mercoledì 14 maggio 2025
SALONE DEL LIBRO 2025: Diario mobile per una festa mobile
Appunti in tempo reale dal Salone del Libro di Torino 2025. Voci, visioni e lampi tra i libri. Navigazioni tra carta, corpi e parole. Un Diario d'Autore istantaneo di un viandante tra pagine fisiche e mentali. Dentro e fuori, prima e dopo, tutto il Salone.
LEGGERE TRA NOI PAROLE LEGGERE o della leggerezza della lettura partecipata ----------------------------------------------- di ANTONIO MIREDI---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
La Vigilia: 14 maggio 2025---------------
Oggi si apre il tempo dell’attesa. La festa è lì, sul punto di cominciare, ma ancora nascosta, come un sipario che freme prima dello schiudersi. Una festa per chi ama e vive di libri, ma anche una babelica confusione ripensando agli anni scorsi, e ai tantissimi eventi e appuntamenti che si accavallano e coincidono. Come altre volte, ci sarà una scelta mirata e tanto anche affidari al caso e all'imprevisto.
Quest’anno il Salone ha un tema scelto da una donna, e un manifesto affidato a un’altra donna. Non è un caso. Il femminile — quando autentico e non mascherato — sa cogliere ciò che si muove sotto la pelle del mondo. Sa vivere con grazia la leggerezza, e insieme l’intimità profonda dei sentimenti più veri, festosi e compartecipati. Annalena Benini, al suo secondp mandato come Direttrice del Salone, non manca occasione per insistere sul concetto della intima festosità e della inclusiva partecipazione così come il Manifesto della illustartrice Benedetta Fasson esprime bene questo comune "abbraccio" di tenerezza condivisa attraverso il tessuto linguistico della parola. L'uso di tonalità calde e dettagli curati, come un tappeto floreale, evoca la connessione d'intimità delle parole riprese nel tessuto della poltrona che accoglie i due personaggi. Personaggi senza una precisa identità di forma per poter essere specchio per tutti coloro che sanno o vogliono riconoscersi.
-----------------------(Foto ©a.m.)-----------------------------------------------------------------------------------------------------CARLO LEVI UN PONTE VIVO TRA NORD E SUD
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La Vigilia: 14 maggio 2025 ---------------------------------
Salone Off. Biblioteca Centrale: Mostra Cristo si è fermato ovunque. Erich Linder e la fortuna internazionale di Carlo Levi. L'esposizione, realizzata in collaborazione con le Biblioteche Civiche Torinesi e il Comune di Aliano, celebra il cinquantesimo anniversario della scomparsa di Carlo Levi. Attraverso documenti provenienti dagli archivi della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e dell'Archivio Linder, la mostra ricorda il carteggio tra Levi ed Erich Linder, agente letterario che contribuì alla diffusione internazionale delle sue opere, a cominciare dal romanzo più famoso, Cristo si è fermato a Eboli, primo best seller dell''Italia appena uscita dalla guerra. Viene inoltre accennato il rapporto epistolare relativo alla curatela, poi non realizzata, dell’epistolario di Umberto Saba, coinvolgendo anche Linuccia Saba e Vittorio Sereni . Un carteggio inspiegabilmente ancora sconosciuto e inesplorato . Quando e chi saprà risuscitarlo?
Presentando la mostra Paolo Verri, Presidente della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Luigi De Lorenzo, sindaco di Aliano, e Andrea Palermitano, curatore con il contributo di Rossella Marino, Chiara Bortoloni, e Arianna Gorletto, ci fanno entrare subito nel respiro festoso che anima un Salone affidato a tutte le declinazioni delle parole, in cui poter percepire colori, suoni, e persino profumi, affidati in questo caso ai prodotti tipici lucani. Interventi offerti con la leggerezza della spontaneità del calore e dell'entusiasmo. Intrattenersi a parlare gustando alla fine il cibo è anche scoprire come i sapori sanno essere anche gesti di una antica civiltà della ospitalità. La mostra su Carlo Levi pur non essendo allestita in un grande spazio e molto articolata, è collocata in un'area di continua passaggio, e vuole essere una bella tappa pronta a implementarsi, toccando altri luoghi e altri eventi. Non un omaggio statico, ma un viaggio in movimento. Una costellazione di carte vive, di lettere che ci parlano di intrecci non solo editoriali ma sentimentali. Levi è come un ponte che tocca Torino, Milano ed Aliano, la terra dell'esilio durante la dittatura fascista, pronta a diventare una terra di elezione al punto di esser scelta come luogo di sepoltura. Tra le carte delle lettere, i libri vissuti e tradotti in tante parti e luoghi del mondo, spiccano gli oggetti che portano il segno della mano: la tavolozza, i pennelli, i colori usati per dare volto al dolore e alla speranza, di una perenne poetica della libertà che non si è fermata di certo a Eboli
Primo giorno. 15 maggio 2025. Già dal mattino la metropolitana piena di visitatori diretti al Salone del Libro. Un’umanità varia, compatta, con gruppi rumorosi. Molte le scolaresche in gita, frotte di studenti che si riversano tra gli stand con il piacere per la giornata libera rispetto al chiuso delle aule E viene il dubbio: quanti di loro amano davvero leggere? Quanti sentono il senso di questa festa come un richiamo profondo, e non solo come una scusa per saltare le lezioni?
Eppure, in fondo, è meglio saltare la scuola per ritrovarsi almeno una volta immersi tra scrittori, storie, parole stampate e personaggi televisivi famosi che si mettono a scrivere della loro vita, servendosi per lo più della penna degli esperti della editoria di consumo che ha successo...Chissà che qualcosa non attecchisca.
Nel frattempo, esplode sempre più il fenomeno degli influencer letterari. Instagram, TikTok (o "Ticket Tock", come lo chiamano certi genitori disorientati), sono diventati le nuove bussole dell'editoria. I libri romance, sospinti da accanite giovani lettrici, scalano le classifiche. Giovani autrici, fino a pochi anni fa sconosciute, oggi riempiono le sale. Un altro segno dei tempi: qualcosa sta cambiando, o forse semplicemente si sta trasformando. Come sempre, bisogna osservare e capire. Magari leggere, anche tra le righe.C’è una vitalità strana, quasi febbrile, che aleggia tra i padiglioni. Un’energia giovanile che si mescola all’odore della carta, ai volti stanchi degli editori, alle code per un firmacopie, agli occhi lucidi di chi stringe un libro come fosse un talismano.
E intanto gli scrittori parlano. Alcuni lo fanno con grazia, altri con sussiego. Qualcuno si concede, altri si sottraggono. Ma tutti, in fondo, cercano di dire qualcosa che resti, almeno per un istante, nell’ascolto di chi passa.
C’è chi fotografa tutto, chi si fa selfie a caccia dei volti noti e di richiamo, o davanti ai cartelli curiosi o alle pile di libri, chi insegue un like come fosse un premio letterario. Eppure, anche in questo circo contemporaneo, un luna park della carta e della parola, capita ancora di vedere una ragazza che legge seduta per terra, in silenzio, come se nulla intorno esistesse. È lì che il Salone torna a farsi sacro. Anche solo per qualche minuto.
Alla fine, tra la folla, le voci, le mode, resta sempre quella tensione sotterranea verso qualcosa di più vero. Magari un incontro inatteso con un piccolo editore che crede ancora nel valore di un testo originale di uno sconosciuto o una copertina che ti chiama senza sapere perché.
La letteratura non è morta, anche nel tempo dell'Intelligenza Artificiale, della cultura digitale del consumo superficiale e veloce. Ha solo cambiato maschera oppure, come sempre, ha mille volti diversi...
----( DACIA MARAINI Foto ©A.M.)-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
UN VOLO COMINCIATO CON PINOCCHIO------------------------------------------
Mi aggiro nel Lingotto, un tempo ventre d’acciaio e fatica, oggi grembo di carta e parole. Dove un tempo ruggivano i motori, fra fatica e sudore, ora risuonano voci, passi, pensieri.
La pesantezza del lavoro si è fatta leggerezza d'inchiostro; resta il sudore: quello del caldo, del corpo immerso nella folla, del desiderio acceso da mille stimoli. Il Lingotto è un monumento al tempo che cambia. Ed è la stessa riflessione che si ritrova a fare Dacia Maraini nel presentare, nello Stand de La STAMPA, La bambina che vola. Una favola sul primo comandamento: "Non avrai altro Dio". - "La fede non la si può comandare, è un dono. -precisa- "Lo dico da non credente" Una non credente che non ama definirsi atea. "Essere atei è già paradossalmente avere la certezza di una fede. Da non credente io posso avere una spiritualità laica, aperta al mistero, all'ignoto" In lei ogni parola sembra scaturire da un’antica sorgente che mescola verità, dolore e grazia. E la sorgente la individua subito nella leggenda più antica del mondo che racconta del mito della creazione compiuta dall'uomo.
“Tutto è nato con Pinocchio”, confida ricordando l’infanzia dura nel campo di concentramento in Giappone, insieme ai suoi genitori antifascisti. Pensare che la scintilla della sua scrittura si sia accesa lì, tra filo spinato e fame, commuove e rincuora: come se la fiaba più italiana e al contempo più internazionale di tutte fosse stata una navicella segreta, capace di portarla oltre il dolore, oltre l’infanzia ferita. Pinocchio, non solo come primo amore letterario, ma come chiave di volta della sua visione della scrittura e della vita.
La storia del burattino di legno, nato dalle mani di un autore che subito gli sfugge, che scappa, mente, cade e si rialza, è davvero la storia di un mito e di una verità originaria:la nostra origine arborea, l'opera che è destinata a "sfuggire" al suo autore, per seguire una sua strada.L’autore crea, ma la creatura – come l’essere umano rispetto a Dio – non può essere controllata. Ecco il paradosso sacro: nell’atto del creare c’è un abbandono. Un lasciar andare.
Pinocchio è anche la storia di una riscoperta: la riscoperta della bellezza della paternità, oggi rimossa, per un assurdo timore di sembrare una debolezza. Dacia Maraini è la Letteratura – con la maiuscola – non solo per la sua scrittura, ma per il vissuto che porta dentro, intrecciato ai grandi poeti e scrittori del Novecento.
Dacia Maraini è passata attraverso i fuochi del Novecento come una vestale inquieta e lucida.
Ha condiviso vita e pensiero con Alberto Moravia, ha incrociato le ombre e le fiamme di Pier Paolo Pasolini, ha danzato – con amore e scontro – attorno a Elsa Morante, che la guardava con occhi intensi e giudicanti.
Amica e complice di Piera Degli Esposti, voce del teatro e del corpo, e partecipe del destino nomade e resistente della madre Topazia Alliata, artista e deportata come lei.
Una rete di affetti e confronti, tra poesia, politica, corpo femminile, maternità negate o sognate, desiderio e lotta.
Nel suo parlare c’era il ritmo del tempo attraversato, e il suo sguardo – mite ma incandescente – portava ancora dentro la bambina che ha volato via dal campo, aggrappata alla coda di una storia.
ROBINSON: L'ISOLA DI CARTA DOVE IL TEMPO SI RITROVA---------------------Tra le correnti affollate del Salone, l’Arena Repubblica Robinson è tra gli spazi, e sono tantissimi, più vivi e affollati. Giovani e adulti si ritrovano in cerca di parole che contino, non solo per essere ascoltate, ma per essere pensate. Oggi ho avuto tra le mani, in anteprima, il numero che uscirà domani, con Joan Baez in copertina. La ragazza con la chitarra si racconta, con quella voce che attraversa il tempo. Dall'America di Dylan a quella di Trump, dai sogni all'incubo ma sempre pronta a cantare la Liberà
Robinson nasce nel novembre del 2016, in un momento in cui la cultura sembrava destinata a retrocedere ai margini. Lo ideò Mario Calabresi, allora direttore di Repubblica, e lo affidò alla cura redazionale di Angelo Melone. Scelsero un nome che già era un’immagine: Robinson. Un naufrago, sì, ma non un perduto. Qualcuno che ha attraversato la tempesta e ora cerca un nuovo modo di stare al mondo.
È questo il lettore a cui Robinson parla: chi si sente naufrago non tanto per fragilità, ma per resistenza. Naufraghi di fronte alla semplificazione del reale, all’urgenza cieca, al rumore che copre ogni senso. Chi approda su queste pagine cerca un tempo diverso, uno spazio dove le domande non chiudono, ma aprono. E dove ogni libro è un’isola da esplorare.
Ogni numero è concepito come un piccolo arcipelago narrativo: reportage, interviste, racconti, poesia, disegni, incursioni nella scienza, nella memoria, nei desideri con attenzione alla graphic novel, all’illustrazione e a una forma di racconto visivo che avvicina anche i più giovani. C’è un equilibrio tra leggerezza e profondità, tra testo e riflessione. Ogni numero è un Album che merita di essere conservato, e ogni trimestre una raccolta da rilegare, come si fa con le cose che non si vogliono perdere. Sfogliandolo, si sente una cura quasi artigianale nella composizione. Ma sotto la forma elegante, c’è un movimento più profondo: il tentativo di mantenere viva una lingua, un pensiero, un respiro lungo. E chi legge, in fondo, non è un osservatore ma un complice silenzioso. Uno che riconosce, tra le righe, un senso di appartenenza.
È, da anni, il mio appuntamento domenicale amoroso con i libri della domenica. Lo vivo accanto a un altro rito silenzioso e fedele: La Lettura del Corriere. Due voci diverse, ma entrambe care. Due modi per restare in ascolto, mentre il tempo si fa più lento, e le parole — finalmente — durano.
(Atomo, il cane robot dell’Esercito:
.)--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- ATOMO, IL CANE ROBOT DELL'ESERCITO: SELFIE CON IL FUTURO PRESENTE-----------------
Quest’anno, per la prima volta al Salone del Libro, un non-umano ha catalizzato l’attenzione del pubblico: si chiama Atomo, è un cane robot dell’Esercito Italiano, progettato per operazioni di ricognizione in ambienti estremi. Ma qui, tra padiglioni di carta e parole, è diventato tutt’altro: una star mediatica. Lo cercano, i piccoli lo vorrebebro accarezzare, si mettono come in posa per un selfie con lui. Bambini, adulti, anziani: tutti vogliono una foto con questa creatura a metà tra tecnologia e animale.
Ma cosa ci dice la sua presenza in un luogo dedicato ai libri?
Forse che stiamo ridefinendo il concetto di “personaggio”. I libri ci hanno abituati da secoli a dialogare con l’invisibile, con esseri immaginari, con intelligenze aliene. Atomo non parla, ma si muove e osserva. È una figura muta che costringe a pensare. Non ha bisogno di narrazione: è la narrazione. La sua presenza accanto a romanzi, saggi e poesie è un cortocircuito che apre una possibilità: leggere il mondo non solo attraverso le parole, ma attraverso le forme emergenti dell'intelligenza non-umana.
E se il selfie fosse la nuova forma di dedica? Un’immagine condivisa come frammento di racconto. Un lettore e un non-umano, fermi insieme nel tempo: non più autore e lettore, ma umano e postumano. Non è forse anche questo un nuovo capitolo della nostra storia?
(Foto © Giovanni Torta )-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
IL POETA NARRATORE DEI MONTI CHE NON RISPONDE AL TELEFONO...........................................................................
Incontro dopo un anno nel frastuono stancante vicino allo stand in cui spicca la sfuggente figura di Corto Maltese, Giovanni Torta un poeta narratore dei monti che scrive versi usando la fotografia e i fogli di carta. Versi, racconti, pensieri, a volte lucenti come gemme altre volte grezzi ma con la forza di un minerale non levigato: Sente l'urgenza di comunicare il fuoco poetico che gli urge dentro ma poi si rivela introvabile se i tempi e le dimensioni non sono sue, irraggiungibile per i fili del telefono... Ama più la familiarità di un albero, di uno stambecco, del volo degli uccelli. Ormai mi sono arreso a cercarlo in una dimensione urbana.
Lo potrò ritrovare solo tra i monti,
poeta di pietra e di terra,
con gli occhi ancora pieni di cime , crepacci e nidi.
Scrive su carta ruvida
come se ogni parola fosse
un frammento scavato nella roccia.
Fotografa nel silenzio che non disturba:
un uccello che taglia il cielo lo trattiene
come un verso sospeso.
Uno stambecco lo guarda
e c’è già una storia pronta
a nascere dentro.
Ascolta una lingua
che non è dell’uomo
ma del fiore, dell’animale,
del sasso che muta forma
sotto la luce obliqua del giorno.
Solo in montagna può essere pronto,
là dove il vento sa i nomi
che i cartelli dimenticano.
Lui vede con occhi che fotografano
un visibile invisibile, in un vissuto con la natura che poi resta segreto.
Parla con gesti, o con voce animata e straripante, se ha voglia di parlare, altrimenti tira dritto,
con immagini raccolte come bacche
e versi lasciati essiccare su fogli di carta ruvida.
La poesia, per lui,
è come uno slancio che cresce accanto,
non davanti a una scrivania. Fratello degli stambecchi,
degli alberi nodosi, degli uccelli che si voltano
solo se sei degno.
Un giorno mi ha donato un Pinocchio,
in ceramica,
piccolo viandante in cammino
per sempre,
tra i sentieri che non portano
né a scuola né a casa,
ma in un altrove...
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R E S P I R O___-:.
"Sono sempre lì
tra quei monti/ e
il pascolare degli stambecchi./
Tra lo stelo d’erba
sibilante alla brezza./
La roccia sporgente ai quattro venti/
sulla cresta affilata./
Fremente allo scorrere delle nuvole /
in quei cieli senza confini./
Sono sempre lì ad
ascoltare il vociare del vento/
il mormorare del torrente./
Aspettare il sorgere del sole/
o a Lasciarmi
trafiggere dal luccicare/
appuntito delle stelle.
//...//
Sostando minuto fragile/
come una gocciolina di rugiada/
dalla scintillante trasparenza./
Sono sempre lì tra quei monti, /
Per non scomparire nella piatta banalità,
nell’ orgoglio intriso di futilità /
in una artificialità senza meta./
Sono sempre lì fragile e gioioso/
come il vivace volo di una farfalla./
Luminoso come il sole di mezzogiorno./
Vero come lo sguardo che comprende
e sorride/
al manifestarsi continuo
di questa inesauribile meraviglia./
Li a respirare insieme ai monti. " (poesia inedita di Giovanni Torta)
(Foto ©A.M)------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- UN CUORE A FORMA DI LIBRO TUTTO GRANATA------------------------------------------------------------------------------------------------C’è uno stand al Salone che non somiglia a nessun altro.
Nessuna strategia di marketing, nessun clamore da bestseller, nessuna vetrina patinata.
Solo passione.
Solo memoria.
Solo un cuore tutto granata. Uno spazio unico nel tifo calcistio,al Salone raccolto non urlato, rispettoso non violento.
Lì, volontari veri – non figuranti, non promotori – accolgono chiunque si avvicini con occhi curiosi o col nodo alla gola di chi vive la febbre del calcio con passione d'anima.
Sono custodi della storia del Toro.
Espongono libri di ogni editore, purché parlino della squadra, della leggenda, di una fede che ha qualcosa di epico e popolare insieme.
Ogni volume è una reliquia, ogni titolo una scintilla che accende un ricordo, una partita, una tragedia, un trionfo.
Sono lì per amore.
Perché la storia del Torino non si svende, si tramanda.
Si racconta sottovoce o in maniera animata, con gli occhi lucidi e con piglio grintoso.
Si protegge come si protegge una fiammella nel vento.
Non ci sono divi. C’è il collettivo.
C’è la comunità che si stringe attorno a una maglia come ci si stringe attorno a un amico caduto, a un fratello, a un ideale.
Ogni parola stampata viene letta come una preghiera laica per il Grande Torino e per tutti coloro che ne hanno raccolto l’eredità nei decenni.
In mezzo al frastuono del Salone, questo stand è come una piccola casa per la grande comunità del Toro, con la bellezza dei libri.
(Antonio Miredi)
lunedì 12 maggio 2025
SALONE DEL LIBRO 2025: Le Parole tra noi Leggere. E densamente potenti.
Nel cuore del Lingotto, tra il 15 e il 19 maggio, si apre la 37ª edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino 2025: un rito collettivo che pone la parola, ascoltata e scritta, al centro dell'attenzione nel disordine del presente.
Ci sono appuntamenti che resistono al tempo non perché si ripetono, ma perché sanno rigenerarsi. Il Salone Internazionale del Libro di Torino, che apre le sue porte dal 15 al 19 maggio al Lingotto Fiere, è uno di questi. Non è solo una fiera editoriale. È un organismo vivo, una polis temporanea fatta di voci, corpi, sguardi che si sfiorano tra le parole
Il tema scelto per questa 37ª edizione, Le parole tra noi leggere, omaggio tanto al romanzo di Lalla Romano quanto al verso di Montale, ci invita a soffermarci sulle parole, non quelle vuote, ma quelle capaci di passare tra noi senza ferirci, senza affondare nel rumore. Parole che costruiscono intimità invece che fratture.
In un'epoca che spesso predilige lo slogan all’argomentazione e l’urlo al dialogo, il Salone si offre come sempre a sfida per tessere un tessuto narrativo e linguisto della parola, pur nella confusione dei linguaggi e delle forme espressive, inevitabilmente spettacolarizzate in un Evento sempre affollato, alternativo alla fretta e alla superficialità aggressiva dei social e della comunicazione di massa dell'apaprenza.. Lo si vede fin dalla scelta della lezione inaugurale, affidata a Yasmina Reza, autrice francese capace di sondare con ironia e crudeltà i non detti della nostra quotidianità. Ma anche nell’attenzione ai giovani e all’adolescenza con la nuova sezione “Crescere”, curata dallo psicologo Matteo Lancini. Un gesto culturale e politico.
Nel cuore del Lingotto, ma anche fuori: la Pista 500 ospiterà eventi letterari sotto il cielo di Torino, e il Salone Off invaderà strade, librerie, cortili, forse persino sogni.
Torino, ancora una volta, si fa crocevia. Il Salone non è il luogo dove si celebra l’editoria: è il luogo dove la si interroga. Dove le parole tentano, ancora, se non di di salvarci almeno di riaccendere consapevolezze vigili e aperte al confronto. Con leggerezza — ma non senza il suo peso di luminosa densità.
Il Salone non è una semplice festa del libro. È un luogo dove si interrogano i linguaggi, si mettono in dubbio le narrazioni dominanti, si ascoltano storie scomode. Dove le parole leggere si caricano di un peso nuovo: non quello della mera autoreferenziale ideologia, ma quello dell’esperienza dei vissuti.
In un’epoca fatta di slogan, il Salone ci ricorda che ogni parola che scava, che sussurra, che non cede alla semplificazione — è già un atto di resistenza.
Torino — con quest'anno il suo maggio incerto, il cielo che cambia luce, torna ad essere la Libreria più grande d'Italia — un crocevia delle parole capaci di veicolare idee ed emozioni, ricordi e progetti, memoria e speranza.
(Antonio Miredi)
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La lezione inaugurale sarà tenuta dalla drammaturga e scrittrice Yasmina Reza, autrice di "La vita normale" . Il Salone ospiterà otto sezioni tematiche, tra cui la nuova sezione "Crescere", dedicata all'adolescenza e curata da Matteo Lancini
Tra gli ospiti internazionali confermati:
Joël Dicker (Svizzera), autore de "La verità sul caso Harry Quebert"
Jan Brokken (Paesi Bassi), che presenterà "La scoperta dell’Olanda"
Georgi Gospodinov (Bulgaria), vincitore dell’International Booker Prize 2023
Etgar Keret (Israele), con la sua nuova raccolta di racconti
Valérie Perrin (Francia), che presenterà il suo nuovo romanzo "Tatà"
Rie Qudan (Giappone), vincitrice del premio Akutagawa nel 2024
Saitō Kōhei (Giappone), filosofo e autore di "Capitalismo nella fase dell’Antropocene"
Adania Shibli (Palestina), che presenterà il suo romanzo d’esordio "Sensi"
Felicia Kingsley e Tracy Chevalier, attese soprattutto dal pubblico giovane.
Paesi Bassi e Campania: ospiti d’onore
L’Olanda sarà il paese ospite con il programma “La scoperta dell’Olanda”: oltre venti autori e autrici tra cui Arnon Grunberg, Marente de Moor, Lale Gül. Un viaggio nella parola neerlandese, tra ironia, impegno e libertà.
La regione ospite sarà la Campania: non solo Napoli e i suoi scrittori, ma l’intero patrimonio orale, poetico, musicale e filosofico di una terra in cui la parola ha sempre danzato col corpo.----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
PROGRAMMA COMPLETO E INFORMAZIONI--------------------------------------------------------------------------------------------------------
https://www.salonelibro.it/
domenica 11 maggio 2025
Per i 130 anni dalla nascita di Rodolfo Valentino una targa sulla casa natale di Castellaneta.
Un simbolico atto d’amore con richiamo al sole e al caldo vento del Sud, un convegno e la proiezione dell'ultimo film del regista pugliese Nico Cirasola, l'omaggio della città di Castellaneta che ha dato i natali al primo vero Divo della Storia del Cinema.
IL FIGLIO ILLUSTRE DI CASTELLANETA----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
«Dove il vento caldo e sabbioso del Sahara soffia oltre il Mar Mediterraneo, arrossando le bianche pareti degli edifici e riempiendo l'aria di pulviscolo cremisi, nella piccola cittadina d Castellaneta, in Italia, vidi per la prima volta la luce del giorno».
Così recita la nuova targa commemorativa svelata il 6 maggio scorso sulla facciata della casa natale di Rodolfo Valentino, in via Roma 116, a Castellaneta — già via Commercio 34.
Una citazione dello stesso Rodolfo Guglielmi, in arte Valentino, raccolta come una gemma della memoria, oggi ripresa per dichiarare, senza retorica, l’intimità profonda tra il figlio errante e la sua terra lontana.
Alla cerimonia erano presenti il Sindaco Giambattista Di Pippa e il Professor Antonio Ludovico, Presidente della Fondazione Rodolfo Valentino, che ha letto pubblicamente la citazione, restituendole la voce e il respiro che meritava.
La targa, semplice ed essenziale, si affianca idealmente a quella storica in bronzo e stile Liberty, donata nel 1926 alla città dalla comunità americana di Cincinnati, subito dopo la prematura morte dell’attore. Insieme, queste due lapidi dialogano: una rivolta alla memoria ancora viva del presente, l’altra ai fasti di un mito arrivato da lontano, in una Italia che non lo ha mai davvero considerato figlio e modello esemplare.
In pieno centro storico, negli spazi del Museo Rodolfo Valentino un incontro-convegno «Rodolfo Valentino – la famiglia, Castellaneta e l’Italia», con la partecipazione di numerosi studenti, e gli interventi degli studiosi ed esperti, con all'attivo diverse pubblicazioni su Valentino, Antonio Ludovico, Aurelio Miccoli e Antonio Miredi, che proprio a Castellaneta, esattamente trent'anni fa, in occasione del Centanio della nascita di Rodolfo Valentino, era stato premiato per aver curato e pubblicato nel 1995, Sogni ad occhi aperti la prima traduzione in Europa delle poesie scritte in inglese da Valentino nel 1923, Day Dreams A moderare l'incontro la professoressa Maria Teresa Stasolla.
Lettura di versi, lettere, foto a rappresentare le radici familiari e i contesti geografici e storici, la proezione di un estratto del film muto "Maciste contro lo Sceicco" curato da Pietro Manigrasso hanno dato l'occasione per riproporre il tessuto d’origine del Mito: il padre veterinario originario di Martina Franca, la madre francese, il paesaggio di pietra e vento in cui crebbe il piccolo Rodolfo. Un’identità ibrida, mediterranea e cosmopolita, destinata a diventare figura ambiguamente scomoda in America e nella stessa Italia fascista pronta ad ostacolare e boicottare i film del Divo.
In serata, la commemorazione si è conclusa con la proiezione del film «Rudy Valentino – Divo dei divi» di Nico Cirasola. Un film originale, con una cifra poetica visionaria e spiazzante rispetto alla videocinematofrafia biograica che si è negli anni sviluppata attorno al Divo, e che per questo merita una particolare attenta e articolata analisi da riprendere.
E così, tra le pietre bianche e il vento caldo di Castellaneta, questo omaggio discreto ma profondamente sentito che la cittadinanza e il Museo Valentino hanno dedicato al loro figlio più illustre di fama globale, possiamo anche pensarlo come un preludio anticipatorio di un focus di canto che nel mondo si intonerà l’anno prossimo, nel Centenario della morte di Rudy Valentino in coincidenza del Centenario della fine del Muto. Una nascita e una morte come perfetta circolare parabola di una incarnazione simbolica universale.
(Antonio Miredi)
martedì 18 febbraio 2025
NARRAZIONE ED EVOCAZIONE NELLA MOSTRA DI MARCO D'APONTE E GLORIA FAVA
A Torino la mostra DUE DI QUADRI alla Galleria Febo e Dafnei>
----- Marco D'Aponte e Gloria Fava, uniti in questa mostra e nella vita, ripropongono momenti del loro rispettivo percorso creativo nella intreressante mostra di Torino alla Galleria Febo e Dafne, in cui fumetto e pittura dialogano intrecciati in maniera parallela e distinta,con la colloborazione della Coopetativa Letteraria e visibile finpo al 1° marzo 2025.
Noto più come autore di fumetti, Marco D'Aponte non ha mai trascurato la pittura rimanendo fedele alla sua ispirazione prettamente narrativa con le diverse storie raccontate nelle pubblicazioni a fumetti riferite a precise fonti letterarie o storiche, senza però concedersi a un suo inviduale intimo psicologismo, privilegiando invece quella psicologia mitica collettiva che rende eroici e popolari i protagonisti scelti.
Eroi dello sport, protagonisti reali o immaginari riemersi da antiche e nuove letture, passioni giovanili pronte a imporsi con un occhio rappresentativo sovente ironico e sornione e con quel gusto anche un po' gotico, caro a certa tradizione letteraria e figurativa piemontese erroneamente ritenuta marginale. Il Grande Torino scomparso nella tragedia di Superga, lo spirito intraprendente di Tazio Nuvolari, e per arrivare a una delle ultime pubblicazioni, il genio artistico di Rubens, riproposti in maniera empaticamente coinvolgfente da non lasciare indifferenti i lettori.
La compenetrazione tra pittura, illustrazione, disegno e pittura risulta così ben amalgamata da invogliare a volte l'artista a intervenire nel lavoro della scrittura come sceneggiatore. Una conferma in prima persona della idea di letteratura disegnata che finalmente riscatta e ripropone il fumetto nella sua piena dignità artistica.
Profondamente ed esplicitamente evocativa l'ispirazione della pittura di Gloria Fava il cui percorso si affida ai ricordi, emozioni, sentimenti, vissuti nella realtà personale e collettiva. Trasfigurati ed epifanici, frutto fertile di ideali e sogni. Volti e spazi avvolti da una sospensione onirica del tempo, Uno spazio desiderante immaginario che parte da materiali tradizionali come la tela, la carta, i pigmenti per poi non disdegnare anche la reintrepretazione digitale. Un lavoro in cui la ricerca artistica può trovare soluzioni nuove e un estro originale rispetto alla sua attività in ombra di lavoro editoriale o di oganizzatrice di eventi espositivi.
giovedì 12 dicembre 2024
LA SICILIA COME MITO DI ORIGINE NEL CALENDARIO 2025 DELL'ARTISTA LORENZO MARIA BOTTARI
Continua l'appuntamento di fine anno con un Calendario dell'artista Lorenzo Maria Bottari celebrando la Sicilia come terra di origine del Mito e terra di origine della sua famiglia.Il Calendario presentato in anteprima con una mostra, curata da Carla Paola Arcaini, di una serie di dipinti all'Auditorium della Biblioteca di Peschiera Borromeo.
Un calendario ricco di tutti i colori della sua accesa tavolozza e di tutti i colori allegri e magmatici della terra siciliana, in una galleria epifanica che attraversa lo scorrere danzante dei dodici mesi.
I mostri di Villa Palagonia, i Templi della antica Grecia, il racconto scarlatto dei Pupi, le affabulazioni dei carretti siciliani, la Venere di Morgantina, le vigne care a Dioniso a ridosso del vulcano, le libellule ciclopiche, le feste cittadine, le Chiese barocche.
Un tripudio di immagini accompagnate dalle citazioni critiche, i ricordi fotografici con altri affermati artisti che hanno lasciato un segno nella storia dell'Arte, di una vita che è il percorso di un viaggio, iniziato con Palermo come giovane arista pronto a lasciare la terra di origine senza mai abbandonare le radici e con i continui ritorni nella propria cara terra e che in tutti questi anni si è rivelato un commosso e affettuoso atto d'amore-
"...Le mitizzazioni di quasi tutti i suoi lavori pittorici sono sempre partiti da ricordi infantili, dedideri di forme e colori, mai astratti ma carnalmente carichi di debordante esuberanza...Vengono così in mente le narrazioni affabulatorie recitate per le strade siciliane con le scenette dei poemi o le sagome dei pupi coi loro fili..."
Antonio Miredi
lunedì 15 aprile 2024
LOVERS FILM FESTIVAL: AL CINEMA PER MUOVERSI E COMMUOVERSI
Al via il 16 Aprile il Lovers Film Festival numero 39, diretto da Vladimir Luxuria, con il motto che campeggia sul bel manifesto MOVIES MAKE you MOVE. Molti ospiti per molti film a tematica LGBTQ+. Leggerezza e impegno civile con un messaggio inclusivivo perchè più diritti per tutti significa più libertà per tutti.
In attesa dei suoi primi 40 anni, e anticipato con la prima visione italiana, alla fine del febbraio scorso al Cinema Reposi del film in lingua originale ESTRANEI (ALL OF US STRANGERS), si apre il 16 Aprile 2024, la 39esima edizione di Lovers Film Festival, Rassegna Cinematografica a tematica LGBTQ+, unico in Italia e, a detta degli orgnizzatori, unico in tutta Europa. Un Festival che ha precorso i tempi e visto i tanti cambiamenti sociale e culturali avvenuti nel nostro Paese in termini di diritti per tutti e di inclusione. Quando fu fondato da Gianni Minerba e Ottavio Mai, il Festival si chiamava "Da Sodoma ad Hollywood". Nel frattempo nella nostra società riguardo all'orientamento e alla identità sessuale molto è cambiato soprattutto nel linguaggio. Il termine Lovers è decisamente meno ghettizzante e più riferibile al sentimeno dell'amore e mai come in tempi di follia distruttiva e di focolai di guerra accesi nel Disordine Globale, il sentimeno dell'amore rimane il sentimento più importante.---------------------
In questi ultii anni la direzione affidata a Vladimir, persona intelligente, impegnata socialmente, con un passato politico ma anche personaggio televisivo e mediatico molto presemte nella gioiosa frivolezza, ha ridato al Festival una nuova freschezza che ne che ha garantito il successo.
Il Festival è dedicato alla memoria di Sandra Milo già madrina in una passata Edizione, gioosa icona gay, scomparsa nel gennaio scorso. Ben due madrine quest'anno, ad aprire e chiudere il Festival: Maria Grazia Cucinotta e Nancy Brilli.
Al Cinema Massimo un programma fittissimo, bel 53 film fra lungometraggi, corti, documentari, e con ospiti di richiamo. Innanzitutto l'attore britannico Rupert Everett a cui verrà assegnato il premio alla carriera Stella della Mole. Ruper Everett sarà anche protagonista insieme al giornalista Vincenzo Patanè per parlare di Lord Byron attraverso un docufilm del 2009, e per la presentazione del film del 1984 "Another Country" che consacrò il suo successo.
Il Manifesto del Festival quest'anno è stato affidato a una disegnatrice di fumetto, l'altoatesina Valentina Stecchi : Sullo schermo di un Cinema ideale il bacio di due uomini mentre in sala una coppia eterosessuale a sua volta abbracciata si bacia, più inclusivo di così!
Uno dei momenti di leggerezza, ma sempre all'insegna di una difesa dei diritti e resistenza a ogni forma di violenza, fobia e odio sociale sarà offerto con la presenza fra gli ospiti della cantante Big Mama, dopo la favorevole accoglienza avuta all'ultmo Sanremo e reduce da un suo intervento all'Onu.
Per chi ama la Letteratura un documentario fra i più attesi è la riproposta di "The Capote Tapes" di Ebs Burnough. Nel centenario della nascita di Marlon Brando, introdotto dal nuovo Direttore di Torino Film Festival, Giulio Base introdurrà il film del grande regista Huston, Riflesi in un occhio d'oro, in cui Brando recita inieme a Elisabeth Taylor.
Reflections in a Golden Eye con Marlon Brando ed Elisabeth taylor (fotogramma)-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Tutto il Programma del Festival insieme alle mille curiosià, anticipazioni e foto, sul sito ufficiale e sulla pagina Facebook--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
https://www.loversff.com/it/ospiti-del-festival/--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
https://www.facebook.com/LoversFilmFest
venerdì 29 dicembre 2023
IL MITO DELLE SIRENE NEL CALENDARIO 2024 DELL'ARTISTA LORENZO MARIA BOTTARI
E' diventato un appuntamento ricorrente negli ultimi anni creare un Calendario d'Arte per salutare il nuovo anno, e per questo 2024, pronto a entrare nelle nostre case, l'artista Lorenzo Maria Bottari si è ispirato al Mito delle Sirene, creature multiformi marine e celesti, che nel Mediterraneo italiano hanno trovato il loro definitivo approdo
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E' ormai come un ricorrente evento augurale, propizio e creativo, quello di Lorenzo Maria Bottari di salutare il nuovo anno e farlo entrare nelle nostre case con un Calendario d'Arte, ispirandosi a una figura, un tema, una storia. Un vero atto d'amore che negli ultimi anni ha omaggiato e raccontato la poetessa Alda Merini, con una presentazione alla Casa Merini di Milano, e Pinocchio nel Paese dei Tarocchi, presentato a Collodi. Due emozionanti occasioni che confermano la natura nomade e attiva di una artista con il coraggio di vivere solo del suo artigianale lavoro creativo, nella fedeltà di una libertà ispirativa arricchita dal viaggio continuo della vita, al di là delle comode mode o strategie di un Mercato che ha smarrito rischio e passione.
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COME UN MODERNO ODISSEO-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Nel ripercorrere i luoghi, le figure, i protagonisti della scena artistica, in particolare mediterranea, il viaggio mitopittorico di Lorenzo Maria Bottari è quello di un moderno Odisseo, senza la nostalgia di un Nostos, sapendo
come Kavafis che Itaca non è una meta finale ma il bel viaggio che arricchisce e che rinnova.
L’Itaca è la Palermo delle origini, della mitica Sicilia in cui l’artista si è impregnato della panica istintuale forza magmatica di Renato Guttuso, facendola propria con una cifra ancora più selvaggia e debordante nel colore e nelle forme
In una mappa mediterranea, pronta a toccare le sponde di Puglia, Calabria, fin sulle coste liguri, in cui la presenza del Maestro Wifredo Lam, familiare a Picasso e Mirò, si è rivelata preziosa lezione per passare dalla tavolozza degli accesi colori all’artigianale laboratorio della ceramica di Platino.
E al centro di questa mappa, la Campania Felix, e il suo variopinto magnifico golfo, già miticamente cantato da Omero e dove la traiettoria delle sirene, creature allo stesso modo celesti e marine hanno trovato riposo, entro l’azzurrina corona di un arcipelago tra i più stupefacenti...
Lungo questa mappa e il suo viaggio Ibrahim Kodra quivi dalla frenetica metropoli milanese ha scelto il suo aristocratico ozio estivo, di mondanità e cultura; un richiamo anche irresistibile per Lorenzo Maria Bottari che con il Maestro albanese ha avuto un lungo sodalizio d’arte e amicizia.
Le sirene, si diceva, eterne creature esperte di metamorfosi, maestre di ogni seduzione di conoscenza e desiderio. Seduzione senza la quale il canto della poesia e della pittura resterebbe effimero, come a dire muto.
Antonio Miredi
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Libreria Psiche di via Madama Cristina a Torino----------------------------------------------------------------------------------------------
.................................Edicola lagrange di via Lagrange a Torino
domenica 12 novembre 2023
AL CINEMA COME EVENTO SPECIALE SPLENDE "L'ENIGMA ROL"
La figura di Rol aleggia come mistero ed enigma in un film di Anselma Dell'Olio in cui fiction, animazione e il documento di testimonianze dirette si intrecciano in un gioco di ombra e di luce. Una figura poliedrica pronta a dividere i giudizi ma che rimane ancora viva nella memoria, come il successo al botteghino ha dimostrato. Torino, sua città natale, aveva già ricordato e celebrato la magnetica presenza di Rol con un evento all'Eridano.
LA LUCE COME OMBRA DI DIO NELLA FIGURA DI ROL
di Antonio Miredi-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Dopo aver realizzato tre film documentari su tre figure del Cinema in cui il genio della regia ha saputo rappresentarsi, Ferreri, Fellini, Zeffirelli, Anselma Dell'Olio torna dietro la macchina da presa occupandosi questa volta di una figura completamente al di fuori il mondo della celluloide, ma non per questo meno complessa, affascinante, poliedrica: Rol, protagonista al centro della vita sociale e culturale a Torino, in Italia e fuori gli stessi confini nazionali, del Novecento. La figura di Rol del resto era continuamente evocata già in due precedenti docufilm realizzati, Fellini e Zeffirelli, ed è sembrato a questo punto doveroso e quasi un "destino" per la regista imbattersi pienamente sul suo "enigma".
Non era facile, senza voler ripetere certi scontati canoni del classico documentario, trattare un personaggio complesso e pronto a suscitare giudizi contrapposti, a cominciare dal tentativo di dare una definizione stessa della identità di collocazione sociale. Chi è stato, e per certi aspetti chi è ancora oggi Rol? Un sensitivo, un prestigiatore, un mago, un mentalista, un illusionista...? A confondere le carte è stato lo stesso Rol, il quale ha avuto occasione di ribadire di non essere nessuna delle etichette affibbiate ma di possedere semplicemente alcune possibilità.
Non era facile, si diceva, affrontare una figura spiazzante e non facilmente collocabile, Anselma Dell'Olio ci prova con una indovinata e felice formula, amalgamando in maniera armoniosa tre diversi mezzi espressivi, la fiction, l'animazione e la testimonianza documentaristica. Una scelta che permette il dispiegarsi di un senso di magia e di mistero attorno alla sua figura anche nell'articolarsi di ricordi affabulatori, pensieri e considerazioni diversificate e a volte in contrasto.
In questa cornice, la messa in scena teatrale della fiction e dell'animazione si prestano come fulcro centrale di un film a tutti gli effetti, pur avvalendosi del documento oggettivo delle testimonianze, in un contesto di vissuto di umana empatia e creativa narrazione. Il titolo stesso del fim Enigma Rol ci riporta alla matrice di questo discorso. L'enigma, pur possedendo come nucleo profondo una verità da rivelare e stanare, etimologicamente è riconducibile alla forma di un racconto capace di declinarsi in più provvisorie soluzioni. L'enigma è come il gioco speculare di luce e ombra, senza poter far a meno dell'uno o dell'altra.
Un gioco di luminosità e oscurità che segna lo sviluppo di tutto il film a cominciare dalla prima scena di finzione cinematografica (che non a caso ritorna anche alla fine prima dei titoli di testa) in cui il protagonista osserva e cammina solitario lungo una spiaggia sabbiosa, la cui luminosità risulta esaltata dal riflesso dell'azzurro marino.
Detto per inciso, gli occhi di Rol erano di un azzurro così intenso da poter sembrare persino accecante.
Questa umanissima solitaria pensosità appare anche esistenziale paradigma di un uomo che per paradosso ha amato anche vivere e circondarsi di persone famose e importanti facilitato dalle sue doti personali e dal ceto alto borghese torinese della famiglia da cui proveniva. Nel film il senso di vegliarda solitudine il protagonista la rivive in un altro bel momento ripreso della finzione, quando Rol bambino dopo la lettura del libro Le avventure di Pinocchio di Collodi, lo porta a dire di sentirsi bambino vecchio in mezzo ai bambini e vecchio solo fra i vecchi.
Una riflessione che si caratterizza anche nell'animazione dove, simile a Pinocchio, solitario si allontana lasciando una scia di magica poesia.
Non sempre tuttavia la finzione cinematografica riesce a convincere. La scena dell'incontro con Mussolini, nonostante l'accuratezza scenografica con cui viene rievocata, sembra più un momento parodistico, a causa della troppa somiglianza fisica dei due personaggi che distoglie dalla reale drammaticità della situazione. Più felice l'idea, sempre nella finzione, di lasciare senza nessun dialogo e spiegazione, in un'altra scena che si ripete all'inizio e alla fine del film, la figura misteriosa di una fanciulla in un interno con un armadio, degli oggetti, dei vestiti. Una cammeo che ha la grazia di una epifania.
La regista Anselma Dell'Olio non traccia una vera esauriente biografia di Rol rifiutando un lineare didascalismo e uno scavo psicologico del personaggio, preferisce lasciare tracce, scie, rimandi, e in qusta dimensione sospesa e allo stesso tempo avvolgente, lascia alla parola dei racconti delle testimonianze, alla vividezza dei ricordi, alle opinioni degli intervistati il compito di sviluppare una tela narrativa dentro la quale tutte queste voci così diverse tra loro, figure sociali e professionali di artisti, amici di famiglia, scrittori, politici, imprenditori, esperti di scienza, diventano alla fine essi stessi personaggi.
Tra le testimonianze, quella dell'artista Barbara Tutino, la quale avendo abitato nello stesso palazzo torinese di via Silvio Pellico angolo Corso Massimo D'Azeglio, davanti al Valentino, in cui ha vissuto Rol, riesce a fare un quadro assai convincente e vivo, riprendendo una famosa e bella definizione dello stesso Rol, ripresa da Albert Einstein, sul concetto di LUCE come OMBRA DI DIO.
In questo quasi assioma si può riassumere il senso di tutto il film, che non vuole offrire nessuna verità piuttosto ricordarci che la vita non si spiega con la sola ragione e che il mistero e l'ignoto segnano quel confine in grado di stimolare e arricchire la nostra curiosità, la meraviglia, l'empatia umana. E in questo gioco di ombra e luce, possiamo ripensare alla figura di Rol come un "illuminato", riprendendo quello che Franco Zeffirelli ha avuto occasione di dire parlando di Rol in una trasmissione televisiva. Un illuminato che ha saputo stupire riuscendo a scardinare e mettere disordine sul piano della percezione della realtà, rimanendo uomo fra gli uomini, ancora oggi, come luminosa presenza.
(Antonio Miredi)
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Gustavo Adolfo Rol a Torino è nato ed è morto (20 giugno 1903 – 22 settembre 1994) e a San Secondo di Pinerolo, non molto lontano dalla città subalpina riposano le sue spoglie mortali. A Torino e a San Secondo la magnetica figura di Rol spesso viene ricordata e celebrata. Uno di questi ultimi eventi ed occasione per riunire amici, testimoni, persone legate in qualche modo a Rol, è stato quello vissuto il settembre scorso al Circolo Eridano di Torino, a ridosso del fiume Po e proprio dirimpetto a quel Valentino su cui Rol in vita poteva avere occasione di affacciarsi, e organizzato da Loredana Roberti e Susanna Medda Evento in cui in una conferenza sono intervenuti la scrittice oggi più qualificata a parlare di Rol, Paola Giovetti e l'ingegner Antonio Manzalini, sensibile studioso del rapporto fra la Fisica Quantistica e la vita umana. Un evento che ha visto la partecipazione attenta e motivata di tante persone arrivate da fuori Torino. Loredana Roberti è anche la principale anima di un gruppo social dedicato a Rol che permette non solo di mantere viva la memoria ma di creare continue occasioni di incontro, scambio spirituale ed empatico, attorno alla figura straordinaria di Rol
mercoledì 27 settembre 2023
L'ARTISTA LORENZO MARIA BOTTARI RENDE OMAGGIO A MODICA E ALLE SUE BAROCCHE CATTEDRALI
Alla Società Operaia di Mutuo Soccorso di Modica, Lorenzo Maria Bottari torna nella cittadina che ha dato i natali a Quasimodo con un nucleo corposo di Opere con al centro i gioielli barocchi del Duomo di San Pietro e di San Giorgio
FRA SIRENE E DRAGHI IL PRODIGIOSO
MEDITERRANEO DI LORENZO MARIA BOTTARI ------------------------------------------------------------------------------------------------------ --------------------------------------------------------------------------------------------------------di ANTONIO MIREDI
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Salvatore Quasimodo
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I due gioielli di pietra del prodigioso barocco di Modica, con le facciate del Duomo di San Pietro e quello di San Giorgio, così riconoscibile e così diverso dal barocco di altri luoghi, nella pittura di Lorenzo Maria Bottari splendono entrambi di un azzurro celeste che è poi lo stesso azzurro marino delle sponde a scogliera d'approdo delle Sirene di Positano, dove l'artista ha tenuto la sua ultima mostra d'estate.
E sulla rotta mediterranea, novello moderno Odisseo, ora Lorenzo Maria Bottari ritorna alla sua nativa Sicilia, toccando ancora una volta la bella Modica, dove l'ultima volta con la sua antologica era stato omaggiato dalla presenza dell'artista Guccione, luogo familiare anche in virtù del sodalizio ideale e quasi sognato vissuto col poeta Salvatore Quasimodo, con la sua tavolozza festante e al contempo intimamente dolente, come del resto è tutta la poesia quasimodiana.
Una dolenza non ripiegata verso una memoria senza speranza, capace invece di aprirsi ai prodigi già abitati dal Mito e che ancora convivono in questa terra riarsa dal sole, dolce e ruvida come sa esserlo la particolare cioccolata di Modica, se solo sappiamo riconoscere e ritrovare le perdute cose.
Le creature mostruose per l'artista sono sempre creature di prodigiosa bellezza e conoscenza, come nel canto d'abbraccio delle Sirene o nel Drago pescato più che ucciso da San Giorno, con le sorridente dolcezza delle sue fauci. Quello che si lascia non è mai perduto ma sempre nuovo agli occhi dell'amore innocente e dell'arte genuina. (Antonio Miredi)
Lorenzo Maria Bottari, Le chiavi di Sn Pietro, 2023- tecinica mista su tela, cm 100x80
Lorenzo Maria Bottari, San Giorgio e il Drago, 2019, tecnica mista su tela, cm 70x50
mercoledì 19 luglio 2023
A TORRE PELLICE LE FORME SCULTOREE DI ENZO SCIAVOLINO E LE FOTOGRAFIE DI ELSA MEZZANO
Nello spazio espositivo Open ADA l’artista Enzo Sciavolino e la fotografa Elsa Mezzano formano un Teatro di forme scultoree dinamiche e di foto plasticamente vivide, e il mare come elemento figurativo nella sua doppia dimensione di ludica giocosità e dramma umano, con la cura e testo critico di Monica Mantelli, chiamata a dirigere artisticamente gli eventi d’arte inaugurati dal febbraio di quest’anno.
Lo spazio espositivo Open ADA di Torre Pellice
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Merita un viaggio anche in giornate di torrido luglio, la mostra di Sciavolino e Mezzano a Torre Pellice, amena cittadina della Val Pellice nel lembo occidentale del Piemonte quasi al confine con la Francia, per poter entrare in una sorta di Teatro del mare attraverso opere su tela, in legno dipinto, plexiglas e metallo. Trattasi di dinamiche forme scultoree e le fotografie su carta in un intenso bianco nero che si rivelano epifania di uno sguardo pronto a cogliere la drammaticità di queste forme. Titolo della mostra, Interaction. Tornare a scolpire il mare, con testo critico e cura di Monica Mantelli.
Due piani di livelli grazie a una scala in legno che fa da naturale cornice verticale, quasi un invito a non fermarsi alla orizzontalità del mare e delle cose. E’ un mare a più dimensioni quello raffigurato dall’artista in una celebrazione della verticalità che trova il suggello ideale in una figura celeste per eccellenza, quella di un angelo.
Le sinuose onde marine azzurrine che poi sfumano in un turchese celeste di grande suggestione poetica. Vi è un profondo rapporto tra il mare come luogo geografico e spazio metaforico vissuto dai poeti, abituali naviganti di bellezza e sogni chimerici e che possono ritrovare in Sciavolino tanta familiarità e interiore affinità.
In questo allestimento di nuova produzione del piano inferiore dedicato a Sciavolino si respira una brezza ludica e fanciullesca che non deve tuttavia trarre in inganno.
A ben sottinearlo è la stessa curatrice della mostra, Monica Mantelli, nel testo di presentazione: “Non è un caso che il suo linguaggio, tra calambour sorprendenti e medaglioni sospesi, incisioni allegoriche, armadietti apparentemente familiari, aprendosi rivelano crono-tragedie”.
Innanzitutto quelle tragedie che ogni giorno si vivono nel nostro mar Mediterraneo diventato per molti disperati una tomba a cielo aperto.
Tragedie che il mondo vuole ignorare, dimenticare, non guardare e che l‘artista con coraggio e denuncia civile sa mostrarci.
Simbolo universale di questa tragedia che si consuma in mare quel bambino di tre anni ritrovato riverso sulla spiaggia sabbiosa della costa della Turchia di anni fa. una foto di cronaca che quando fu pubblicata suscitò indignazione proprio per essere stata pubblicata, quando l’indignazione invece dovrebbe essere contro la nostra indifferenza.
Sciavolino a questa creatura innocente dedica una opera tra le più strazianti e lo fa con la dolcezza di una poesia.
A completamento dellla mostra, al piano superiore col titolo Lo sguardo di Elisa , ventiquattro fotografie in bianco e nero su carta pregiata e sviluppate in camera oscura. Fotografie delle opere scultoree di Sciavolino, anche compagno nella vita reale dell'artista fotografa, il cui sguardo coglie la plasticità drammaticamente poetica in un gioco di luce e ombra originale ed espressivo. A testimonianza di un percorso creativo dell'artista di tutto rispetto, un autoritratto e una suggestiva grande immagine orizzontale su tela, esposta alla Biennale di Venezia nel 1978, di grande fascino in cui l'artista Enzo Sciavolino viene ritratto nudo in una galleria di più pose sotto un albero in maniera così naturale da confondersi e mimetizzarsi con l’albero stesso. Non dimentichiamo che prima ancora di essere umani siamo stati alberi. (Antonio Miredi)
ENZO SCIAVOLINO
ENZO SCIAVOLINO
ENZO SCIAVOLINO
ENZO SCIAVOLINO
ELSA MEZZANO
ELSA MEZZANO
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