ceramica attica


                                                  Il  volo di "Icaro" del dipinto di Matisse

               Una contemporanea interpretazione del "Filo di Arianna" del pittore romano Luciano Ventrone

















domenica 10 febbraio 2013

IL PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA INTITOLATO A RODOLFO VALENTINO FESTEGGIA LA SUA TERZA EDIZIONE


                                                 Il logo dell'Asociazione "Il Mondo delle Idee"

Il Premio Internazionanel Rodolfo Valentino" Sogni ad occhi Aperti", creato dall'Associazione
 "Il mondo delle Idee" diretta dalla scrittrice Chicca Guglielmi Morone, ha festegiato sabato 9 febbraio 2013, al Centro Unione Industriale di Torino, la sua Terza Edizione
( Nel sito www.ilmondodelleidee.org i riferimeti generali con l'elenco dei premiati nelle diverse Sezioni )
Quest'anno  il libro di poesia  premiato è stato "La Visione assorta" di  Silvia Venuti, pubblicato da Interlinea edizioni.
 "...La poetessa onora i momenti eccezionali in cui la bellezza si rivela crescere da semi di silenzio e di solitudine, fuggendo al caos informe..." (Tomaso Kemeny, nella sua  Nota)

                                                      La copertina del libro premiato

" Ho   visuto la mia vita,
tra le tante possibili:
ma invece era l'unica.
E quando  tutto intorno
divenne piccolo,
ero cresciuta"




"La parola,
con noi,
sospesa
nell'ambiguo confine
della verità,
sull'abissale precipizio
del sentire,
sta,
 con orgoglio di memoria,
con orgoglio di presenza,
a conversare con i Tempi
a venire."





"Ciò ce si ama
è già il nostro destino.
E' quel soffio d'anima segnata
che sfugge al caos informe
d'ogni inizio."

Silvia Venuti, da "La visione assorta", Interlinea Edizioni 2012


                                                         Silvia Venuti


venerdì 8 febbraio 2013

QUANO LE OPINIONI ( E LE PROMESSE) SONO FRECCE AVVELENATE

                                              Locandina del vecchio film "Frecce avvelenate"


Quando le opinioni sono in realtà giudizi, affermazioni, enunciati simili a frecce avvelenate?
Una occasione di risposta è arrivata dall'editoriale del critico televisivo, e del (mal)costume italiano, Aldo Grasso, intitolato "Giovanardi e quelle frecce che avvelenano solo lui" (Coriere della Sera. 3 febbraio 2013)
"E' più facile coltivare con fermezza opinioni temerarie che essere assennati: Carlo Giovanardi, ospite di una  trasmisione, ha di nuovo infierito su Stefano Cucchi, il ragazzo deceduto nel 2009 durante la custodia cautolare...poi  con insolente cinismo ha attaccato la sorella di Stefano..."
Così inizia l'articolo di Grasso, alludendo alla scelta di candidarsi della sorella di Cucchi  accusata dall'ex ministro di voler sfruttare a fini elettorali la tragedia del fratello.
L'articolo si chiude con una frase lapidaria:
 "Con crudele euforia Giovanardi ha scoccato una freccia che, però, gli si è ritorta contro, ed è il solo ad averne ricevuto il veleno"
Quale riflessione aggiungere? La scelta di entrare in politica, candidandosi, da parte di chi è stato direttamente o indirettamente vittima di una tragedia  può di sicuro servire a portare avanti una battaglia ideale di difesa di dirirtti civili eventualmente calpestati.
A differenza di chi si affida alla politica solo per far carriera e affari, o personale tornaconto, "sfuttando" la buona fede e l'ingenuità di tanti elettori, magari facendo mirabolanti promesse elettorali!
Promesse che in questo caso, ahimè, si ritorcono come frecce avvelenate non verso chi le fa ma verso chi le accoglie, queste promesse.

martedì 5 febbraio 2013

UN INNO ALLA VITA L'ALBUM DELLA NANNINI GIA' IN VETTA




E' un "Inno" alla vita l'ultimo Album di Gianna Nannini, nella sua prima apparizione nella classifica ufficiale degli Album più  venduti e già in vetta. Un Inno alla vita intesa soprattutto nel suo "respiro" d'amore, fatto di attimi e di eternità, poichè perdere  l'amore "è perdere l'eternità". L'amore per un figlio, come nella canzone dedicta alla figlia Penelope "Ninna Nein" ( Se penso che ci sei/ Non vorrei morire ), e l'amore carnale, sublime, effimero, nostalgico, un  sogno che ritorna sempre.
Un amore che per la sua intrinseca forza-debolezza ci rende alla fine umili e arrendevoli, con un suo spritito religioso "francescano", come la vestaglia "monacale" che la Nannini indossa nella fotografia copertina dell'Album.
E l'incipit, traccia brevisima che tuttavia segna un deciso "la", ha la musicalità di un percorso musicale pieno di coralità. Evidente nella canzone che dà il titolo a tutto l'Album

                                                    "Inno"  da risorsa Youtube
 "...che bello è vivere
se vivere è con te
ora soffia il vento e soffia via con te

mi ricordo di te la tua voce la mia
mi ricordo di te e non voglio mandarti via

che bello è vivere
se vivere è per te
ora soffia il vento e soffia via con te

mi ricordo di te sorso d’acqua tra le dita
se ti stringo vai via pioggia o lacrima
tornerai so che tornerai...."



L'Album non manca quindi, come negli uiltimi Album della cantante toscana, di quel soffio melodico ricco di un sentimento accarezzato dalla leggerezza e apertura degli archi. Gianna Nannini non tradisce tuttavia la sua profonda anima rock, che torna graffiante e pieno di carica, in altre sue tracce, come in "Scegli me", o con doverosa citazione omaggio al Celentano di "Il tuo bacio è come un rock"....
Nell'Album "speciale edizione", infine, un bonus traccia  con una canzone parlata: "In camera mia".
Una canzone-poesia dove la propria camera è anche un luogo sacro della mente e del cuore.
(Antonio Miredi)





"La tua vita è una partenza.

Mi hai legato una valigia nell'ignoranza del destino.
Smettila di conoscermi...
Ascolta in cielo inverso.

Dalla mia finestra
ho acceso un sogno:
mi illumina il tuo corpo nascosto dalle favole.

Precipizi di memorie volate nei ricordi.
Non ci spostiamo dall'insicurezza di averci
esplorando il cammino in questo inverno assolato.

Solo il cuore lo risveglia all'orizzonte
e siamo ciechi, io e te,
quando si tratta dell'amore.

I baci non dati me li ricordo tutti.
Nella tua noncuranza d'avere coraggio ad emozionarti scoppia la felicità
in un limbo sugli alberi dove salgo ogni volta per vivere.

Camera mia... trasporti il vuoto e la speranza.

Non si diventa bambini subito: ci vuole tutta la vita
e non ho intenzione di svegliarmi
per farmi portare via il diletto.

Ragazzo, amore selvatico
ti trattengo tra le ciglia senza lacrime...
non mi voglio staccare da te nemmeno un attimo.

Camera mia
è l'immenso attraversato da un tuono
ch'è la tua voce.

Non ha importanza ora che tu sia vicino o lontano
perché siamo qui, pronti al via
qui... qui... qui... qui...

In camera mia."



                                                            da risorsa Youtube








domenica 3 febbraio 2013

TRADURRE CORONA E' INTERPRETARE L'ITALIA

Paola D'Agostino è una scrittrice e traduttrice italiana che lavora a Lisbona. Un lavoro "oscuro" quello del traduttore, poco conosciuto e a volte misconosciuto persino in famiglia, come lamenta la stessa D'Agostino in una interessante lettera pubblicata sul Corriere della sera di oggi 3 febbraio 2013, in cui parla del suo incontro  con Fabrizio Corona. Paola D'Agostino infatti si è trovata nel ruolo sociale di "traduttrice" al Tribunale di Lisbona  dopo il fermo dell' imprenditore italiano.
Una lettera che in realtà è anche un bel pezzo giornalistico capace di  unire la  personale esperienza dell'incontro con delle riflessioni antropologiche e sociali.
"Tradurre Corona è interpretare l'Italia", questa sua affermazione è la sintesi perfetta di quanto Paola D'Agostino espone nella lettera-articolo. E del resto  già lo stesso Fabrizio Corona lo aveva affermato pubblicamente, quando aveva detto di rappresenatre, nel bene e nel male, l'Italia di oggi.
Di questa esperienza d'incontro, il gossip mediatico si è subito interessato del galante invito a cena seguito al colloquio in Tribunale, e questo  magari ha dato quell'attimo di notorietà che il lavoro "nero" del traduttore non riesce certo a garantire, trascurando un particolare che invece  sembra ben più degno di nota.
 Un sottile braccialetto in oro bianco che Corona temeva di non vedere più al polso, con la scritta: "Il potere è il potere". A doppio taglio, mi ha fatto amaramente pensare.
  (Antonio Miredi)



                                                       Fabrizio Corona, un personaggio-marchio                      










                                          Fabrizio Corona, un personaggio-corpo da copertina



                 
 



COVERMANIA: LITTLE TOWN FLIRT

Gli anni Sessanta,  in campo musicale, e in Italia in  modo del tuto particolare, hanno vissuto l'esplosione delle cover, la riproposizione di canzoni straniere di successo da parte dei nostri cantanti più famosi.
Il più delle volte la traduzione era del tutto approssimativa, o completamente lontana dal testo originale, come nel caso di "Little Town Flirt", un hit americano di Del Shannon del 1963.
E  arrivato in Italia l'anno seguente con il titolo "Chiederò. Fu proprio questa canzone il primo timido successo dell'allora quasi esordiente Mario Zelinotti. Una canzone orecchiabile, allegra, ritratto fedele dei primi anni sessanta.
In Italia  anni del boom economico e con i giovani sempre più protagonisti del consumismo musicale, veicolo perfetto anche di quella rivoluzione giovanile sentimentale e sesuale che cominciava  ad imporsi.


                                                    


 Mario Zelinotti la ripropose con il titolo "Chiederò" e capitava  di poterla ascoltare nei bar attraverso coloratissimi scintillanti jukebox, o negli intervalli dei cinema parrocchiali, come nostalgicamente ricordano gli stessi utenti di Youtube.

   
"Chiederò 
a un raggio di sole
di cercarti per me...

Chiederò
 al vento leggero
che corre e va
di sfiorarti per me.."

Ed ecco una rarità, grazie a risorsa Youtube, uno dei primi videoclip che in quel periodo non si chiamavano così e non erano così  trasmessi dalla televisione, con la canzone del giovanissimo Mario Zelinottti.
Un altro modo per ricordare un cantante di quegli anni pieno di speranza e  amabile ingenuità.
(Antonio Miredi)




sabato 2 febbraio 2013

NON BATTE PIU' IL CUORE DI ZELINOTTI

Ieri primo febbraio 2013, ha cessato di battere il cuore di Mario Zelinotti. Una meteora del firmamento canoro italiano degli indimenticabili anni sessanta, la cui voce, calda, piena, vitalistica poteva meritare di più se non avesse avuto sulla strada discografica un confronto musicale arduo. A cominciare con quello proprio di Little Tony con cui a Sanremo cantò insieme ben due canzoni famosissime.
Innanzitutto "Cuore matto" che seppure arrivata appena al decimo posto, in quel maledetto Sanremo del 1967, segnato dal suicidio di Luigi Tenco, si piantò per ben nove settimane al primo posto della Hit parade.
Oggi i media  ricordano Zelinotti distrattamente, anche per ragiorni di circostanza giornalistica.
Ben diverso il ricordo della comunità di Youtube, la quale ha cominciato a rimpiangerlo con accenti davvero sinceri.

                                La copertina originale della canzone cantata da Mario Zelinotti


                                                risorsa YOUTUBE

La canzone si distingue anche per il suo arrangiamento, più variegato rispetto alla hit del cantante col ciuffo.


 
Nel 1969 sempre in coppia con Littele Tony, Mario Zelinotti propone "Bada bambina"


    Nel 1968 ancora una canzone con nel titolo il "cuore". "Un colpo al cuore" in gara al Disco per l'Estate di quell'anno. Una canzone melodica, non banale, cantata con accento sincero, al punto che non passò inossrvata alle orecchie di Mina, sempre pronta a "catturare" brani che poi era lei a portare al successo discografico.
Un altro inciampo, un altro "colpo" per la carriera di Mario Zelinotti.





Ed eccco una versione live, Cantagiro 1966. Zelinotti nel girone B si impone, a un passo dalla vittoria, con una canzone tipica di quella generazione beat, bella e un po' maledetta, "Quando un ragazzo si trova nei guai".



 Acora una canzone dedicata al "cuore" per ricordare Mario Zelinotti.
 "Tu cuore mio" , l'anno 1971, ed è l'ultimo singolo per una canatante che non può più trovare spazio negli anni settanta e che non ha più trovato nuovi sboccchi musicali. Ciao Mario...il tuo cuore batte ancora nelle canzoni che il tempo affida alla nostalgia....(Antonio Miredi)

                                         risorsa YouTube




venerdì 1 febbraio 2013

CANZONI DA OSCAR: TAKE MY BREATH AWAY

In attesa della notte degli Oscar, un tuffo nella memoria canora delle canzoni vincitrici,  per originalità, della mitica statuetta hollywoodiana.
Nel 1986 si impose Take My Breath Away, cantata dalla band Berlin e firmata Moroder.
La canzone scalò le classifiche mondiali e in Italia arrivò fino alla quinta posizione dei singoli più venduti.
Indimeticabile di questa canzone d'amore, che accopagna il film TOP GUN, il ritornello:
                                     "Toglimi il respiro/ Toglimi il respiro"


                                             La copertina originale della canzone dei Berlin

Nel 204 uscì una cover della canzone di Jessica Simpson. La canzone e il suo video si imposero per l'altissima carica sensuale dell'interprete mentre guida nel deserto americano.
Una versione meno datata, più morbida e avvolgente.




Ecco invece la canzone originale cantata dai Berlin con scene ricavate da film Top Gun
Il film, diretto da Tony Scott, scomparso tragicamente per suicidio l'estate scorsa, fece diventare Tom Cruise una celebrità mondiale


                                
                                                  Ancora grazie a risorsa YOUTUBE

mercoledì 30 gennaio 2013

LE ROSE ROSSE DI RANIERI PER RICORDARE DOPO UN ANNO BIGAZZI

Nel gennaio di un anno fa ci lasciava Giancarlo Bigazzi,  protagonista della canzone italiana.
Discografico, compositore e soprattutto autore di intramontabili canzoni di successo, entrate a far parte della colonna sonoro di tante  generazioni..  AM_ART continua a ricordarlo, dopo "Lisa dagli occhi blu", con un'altra sua famosissima canzone, "Rose rosse" cantata da Massimo Ranieri.

                   Massimo Ranieri, "Rose rosse" risorsa YOUTUBE


"Rose rosse" uscì, scritta da Bigazzi, con musiche di Savio e Polito, nel 1968. All'inizio passò quasi inosservata. Esplose con il Cantagiro edizione 1969. La canzone si classificò al primo posto e scalò la classifica italiana, riconoscendo finalmente un vero pieno successo al cantante napoletano non ancora maggiorenne. Un successo raggiunto e voluto con caparbietà e una vitalele e gioiosa volontà di riscatto anche sociale.


 La storica serata della canzone vincitrice del Cantagiro 1969 ( risora Rai tramite YouTube)


Il Cantagiro è stato un fenomeno irripetibile della canzone italiana, Nei mesi estivi i più importanti cantanti italiani, insieme a cantanti sconosciuti, scorazzavano per le strade e le piazze d'Italia in un tripudio di bagno di folla.
Immaginato a tappe, come per la gara ciclistica, nel 1969 vinse Ranieri con soli due voti di differenza dai Camaleonti che cantavano "Viso d'Angelo" Al terzo posto un promettente Lucio Battisti con l'indimenticabile "Acqua azzurra, acqua chiara"!


                                   La rose meditativa di Salvador Dalì del 1958




               Tutta la rossa carnalità di una rosa.....



"....Fore in Amore le rose
           non si usano più....
ma qusti fiori
sapranno parlarti di me


                        ... nel cuore del mio cuore
                                  non ho altro che te....


Rose rosse per te

      e il tuo cuore lo sa

                      cosa voglio da te"



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Ricordando Bigazzi, paroliere della vita








martedì 29 gennaio 2013

SUL LUNGOMARE DI BARI LA CANZONE DI FERRO RECORD DI PRESENZA IN CLASSIFICA

Con sessanta settimane di presenza in classifica, ancora tra i primi 10 Album, il nuovo videoclip di Tiziano Ferro ripresnta "L'amore è una cosa semplice" con scene che si aprono sul lungomare di Bari tratte dal film "L'amore è imperfetto" della salentina Francesca Muci.
Un doppio esordio letterario e cinematografico: il film, girato in terra di Puglia, è ricavato dall'omonimo libro scritto dalla stessa regista la quale  ha voluto inserire la canzone di Ferro nel suo film in sintonia perfetta con la passione per l'amore condivisa da entrambi.
L'amore nella sua "semplicità" non fa mai a pugni con la complessità o il suo mistero...il suo essere "imperfetto"


                                                           Il bellissimo lungomare di Bari





 



Il trailer ufficiale del film "L'amore è imperfetto" con la canzone di Tiziano Ferro.



La copertina del libro della scrittrice regista Francesca Muci edito da Piemme.


                                                                  Anna Foglietto


                                                                  Giulio Berruti



                                         
                                                            L'amore è una cosa semplice