sabato 25 giugno 2011

Ha i colori del Pop il nuovo singolo di Syria

            La copertina del nuovo Album di Syria con il singolo "Sbalzo di colore"

Ha allegre pennellate di colori il nuovo singolo di Syria con un videoclip tutto giocato sull'arte decorativa che ammicca alla  Pop Art. E dichiartamente come un "ritorno alla  musica pop"  viene promosso l'Album.

                                           Andy  Wharol indiscusso profeta dell'Arte Pop

                               Un Manifesto sportivo con i colori della   Pop Art


  
 Arte Decorativa

                                                       
                 Il coloratissimo decorativo video ufficiale del singolo "Sbalzo di colore"

mercoledì 22 giugno 2011

A Stonehenge la Festa del Solstizio d'Estate

                                             solstizio a Stonehenge fonte Wikipedia

Stonehenge, il sito neolitico in Inghilterra, luogo magico caro agli artisti, agli archeologi, a tutti coloro che inseguono il mistero, come ogni anno ha  festeggiato  il giorno più lungo nella luce dell'estate, tra folklore, forme di neopaganesimo druidico, curiosità umana,  o genuina innocenza di cuore.

 una romantica visione di  Stonehenge (fonte sito amicinellarte)   

Sthoneinge vista dall'artista Turner    



   Sthoneinge vista dall'artista  Constable 


 la visionee astratta di  Allen Gregory



 
       poche ore fa a Sthonenge  caricato da Ciffsull con la hit Hold up a light dei Take That
                                                       risorsa Youtube 



                                                      caricato su risorsa YouTube da CrustiBiker

Il popolo accorso ai piedi delle magiche pietre megalitiche  e che oggi potrà dire: " Al solstizio d'estate di Sthonenge IO C'ERO"


martedì 21 giugno 2011

SCRIGNO MUSICALE: "Tempo e Pace" di Robero Angelini

                                             Roberto Angelini

Inserita nell'Album presentato dagli Afterhours "Il Paese è reale-19 artisti per un paese migliore?" uscito nel 2009, un brano con un iniziale  accordo dolcemente morbido di chitarra per farsi via via più insistentemente carico di vibrazioni rock. Un'altra  piccola perla dallo scrigno musicale del talento cantautorale.


TEMPO E PACE

Si sciolgono i ghiacci e le intenzioni
Si vestono di nuovi colori
Si alzano i mari e le passioni
Ci sfiorano le mani

Ho levigato le distanze
Per arrivare fino a te..
Ho seminato le tempeste
Come una rondine
Ma ogni mio sforzo è vano
Ogni mio tentativo
Con te…

Si sciolgono i ghiacci e le parole
Seccano la bocca come il sale

Ho cavalcato le mie ansie
Su onde di vertigine
Ho seminato le tempeste
Come una rondine
Ma ogni mio sforzo è vano
Ogni mio tentativo
Con te che…

Getti benzina sul fuoco
Parli troppo e ascolti poco

Proteggimi
Dalle mie paure
Sollevami
Dai miei sbalzi d’umore…


Testo e musica: R. Angelini


                                                R. Angelini















sabato 18 giugno 2011

SCRIGNO MUSICALE: "Beato me" di Dente

                                           Giuseppe Peveri in arte DENTE

Dallo scrigno musicale del nuovo talento cantautorale "Beato me" una canzone toccata dalla delicatezza di una indolenza disincantata, con una citazione-omaggio all'ironico romanticismo della generazione dei cantanti poeti di scuola genevose e  nella consapevolezza di una intensità regale interiore di "un principe che non è né figlio della regina né figlio del re". (a.m.)

BEATO ME 

Comprati un mazzo di fiori che poi ti dò i soldi
cerca di farti bella più bella di quello che sei
muoviti fai presto che ti voglio vedere
non sbagliare via e porta qualcosa da bere
quando sei qui con me questa stanza non ha più pareti
appena te ne vai olocausto di tutti i poeti

Beato me
un principe che non è né figlio della regina né figlio del re

dai l’acqua alla pianta dei sogni che intanto io accendo il camino
cammina vicino a me ma non starmi vicino
tutti i difetti che ho sono peggio di quello che pensi
domani mattina avrò pezzi di te in mezzo ai denti
non c’è pericolo
ho una fame senza fine
chissà se non mi hai sentito o non mi hai voluto sentire

Beato me
un principe che non è né figlio della regina né figlio del re

(Testo e musica: G. Peveri)

                                   
                                        inserito da Stru88 risorsa Youtube


…

Cavour: non solo Italia ma Seduzione e Gourmet

                                              miniatura su avorio di Gonin raffigurante Cavour


"Oggi abbiamo fatto l'Italia e adesso andiamo a mangiare", parole di Camillo Benso Conte di Cavour dopo aver letto il proclama di guerra contro l'Austria.
Un insolito Cavour, al di là dell'immagine risorgimentale di  geniale diplomatico artefice dell'Unità d'Italia nel 1861, visto da vicino dentro il Palazzo signorile dove visse, attraverso una mostra curiosa e piena di spunti che permettono di spaziare nel gusto e nella società aristocratica dell'Ottocento.

                      bozzetto per la sala da ballo di Palazzo Cavour a Torino


 Cave à liqueur - 1850 circa Collezione Oggetti d’altri tempi Vivina Barone-Torino

 
un figurino francese



CAVOUR GENIO SEDUTTORE E GOURMET
Mostra a Palazzo Cavour
Via Cavour 8 -Torino
ancora fino al 26 giugno 2011
info 011 8140981

Pinocchio ad Arte in cartoline illustrate

Un "oggetto" meraviglioso in fuga 

Sin dall'inizio, Pinocchio è un "oggetto" in fuga. Nella prima pagina della storia, quando è ancora un semplice pezzo di legno già fa fuggire la sua misteriosa vocina, simile a uno spirito sottile. Una volta finito, appena le gambe sgranchite, Pinocchio comincerà a correre per la stanza e infilata la porta di casa salterà nella strada e si metterà a scappare. Il motivo della fuga è un leitmotiv. Pinocchio fugge dai gendarmi, dagli assassini (il Gatto e la Volpe incappucciati), da un grosso cane mastino, da mille sventure (Chi cerca l'Avventura deve fare i conti con il suo Rovescio). Una corsa disperata che conosce momenti terribili, al punto che più volte Pinocchio si sentirà perduto. Anche il rapporto con la Fata dai capelli turchini è un'attrazione-fuga, un giocare crudele ad apparire e scomparire, da parte di entrambi. Eppure, questa corsa che allontana dalla noia della scuola, dalle fatiche del lavoro, dall'ingiustizia della Legge, dalle prediche della Famiglia e porta sulla via delle tentazioni di ciò che appare "meraviglioso", permette quell'itinerario di conoscenza , oggetto di una continua ricerca. L'ultimo capitolo, quello nel quale finalmente Pinocchio cessa di essere un burattino e diventa un ragazzo perbene, è stato pensato sovente, come un tradimento finale. La vittoria del principio della Realtà sul principio della Fantasia. E infatti, la scomparsa della Fata sembra definitiva; apparirà un'ultima volta, ma in sogno. E' proprio così? Nella precedente metamorfosi, Pinocchio si trasforma in qualcosa di diverso senza lasciare simulacro, l'anima di oggetto-burattino resta invisibile. Non è così nell'ultima trasformazione dove al bambino sopravvive come indizio, il vecchio burattino nella stanza di Geppetto. Quella stanza che ha assistito alla nascita di Pinocchio. Siamo sicuri che il ragazzo contento che osserva il "buffo" burattino sia veramente Pinocchio? Non è invece "nascosto" ancora in quel "grosso burattino appoggiato a una seggiola, col capo girato su una parte, con le braccia ciondoloni e con le gambe incrocicchiate e ripiegate a mezzo da parere un miracolo se stava ritto"?
 Antonio Miredi


1. PIERO ALLIGO "In fuga dagli assassini" - n.2. BOSTIK "Playmen" - n.3. PIERANGELO DEVECCHI " Pinocottero a pala espansoretrattile, se funziona è una bugia" - n. 4. SANDRO CASTAGNONE "Bat-Pinocchio" - (in senso orario, 1 in alto a sinistra) 
5. VANNETTA CAVALLOTTI "io, Pinocchio" - 6. GAMBINO "Me ne frego" -7. TITTI GARELLI "Bambina dai capelli turchini" -  8. LILIANA LANZARDO "L'incubo di Pinocchio" -
(in senso orario alto a sinistra)


9. MUSIO "Com'ero buffo, quand'ero un burattino!" - n.10. FRANCO BRUNA "C'era una volta un Re!" -(da sinistra a destra)


11. ROSSANO STEFANIN "comunque sia... è sempre una favola" - 12. DAVIDE GRECO "Non voglio morire, non voglio morire! -

Il "miracolo" di un ritorno alla vita di Pinocchio, alla sua eterna fuga attraverso l'oggetto-libro, si ripete nell'oggetto-figura. La storia di Pinocchio è, infatti, un'avventura parallela: quella delle parole e quella delle immagini. Il primo illustratore, l'artista che già nella prima edizione del libro ha saputo disegnare la figura esemplare del burattino, è stato Enrico Mazzanti. Si deve al suo ingegno fantastico il Pinocchio con le mani sui fianchi, lo sguardo che mira lontano. E' con il torinese Attilio Mussino che inizia uno sconfinamento della dimensione favolistica. Si passa al "colore" e l'oggetto deborda dai territori letterari delle semplici illustrazioni, della satira, delle incisioni, per passare a quello del mondo dello spettacolo, degli affiches, delle macchiette, del palcoscenico. C'è dunque una trama sottile, un "filo", a muovere il più celebre burattino e Torino, città dalla doppia identità.
Il primo cofanetto con 12 illustratori per Pinocchio, presentato da Sergio Martinatto, è nato come una specie di "esorcismo" e il segno dominante è risultato quello macabro espresso magistralmente da Alessandri: dietro il Pinocchio sorridente e col naso lungo, si cela un teschio. La storia di Pinocchio, in effetti, in origine si chiudeva con il quindicesimo capitolo, quando inseguito dagli assassini e raggiunto, Pinocchio veniva impiccato ad un ramo della Quercia grande. La morte è solo apparente (possiamo supporre che anche il teschio di Alessandri sia un'altra "maschera" che cela un'immagine più segreta). La storia del burattino ha modo così di continuare, grazie anche alla Fata impietosita alla vista dell'infelice.
Altri 12 illustratori presentano questo nuovo cofanetto per Pinocchio. Il tema, non è  più quello macabro. Passata la paura, le avventure di Pinocchio si fanno più audaci, più gioiose, più impertinenti. La fuga di Piero Alligo è come un gioco enigmistico, Bostik sostituisce l'abbecedario con l'erotico Playmen. Pierangelo Devecchi inventa un Pinocottero a pala espansoretrattile (se funzione è una bugia). Sandro Castagnone intravede dietro al burattino, il fantasma di Batman, mentre Vannetta Cavallotti, concettuale e mistica, il fantasma di un manichino trafitto da lunghissimo naso. Gambino, irriverente nel trattare i miti, illustra un Pinocchio militante del "me ne frego" e Titti Garelli ci ricorda che la Fata dai capelli turchini è anche una bella Bambina pronta a trovare "consolazione" dal suo burattino di legno. Gli incubi "volano" con Davide Greco e Liliana Lanzardo: si ha paura sempre di ciò che si desidera. Musio, fedele a una rappresentazione letteraria, ci fa rivedere quella "complicità" finale della recita tra il ragazzo e il burattino, con Geppetto testimone. E' comunque sempre una favola , come ci fa capire, infine, Rossano Stefanin, ma Pinocchio da semplice pezzo di legna da catasta (seppure meraviglioso) è diventato il Simbolo universale della Favola. Tanto da convincere Franco Bruna a pensare un improbabile nonno Pinocchio, intento a raccontare la sua storia ai piccoli Pinocchi della famiglia di Pinocchio, confermando l'inizio con il classico "C'era una volta un Re!".

Antonio Miredi     

(da PINOCCHIO: 12 illustratori (seconda raccolta
Edizioni Antonio Attini- 1996 Tiratura 1200 copie numerate)







Da una televisione targata RAI biancoenero perduta per sempre Johnny Dorelli cantava una "Lettera a Pinocchio" che nessun bambino di oggi si sognerebbe di scrivere. E se invece non fosse così?


martedì 7 giugno 2011

Emilio Salgari: un'Avventura dipinta


      L'opera di Guido Appendino che fa da Locandina allo mostra di Torino su Salgari

Sàlgari o Salgàri? Le generazioni dei lettori ed ammiratori di Emilio Salgari si sono sovente interrogati sulla esatta pronuncia. Ma al di là della correttezza linguistica (Salgàri, essendo il suo tipico cognome fitonomico, cioè derivante da una pianta, e in questo caso, il salice che in dialetto veneto suona salgàr) per tutti, anche per coloro che oggi non lo leggono più ma ne conservano la memoria attraverso le varie trasposizioni cinematografiche e televisive, il nome Emilio Salgari significa semplicemente l’Avventura dipinta con la Fantasia.
Torino nella ricorrenza della tragica morte del prolifico scrittore veronese, avvenuta il 25 aprile di cento anni fa,  gli rende un piccolo omaggio con un allestimento di dipinti, non a caso intitolato “Salgari-Dai Racconti alle immagini", curato dal referente della sezione Cral Arti Visive della Regione Piemonte, Gianfranco Gavinelli, presso la centralissima e funzionale sala incontri e ufficio Relzioni Pubbliche delle regione Subalpina.
Un’avventura  letteraria  ed immaginaria quella di Salgari rivissuta attraverso la pittura e il disegno con uno spaccato di stili e tecniche diversificate   pronte a essere un richiamo visivo, anche se con un esito artistico non sempre per tutti di significativa forza espressive e di personale cifra.
In ogni caso un doveroso omaggio letterario-figurativo che permette di ricordare e perché no, magari finalmente riscoprire un artista della penna vissuto e morto per la sua vocazione, sovente sfruttata da chi si è   arricchito alle sue spalle senza scrupolo. (Antonio Miredi)

La mostra è aperta fino al 1 luglio 2001, a Torino, in  via Arsenale 14/g
con il seguente orario: lunedi-venerdì 9,00_13,00/ 14,00-16,00.


                          Ines Daniela Bertolino, Sono la tigre, ti spio tra le onde, acrilico su tela

La Tigre, l'archetipo simbolico della'Avventura letteraria di Salgari, l'immagime indimenticabile di tutte le Tigri di Mompracem, mentre sembra uscire dalla tela spiando lo spettatore per niente atterrito, dalle onde del blu caro alla Bertolino. Un colore apparentemente freddo ma in realtà carico di calda immaginativa emozione, il mondo silenzioso e intimo dell'artista.

                       Rosalba Prestigiacomo, Donne indiane, olio su tela

L'esotismo caro a Salgari non annulla il realismo  profondo come il mondo femminile indiano, sintesi efficace di un mondo magico e misterioso anche quando è umile ed avvolto nella miseria sociale.

 Rosamaria Scimone "I ricordi del Corsaro Nero"  carboncino con lumeggiature a tempera


Salgari non è solo Sandokan con le sue Tigri  e la Perla di Labuan, è anche il ciclo dei Pirati della Malesia con soprattutto Il Corsaro Nero, visione fantasmatica come nell'opera della Scimone pronta a evocare vascelli, arrembaggi, naufragi, vessilli di morte, tesori reali ed immaginari, il tutto nell'alone di una Fantasia che naviga il mare inesauribile dei Ricordi...


            Dede Varetto, "Sogno dietro la Mole" carboncino e acrilico

Salgari ha dipanato la maggior parte del suo sogno d'Avventura, trasferito nell'inchiostro della scrittura, nella città Subalpina. E dietro il simbolo più emblematico della città, Varetto con sapiente maestria nell'eseguire un ritratto, con la forza immaginativa ci ricorda che realtà e fantasia non hanno confini certi. Una bandana allora può bastare per trasformare un viso conosciuto in un pirata dagli occhi sognanti...


(Il manifesto della Mostra riprende il mondo colorato e favolistico di Appendino, carico di lontani  rimandi araldico-medievali-rinascimentali e miniature dall'inconfondibile gusto illustrativo e decorativo.

Antonio Miredi


                                                           (by ItaliaClip risorsa Youtube)


L'indimenticabile sigla dello sceneggiato televisiovo di Sergio Sollima, con le musiche dei fratelli De Angelis. Era il 6 gennaio 1976 e sulla televisione  italiana, pronta a passare  al colore, il ruggito della Tigre della Malesia si mutava in quello di Sandokan con il volto dell'indiano Kabir Bedi.




                                                       Kabir Bedi

domenica 5 giugno 2011

Un bacio vince il primo Premio Bottari Lattes Grinzane

                                              lo scrittore Colum McCann    photo by Bourke


E' lo scrittore  irlandese naturalizzato statunitense Colum McCann il supervincitore del primo Premio Bottari Lattes Grinzane, con il romanzo "Questo bacio vada al mondo intero" edito da Rizzoli.
La scelta finale è stata affidata a giovani studenti licelai di sei scuole italiane più una argentina, e riguarda la sezione "Il Germoglio" dedicata ai migliori libri di narrativa italiana e straniera pubblicati nell'ultimo anno.
Il romanzo di McCann, il cui titolo originalale è "Let the Great World Spin" due anni fa ha già vinto il National Book Award, ma  questo è sicuramente un premio del tutto speciale perchè arriva  da una Fondazione e Associazione nate con un alto intento morale e dal "piacere e riscoperta  delle lettura" dimostrata dalla giovane giuria.


QUESTO BACIO VADA AL MONDO INTERO- RISVOLTO DI COPERTINA

"New York, agosto 1974. La città si ferma, come incantata, e guarda in alto: un funambolo sta attraversando il vuoto tra le Torri gemelle, in equilibrio su un cavo d’acciaio, a centodieci piani d’altezza. Intorno all’enigmatica figura di Philippe Petit, eroica e insieme così fragile, e alla sua passeggiata tra le nuvole, Colum McCann costruisce un romanzo fatto di storie e voci intrecciate, il ritratto autentico e coinvolgente di un’America in bilico fra sogno e tragedia. All’ombra di quelle torri, simbolo di potere e presagio della caduta che verrà, si incrociano le vite di Corrigan, folle di Dio che ha trovato il suo Terzo mondo nel Bronx; della prostituta Tillie, a trentotto anni già nonna, e non ancora sconfitta dalla vita; di Claire, chiusa nel suo lussuoso appartamento nell’Upper East Side a piangere il figlio morto in Vietnam; di Gloria, discendente di schiavi, che condivide lo stesso dolore. Con Questo bacio vada al mondo intero McCann dà forma a un’epopea corale di straordinaria universalità. Al centro di tutto, l’indifesa bellezza della vita, sospesa come un equilibrista sul filo."










 La sfida follemente poetica del funambolo Philippe Petit alle Torri Gemelle di New York, il 7 agosto 1974, prima dell'altra feroce e ferina sfida dell'11 settembre 2001, quando le Twin Towers si sono polverizzate facendoci pensare l'Occidente e il mondo con occhi ben diversi.




giovedì 2 giugno 2011

Il Cristo morto di Mantegna accostato a Che Guevara


La 54esima esposizione della Biennale Arte di Venezia si apre a cura della svizzera Bice Curiger, che ha voluto intitolare il suo percorso di arte contemporanea ILLUMInazioni (doppio richiamo ai temi della luce-ragione e della globalizzazione del pianeta) e con il Padiglione Italia sotto la direzione del nostro Vittorio Sgarbi.
Non nuovo alle polemiche, il critico italiano ha operato una scelta di spiazzamento perchè ha condiviso la selezione delle opere con le scelte libere degli intellettuali che hanno aderito di partecipare, all'insegna del motto: "L'Arte non è Cosa Nostra"
L'idea iniziale di Sgarbi, stando alle informazioni della stampa giornalistica, in realtà al'inizio era ancora più provocatoria e si limitava alla scelta di accostare  due  sole opere: il famoso dipinto del Mantegna, "Il lamento sul Cristo morto" con la  cruda fotografia del rivoluzionaro Che Guevara, catturato ed ucciso.
Un modo per dileggiare, ancora una vlta,  l'Arte Contemporanea asservita solo alla logica del Mercato e ormai lontana da qualsiasi canone di Bellezza e  Verità?
Nienet affatto. L'accostamento, da un punto di vista artistico, ha una intrinseca forza espressiva oltre che simbolica. Al punto che non è neanche un'idea originale ma una sorta di Archetipo, un' idea platonica scivolata  attraverso la comunicazione di massa nell'immaginario collettivo vissuto da tutti coloro, me compreso in tempi meno recenti, che hanno visto entrambe le figure, provando emozione e commozione.
La valenza artistica che fa da legame a questo accostamento apparentemente arbitrario o persino blasfemo, è il sentimento ormai dimenticato della Pietas. Un concetto, se lo vogliamo riportare alla sua autentica  antica matrice linguistica, gravido di qualcosa di irrimediabilmente oggi perduto: la profondità di un rispetto  e di una devozione al contempo umana e religiosa.
 (Antonio Miredi)



Andrea Mantegna, Lamento sul Cristo morto, il capolavoro che merita una visita esclusiva a Milano alla Pinacoteca di Brera.




  Che Guevara morto 1967    Bolivia (Vallegrande) - foto Freddy Alborta

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mercoledì 1 giugno 2011

Capolavori a meno di un caffè


I Grandi quotidiani nazionali  più volte ci offrono la bella occasione di formarsi una Biblioteca familiare con i capolavori della Letteratura Universale, e ad un prezzo davvero speciale: il costo di appena un caffè preso velocemente al banco di un bar!
Il quotidiano la Repubblica ha aperto l'iniziativa della collana di capolavori della Narrativa con il lungo racconto La LINEA D'OMBRA di Joseph Conrad. Una storia di formazione ed educazione alla vita vissuta con l'avventura del mare.
La novità di questa collana,  con titoli già altre volte fatti uscire insieme al quotidiano, risulta  la scelta vincente di arricchire l'opera letteraria con le introduzioni  inedite degli scrittori più amati di oggi. A presentare il capolavoro di Conrad è Roberto Saviano, conosciuto  più come coraggioso  testimone civile che autentico talento letterario. Saviano ha invece una felicie sapienza letteraria come dimostrano le sue belle pagine di apertura al libro.

"Spesso un libro ti sceglie, non lo scegli tu.Te lo trovi lì  dinanzi al naso, magaria a buon prezzo, e lo compri. O ti arriva  tra le mani come regalo. Ma quando lo apri senza aspettarti nulla, ti accade che dalle sue pagine ti venga incontro qualcosa che sembra scritto apposta per te in quel momento.
E infatti il libro che rileggi non è mai lo stesso. Non è la stessa cosa leggere un libro a vent'anni o a cinquanta, mentre sei in guerra o in pace, se dentro di te porti un tormento o sei sereno, se rubi la lettura di nascosto o se leggi sdraiato su un  prato con il sole coperto dalle pagine. Un testo è necessariamente una mistura tra l'inchuiostro visibile versato sulla pagina  e quello che prende forma attraverso i tuoi occhi e depositandosi nell'anima..."

(dal'introduzione di Roberto Saviano a Conrad, La linea d'omra, La Biblioteca di La Repubblica)

 la copertina del libro nella lingua originale inglese





LE PRIME  RIGHE:

"Solo i giovani hanno di questi momenti. Non intendo dire i giovanissimi. No. i giovanissimi, per esssere esatti, non hanno momenti. E' privilegio della prima gioventù vivere in anticipo sui propri giorni, nella bella continuità di speranze che non conosce pause nè introspezione.
Uno chiude dietro di sè il cancellettto della fanciullezza - ed entra in un giardino incantato..."

Joseph Conrad, La linea d'ombra, traduzione di Flavia  Marenco