giovedì 30 luglio 2020

RIMBAUD: IL POETA INCENDIARIO ALLA RICERCA DELL'ORO


Il poeta che ha incendiato la mia giovinezza è stato Arthur Rimbaud con i suoi versi pieni di stupore e ribellione e le sue lettere in anticipo sui tempi attraverso veggenti visioni e immagini iconoclaste.

Foto © Antonio Miredi

Paul Verlaine quando accolse a Parigi Arthur Rimbaud, dopo aver ricevuto alcuni suoi versi con una lettera di presentazione, alla stazione non lo riconobbe.
Rimbaud aveva mentito sugli anni scrivendo di essere maggiorenne e ritrovandoselo poi in casa della moglie si stupì come un adolescente fosse capace di essere così prodigioso nella lingua della poesia.
Se si aggiunge al prodigio linguistico la inquietante bellezza del suo viso ovale in esilio con i suoi occhi di un azzurrogrigio persi in uno strano abisso interiore, così ben messo in risalto in seguito dalla famosa fotografia di Étienne Carjat, immortalandolo per sempre iconicamente, si capisce meglio la storia, col suo esito tragico di questa nuova amicizia poetica Rimbaud-Verlaine. Amicizia poetica trasformatosi ben presto in una relazione fisica che metterà anche fine al matrimonio del poeta parigino.
La foto di Carjat e la decisione da parte di Rimbaud di chiudere definitivamente con la poesia a soli vent’anni, bruciando così ogni altro possibile sviluppo al suo estro di poeta, sono stati anche i due elementi che hanno contribuito a far crescere nel tempo il mito del poeta maledetto per eccellenza.
Ed è un gran torto che si fa proprio alla sua poesia che rischia così di venire trascurata e schiacciata dallo stesso mito.
Sono riuscito ad evitare questo rischio perché prima di conoscere la sua immagine iconica e la sua vita avventurosa e spezzata, sono arrivato alla sua poesia tramite la nuda e splendente parola.
E' stato il ricordo di un altro poeta, a suo modo “maledetto”, a condurmi ai versi di Rimbaud.
Studente, mi capitò di ascoltare in televisione una vecchia registrazione e conversazione di Pier Paolo Pasolini, intervistato da Enzo Biagi, il quale confessava di essere diventato profondamente antifascista sui banchi del liceo a Bologna,
il suo professore lesse in classe alcuni versi di Rimbaud e Pasolini si sentì investito da uno spirito nuovo.
Leggendo poi Rimbaud ho cercato di capire come sia stato possibile che un poeta adolescente che non ha una poetica esplicitamente civile in maniera ideologica, abbia potuto operare così profondamente in una coscienza.
La ragione di un antifascismo intrinseco in ogni poesia di rottura consiste nel fatto che prima ancora di essere ideologia totalitaria, il fascismo bisogna intenderlo come assuefazione a una mentalità, ancora presente in Italia, conformista e perbenista coi suo falsi valori ricondotti alla formula di Dio Patria e Famiglia.
Ecco perché Arthur Rimbaud è ancora un poeta moderno e a suo modo civile. La sua poesia sopravvissuta persino alla scelta del poeta di non fare più poesia, abbandonando l'Occidente per l'Africa, ci fa aprire orizzonti e visioni sempre nuove e altre mediante una idea di lingua come continua alchimia alla ricerca di una possibile luminosa verità di corpo e di anima.
E lo affermo con tutta franchezza, se si prova a leggere con attenzione le sue lettere africane, così apparentemente impoetiche, non si tarda a scoprire come in lui il poeta non sia mai morto.
Malgrado la sua volontà di accumulare oro, arrivando a vendere armi. ( La vendita di schiavi è una storia mai provata)
Accumulare oro...
L’alchimia non ha cessato di operare inconsciamente e forse consapevolmente.
Antonio Miredi


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