sabato 2 maggio 2026
L'ULTIMO MAGGIO DI DALIDA: A QUASI 40 ANNI DAL SUICIDIO DI UNA GRANDE INTERPRETE ANCORA SULLA SCENA
QUANDO LA TENEREZZA RESTA TUTTA SOLA : di Antonio Miredi -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
“…le samedi soir quand la tendresse s'en va toute seule…”---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Era un insolito freddissimo sabato del due maggio quando la “tenerezza” di Jolanda capì che era arrivato il tempo per dire basta alla sua “maschera “ canora. Ci aveva provato esattamente vent’anni prima, ma si era miracolosamente salvata, e aveva saputo attraversare il suo lungo inverno rinascendo alla vita. Questa volta sapeva di non dover sbagliare, ancora una volta recitò una sua teatrale messa in scena, fece finta di uscire dalla sua bellissima casa sulla collina di Montmartre dove affacciandosi poteva vedere Parigi ai suoi piedi, lei, la itolo-egiziana che aveva incendiato il cuore dei francesi, non sempre così aperti verso gli stranieri, ma dopo un inutile giro in auto ritornò nella sua stanza da letto.
Si coricò e prima di chiudere gli occhi, il tempo per scrivere un biglietto a coloro che nel mondo l’avevano amata attraverso la sua maschera canora : “Pardonnez-moi, la vie m'est insupportable”.
Iolanda non voleva tradire e non ha tradito Dalida. Il tempo è sembrato finalmente quello in cui la Iolanda che aveva paura del buio e i cui riflettori del palcoscenico ferivano i suoi occhi obliqui, doveva cedere il posto all'artista immortale.-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Dalida (pseudonimo di Jolanda Cristina Gigliotti)
Il Cairo, 17 gennaio 1933 – Parigi, 3 maggio 1987------------------------
Foto dal sito Facebbok Dalida tribute from dalida.com La tomba col monumento a Dalida al cimitero parigino di Dalida, circondata da fiori freschi. Un culto alla memoria rimasto sempre vivo grazie a fans di tutto il mondo,
In foto : Maison de la rue d’Orchampt, dans le quartier de Montmartre, Paris... Un peccato che la casa dove ha abitato Dalida non sia diventato un Museo|---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
DALIDA: UNA VITA TUTTA CANTATA.....................------------------------------------------------------------------------------------------------------
Vieni ma non venire con la solitudine/
Quando il sipario un giorno si chiuderà/
Il sipario dovrà scendere solo dietro di me/
Vieni ma non venire nella solitudine/
Io che ho sempre scelto tutto della mia vita/
Voglio scegliere anche la mia morte/
…...
Voglio morie sulla scena/
Cantando fino all’ultima canzone/
Con una morte ben orchestrata/
Voglio morire sulla scena/
È sulla scena che io sono nata/
da “Morire sulla scena” di Dalida ( Traduzione A.M. )------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
C’è una canzone che, più di ogni altra, sembra chiudere il cerchio.
Mourir sur scène.
Non è un testamento, e nemmeno una profezia in senso semplice.
È qualcosa di più inquieto: una dichiarazione di coerenza.
Morire sulla scena,
sotto la luce,
davanti agli altri.
Quando Dalida canta queste parole, non sta immaginando un finale spettacolare. Sta dicendo, con una lucidità quasi spietata, che non esiste per lei un “fuori scena” .La sera di un sabato del 1987, a Parigi, Dalida muore.
Non sotto i riflettori reali ma sempr e ancora in una scena simbolica. Nata a Il Cairo, consacrata a Parigi, Dalida ha attraversato lingue, epoche, generi musicali e generazioni sempre nuove e sempre fedeli..
Molti artisti interpretano.
Lei faceva qualcosa di più e diverso: interpretando faceva coincidere
le sue canzoni coi ricordi attraverso i gesti spontanei e teratrali, le mani affusolate e nervose, i capelli lunghi e fluenti, il corpo stesso sempre dento le metamorfosi del tempo e delle mode. Canzoni non solo come rifugi, canzoni come vere e propreie personali esposizioni.
In Je suis malade, la voce non recita il dolore: lo sostiene, lo tiene aperto.
In Il venait d’avoir 18 ans, il racconto non protegge, ma espone una zona fragile, ambigua e reale vissuta attraverso il tempo che passa
E così via, senza mai costruire una distanza di sicurezza.
Eppure, in un senso più profondo, senza uscire davvero da quella scena che era stata tutta la sua vita.
Mourir sur scène non si realizza letteralmente.
Ma si realizza in modo più radicale:
la scena non finisce mai.
Non c’è sipario.
Non c’è dietro.
Non c’è salvezza nella vita privata.
Dalida ha attraversato lingue, epoche, generi musicali, si diceva, ma soprattutto ha attraversato sé stessa.
In questo sesnso la fascinazione di Dalida continua attraverso una mitologia pop con il carico di un suo tragico mistero luminoso e oscuro ma esposto anche alla banalizzazione di uno stereotipo consumistico. Commuove ed esalta la fedeltà con cui ammiratori e persone la ricordono e la ripropongono senza barriere di età e distanze geografiche. Le canzoni restano una colonna sonora delle vite ieri e oggi. (© Antonio Miredi)-
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Ma vie je la chante, c'est une romance
Que je recommence un peu chaque matin
Ma vie je la chante debout sur les planches
Sous la lumière blanche des soleils fabriqués
La route qui mène au fond de soi même de joie et de peine
Est toujours tracée
Je tourne la page pour d'autres voyages
Je plie les bagages de mes souvenirs
Chaque ride à mon cœur est une belle fleur d'amour
Une amère conquête, un ancien mal de tête d'un rêve déçu
Une vie partagée et vécue
Entre des gens qui s'aiment et se tuent
Combien j'en ai connu, à chacun son histoire
Des histoires qui font partie de moi
Ma vie je la chante, je suis à mi-chemin, qui m'écoute me croit
Qui n'y croit pas s'en va
Mes nuits je les donne à ceux qui m'étonnent
Le ciel me pardonne, je ne sais pas tricher
Et voici les hommes qui m'ont laissé faire l'amour et la guerre
Pour mieux la gagner
Ma vie je la chante, parfois je l'invente
Sur les chemins sombres de l'éternité
Chaque ride à mon cœur est une belle fleur d'amour
Un roman, une histoire de défaite et de gloire de vérité
En mon âme, chaque ride retient des années de silence et de larmes
De paroles et de rires de bonheur, et de drame
De colères insensées malgré moi
Chaque ride à mon cœur est une belle fleur d 'amour
~ Musique ~
À mon front, j'ai gravé des médailles
Des blessures au visage et à l’âme
Comme autant de batailles pour l'amour de l'amour
Pour l'amour de la vie avec toi......
..................MA VIE JE LA CHANTE
1974
L.Bereta/P.Sevran/D.Modugno-Tokapi
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----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------La rosa che ho amato è morta nel mese di maggio


