Segno del Capricorno - Tavola di Johannes Hevelius, astronomo del 1600
Maurizio Pollini, Umberto Eco, Severino Gazzelloni, Friedrich Dürrenmatt, Arturo Benedettii, Diane Keaton...e chissà quanti altri nomi legati alla musica, all’arte, alla cultura, cosa hanno in comune? L’essere nati lo stesso giorno: il 5 gennaio, dunque Sotto il Segno del Capricormo.
RadioTre rende omaggio con il titolo “Il giorno del Capricorno” all’ottantenne Eco e al settantenne Pollini, con una serie di eventi musicali e culturali nell'arco della giornata, fino a Mezzanotte.
Il Maestro Pollini al pianoforte suona il genio romantico di Schuman (risorsa YouTube)
Dal film tratto dal più famoso romanzo di Eco, Il nome delle rosa, di Annaud, 1986
Un giovanile autoritratto di Renato Guttuso (collezione privata)
Renato Guttuso nacque a Bagheria il giorno di Santo Stefano dl 1911 ma all'anagrafe per polemica ed esplicita volontà paterna, la sua nascita fu annunciata il 2 gennaio del 1912, giusto cento anni fa.
Ieri sera, sul tardi, RAI STORIA , un canale digitale fra i più interessanti e vero esempio di servizio pubblico a favore della Cultura e della Memoria (guai a snaturarne l'attuale fisionomia!) ne ha ripercorso la carriera artistica con l'intervista esclusiva di Giancarlo Bocchi del 1986, poco prima della morte dello stesso artista, insieme a filmati d'epoca e la presentazione di opere anche poco conosciute.
In questo omaggio di AM_ART alla sua figura di grande artista dotato di umana cultura e impegno sociale, attraverso la sua pittura espresionistico-realista, ecco una rivisitazione al suo esordio simbolico-metafisico, poco conosciuto. Guttuso già giovanissimo capì che per crescere umanamente e artisticamente occorreva aprirsi al mondo, ai nuovi fermenti culturali e cambiare città. Ebbe così modo di confrontarsi e conoscere le personalità in vista del tempo; i primi lavori pittorici risentono così degli influssi ricavati dal Futurismo, dal Simbolismo e dalla Metafisica. Certo, per la sua origine e la sua natura, restava comunque legato al colore espressionistico che nel tempo si preciserà sempre più carico di ideologia politica e di forza e denuncia sociale.
In pieno Fascismo Guttuso è chiamato alla Quadriennale di Roma con un olio intitolato Palinuro, simbolicamente metafisico, e proprio l'anno in cui la Quadriennale rifiutava invece di esporre il vero grnde metafisco, de Chirico.
Sempre negli anni giovanili del Fascismo, nonostante da studente l'artista avesse fatto parte, come quasi tutti gli studenti dell'epoca, del GUF, la sua ispirazione e vocazione pittorica andava prendendo le occasioni di una polemica con quadri come "La fucilazione" e "La fuga dall'Etna". Con la famosissima "Crocifissione" dei primi anni quaranta, la sua denuncia ormai è talmente manifesta, al punto che il quadro susciterà scandalo e la riprovazione da parte dei rappresentanti della Chiesa e del Regime.
Guttuso, Il faro olio del 1931
L'atmosfera dichiaratamente metafisica dell'opera ha qui la solitudine e la calura di una citttadina marina mediterranea.
Guttuso, Palinuro 1931
In questo corpo nudo di giovane naufrago morto c'è la eco simbolico-mitica della classicità ammantata di richiamo alla bellezza dell'antica grecità, cantata da Omero e da Virgilio. Palinuro era infatti il fedele nocchiero di Enea, "sacrificato" dalla volontà dei Numi per permettere al Principe troiano di giungere a destinazione. La modernità di una psicoanalisi divulgatrice e approssimativa ha "trasferito" il sacrificio di Palinuro, nella galleria dei tanti complessi contemporanei. In questo caso il Complesso di Palinuro inteso come l'incapacità di finire un progetto o di arrivare a una conclusione proprio quando tutto sembra a portata di mano. Nel mito di Palinuro, l'eroe naufraga proprio di fronte alla costa campana che ancora oggi porta il suo nome.
Il suggestivo Capo Palinuro
Guttuso, Fuga dall'Etna 1938
In questa "fuga" l'espressionismo realista dell'artista ha tutta la maturità e la forza vorticosa sociale di tante altre opere successive. Evidenti e nascosti ci sono anche citazioni al Futurismo di Boccioni e al Cubismo di Picasso.
Boccioni, La città che sale
Picasso, dettaglio da Guernica del 1937
Guttuso, La Crocifissione 1941
Un martirio del Cristo ai giorni oggi. Lo stesso Guttuso dichiarò che in questo quadro vi aveava inserito tutti coloro che ancora subissconi "oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee".
Il groviglio vorticoso dei corpi nudi, persino Maria (la Maddalena o la stessa Madonna?) appare nella sua umana drammaticità di corpo senza veli, i colori accesi, la denuncia di ogni violenza e sopraffazione, furono per la Chiesa e il Fascismo, seppure con diverse angolazioni e motivazioni, motivo di scandalo e vergogna.
Guttuso, Fucilazione in campagna, 1937
Questa fucilazione fu ispirata dala vile e atroce fucilazione subita in Spagna dal dolce e grande poeta Garcia Lorca. Guttuso amò per tutta la via anche la forza della poesia che vedeva anche nel rosso acceso delle sue tante bandiere rosse del PCI in cui poi militò.
Dai "Sonetti dell'amore oscuro" di Lorca
Sonetto del dolce lamento
"Tengo miedo a perder la maravilla
de tus ojos de estatua, y el acento
que de noche me pone en la mejilla
la solitaria rosa de tu aliento.
Tengo pena de ser en esta orilla
tronco sin ramas; y lo que màs siento
es no tener la flor, pulpa o arcilla,
para el gusano de mi sufrimiento.
Si tù eres el tesoro oculto mìo,
si eres mi cruz y mi dolor mojado,
si soy el perro de tu señorìo,
no me dejes perder lo que he ganado
y decora las aguas de tu rìo
con hojas de mi otoño enajenado.
Temo di perdere la meraviglia
dei tuoi occhi di statua e la cadenza
che di notte mi posa sulla guancia
la rosa solitaria del tuo respiro.
Temo di essere lungo questa riva
un tronco spoglio, e quel che più m'accora
è non avere fiore, polpa, argilla
per il verme di questa sofferenza.
Se sei tu il mio tesoro seppellito,
la mia croce e il mio fradicio dolore,
se io sono il cane e tu il padrone mio
non farmi perdere ciò che ho raggiunto
e guarnisci le acque del tuo fiume
con foglie dell'autunno mio impazzito."
(Traduzione di Claudio Rendina)
Il sonetto ripreso nel divertssement audiovisivo, comunque originale, di Yozatarra (risorsa YouTube)
L'omaggio a Lorca dell'intensa voce di Amacio Prada
(Da risorsa YouTube ): documental Pra Habana..., filmado en febrero de 2009. Semana Cultural "Leoneses en La Habana", organizada por la Embajada de España. Más videos en http://www.amancioprada.com
Giulio Einaudi davanti alla gigantografia del logo della sua Casa Editrice
Il 2 gennaio di cento anni fa, nasceva a Dogliani, il piemontese Giulio Einaudi. Un cognome importante per l'Italia Repubblicana, suo padre sarà il secondo Presidente d'Italia risorta dopo l'ultima guerra.
Per molte generazioni di italiani, Giulio Einaudi significa tout cout la prestigiosa Casa Editrice Einaudi. La fondò a Torino nel novembre del 1933, in pieno Fascismo, e aveva appena 21 anni.
Il Regime non amava gli spiriti liberi e fieri, e la Casa Editrice fu subito presa di mira, al punto che Einaudi due anni dopo sarà prima arrestato e poi mandato al confino.
Con la ritrovata libertà e la voglia di riscatto e fiducia che allora l'Italia viveva, Einaudi per la sua Casa si avvalse subito di grandi nomi: Cesare Pavese, Elio Vittorini, Italo Calvino...solo per fare pochi nomi.
La pubblicazione dei "Quaderni" e delle "Lettere dal carcere" di Antonio Gramsci, diedero al marchio dello Struzo una sua precisa fisionomia ideologica ma l'eclettismo culturale e prestigiose collane come La Biblioteca Storica, I Coralli o I Millenni, oltre alle Grandi Opere, ne hanno fatto anche un marchio di prestigio non solo in Italia. La fierezza della Casa è stata tutta anche nella scelta del suo logo, che ha una storia affascinante che lo stesso Editore ha avuto occasiobe di scrivere e che si può leggere ancora oggi visitando il sito della Casa Editrice.
L'immagine dello Struzzo che stringe nel becco un chiodo, Einaudi la rilevò dalla Rivista "La Cultura" ma la sua composizione risaliva al Cinquecento e fu creata da Paolo Giovio che vi inserì il famoso motto che campeggia ancora sulla marca: "Spiritus durissima coquit". Il grande intellettuale Norberto Bobbio ha precisato e rinnovato il suo spirito riscrivendo l'altro motto" Uno Struzzo che non ha mai messo la testa sottola sabbia"
Il simbolo nel tempo è stato anche ridisegnato da grandi artisti contemporanei. Del logo originario si conserva una raffinata versione di Giacomo Manzù realizzata nel 1961. Per la collana dei Tascabili, Lo Struzzo che corre è nientemeno che un disegno regalato all'Editore dal geniale Picasso nel 1951. E nell'ottobre del 2000, in occasione della Fiera di Francoforte, è stata infine presentata una rinnovata versione, bellissima e stilizzata di Paolini, che sarrebbe piaciuta tantissimo allo stesso Einaudi, mancato l'anno prima realizzata a testimonianza di un cambiamento ancorato però alla sua tradizione. Nel !994 la Casa infatti, dopo un periodo di grave crisi finanziaria, fu comprata dalla Mondadori, entrando nella galassia mediatica di Berlusconi.
Chissà cosa avrà provato allora l'ex fondatore ed ex proprieitario, forse gli sarà venuto in mente e in aiuto il motto del suo fiero Struzzo. " Spiritus durissima coquit" significa infatti: "Lo spirito digerisce le cose più dure"
(Antonio Miredi)
Giulio Einaudi in una foto giovanile
Il logo disegnato dall'artista Giacomo Manzù
Il disegno di Picasso
La stilizzata vorticosa interpretazione di Paolini
L'Europa ha scelto come suo Inno ufficilae "L'Inno alla Gioia" del grande Beethoven: un omaggio a un genio universale che, su un testo del poeta Sciller, ha musicato e scritto un Manifesto di Civiltà.
Oggi l'Europa sta attraversando uno dei suoi periodi più difficili, dopo la Seconda Guerra Mondiale e le tensioni della Guerra Fredda, proprio perchè ha puntato più su una moneta comune dimenticando che la struttura economica è inscindibile da una alta e sociale visione culturale. Quello che si è ultimamente costituito, l' inaccettabile duopolio franco-tedesco deve con coraggio e forza essere scoraggiato da tutti gli altri Paesi della Comunità. E' paradossale che a soffrire di più della crisi siano la Grecia, culla di civiltà non solo dell'Europa ma dell'intero Occidente, e l'Italia, Stato Fondatore che con la cultura latina, accanto a quella germanica, ha dato una fisionomia all'Europa a partire dal Medioevo. Forse si sta pagando anche l'errore di non aver considerato e inserito nella Costituzione Europea le imprescindibili Radici Cristiane, per un malinteso senso della Laicità. Laicità non significa infatti privilegiare una concezione economica che non parta dalla uguaglianza, seppure nella differenza, dei popoli e delle nazioni che costituiscono la matrice fondante dell'Unione Europea.
Proviamo allora a ritrovare nell' Inno di Beethoven il suo senso profondo e più genuino per ripensare un' Europa di autentica Civiltà. (Antonio Miredi)
Uno spettro si aggira per l'Europa. Lo spettro dello spread...Una parola che la maggior parte degli italiani l'anno scorso non conosceva e che, in questi ultimi mesi di 2011, ha rappresentato un tormentone di angoscia e che in Italia ha contribuito a scalzare una maggioranza di Governo nata solidissima.
Nella notte di fine anno si ha la cattiva abitudibe di buttare dalla finestra tutte le cose vecchie o brutte...Facciamolo metaforicamente: buttiamo dalla finestra lo "spread" e quello che rappresenta in termini di potere ed egoismo finanziario, da una parte, e più povertà e indebitamento per la maggior parte delle persone che di sicuro non l'hanno prodotto. La favola che ci hanno raccontato nel dirci che paghiamo per aver vissuto al disopra dei nostri mezzi è una favola perchè semmai a vivere così è stata una minoranza e l'avidità di ogni casta arricchitasi sulla pelle del Paese. Indigniamoci pure ma questa notte brindiamo all'Anno Nuovo insieme alla bellezza della Musica e alla fiducia nella Vita. Buon Anno.... in tutte le lingue del mondo (AM_ART)
L'arte sacra sublime di Bach in questa parte di Oratorio ( risorsa YouTube)
Anora Bach con la sua GLORIA (risorsa YouTube)
Michael Bublè, Cold December Night
L'Album di Bublè, "Christmas" ha scalzato Tiziano Ferro in questa ultima settimana di 2011 piazzondosi al primo posto di vendita. Ed è la prima volta, secondo il settimanale Sorrisi e Canzoni che succede a un cantante straniero con un Album con canzoni natalizie. In Italia ci è riuscito solo Bocelli.
L'unico inedito e brano natalizio più "profano" è questo delizioso motivo che inneggia al bisogno d'amore che si fa più urgente soprattutto in un freddo dicembre di fine anno....
"Le calze sono appese con cura
Mentre i bambini dormono con un occhio aperto
Bene, ora c’è molto di più rispetto a giocattoli e doni
Perche sono vecchio ora, ma non ho finito di sperare
Lo scintillio delle luci
Mentre i canti di Natale riempiono la casa
Il vecchio san Nicolò ha preso il volo
Con il cuore a bordo quindi per favore fate attenzione
Ogni anno chiedo molte cose diverse
Ma ora il mio cuore sa cosa vuole che tu porti
Quindi, per favore innamorati di me questo Natale
Non c’è nient’altro di cui avrò bisogno questo Natale
Non scarterò sotto l’albero
Voglio qualcosa che duri per sempre
Quindi baciami in questa fredda notte di dicembre
Un albero che profuma di pino
Una casa piena di gioia e risate
Il vischio dice mettetevi in fila
La solitudine è quello che ho catturato
Oh, ma questa sera può essere una notte santa
Mettiamoci davanti al camino
E spegniamo queste luci di Natale
Quindi, per favore innamorati di me questo Natale
Non c’è nient’altro di cui avrò bisogno questo Natale
Non scarterò sotto l’albero
Voglio qualcosa che duri per sempre
Quindi baciami in questa fredda notte di dicembre
La chiamano la stagione del dare
Sono qui, sono tuo per ricevere
La chiamano la stagione del dare
Sono qui, sono tuo
Innamorati di me questo Natale
Non c’è nient’altro di cui avrò bisogno questo Natale
Non scarterò sotto l’albero
Voglio qualcosa che duri per sempre
Perchè non voglio essere da solo stanotte
Ti indosserò come un maglione di Natale
Cammina orgogliosa verso il vischio stanotte
Voglio qualcosa per sempre
Quindi baciami in questa fredda notte di dicembre
La chiamano la stagione del dare
Sono qui, sono tuo per ricevere
La chiamano la stagione del dare/Sono qui sono tuo"
La voce di Enzo Iacchetti per sostenere l’AMREF nella costruzione di una diga in Kenya
Il giorno in cui Benedetto XVI nella sua natalizia omelia lamentava come in Occidente il Natale sia ormai vissuto soprattutto come la "Festa dei Negozi", in una tranquilla cittadina americana del Texas si consumava quella assurda strage, definita dalla cronaca "La strage di Natale". Un mistero fitto riguardo l'eliminazione fisica di sette persone, attorno a un Albero di Natale, mentre scartavano i tradizionali regali natalizi. Un mistero ora meglio chiarito dalla polizia federale che ha parlato di un Killer appartenente alla stessa familgia, anche se come ex marito e che ha sterminto il gruppo di persone, prima di togliersi la vita, travestito proprio da Babbo Natale. Se si vuole travare allora un "senso" anche all'assurdo più assurdo, partendo proprio dalle parole del Papa, occorre ritrovare il senso "ingenuo" del Natale, quando l'ingenuità significa vera solidarieta, bontà di cuore, amore aperto al mondo e non solo chiuso nel cerchio esclusivo della coppia o di una famiglia. Per quanto infatti il delitto collettivo consumato nel giorno natalizio sia opera di una mente malata, il teatro e la scena con cui si è consumato sembrano una parabola, una "cattiva storia di un Natale" del Nuovo Millennio. "Per non essere buoni solo a Natale", canta Iachetti nella sua canzone "Buon Natale, dell'Album "Acquadi Natale" realizzato con lo scopo benefico a favore dell'acqua nel Kenia. L'acqua come vero dono dell'intera Umanità da condividere sempre. Ecco uno dei possibili veri significati da dare al Natale da vivere ogni giorno, perchè riconoscere il valore e la preziosità universale dell'acqua non è affatto una virtù "ingenua". (Antonio Miredi)
Il video ufficiale di Buon Natale con le voci più note del bel canto italiano
"Buon Natale a te che vieni dal NORD
Porta in dono la serenità
Cogli al volo l’opportunità
Di sentire qualcosa dentro te.
Buon Natale a te che vieni dal MARE
Apri il cuore a chi non ce l’ha
Anche a chi, per colpa del male,
Non la smette di fare la guerra che fa.
Buon Natale, Buon Natale.
Buon Natale a te che vieni dal SUD
Porta il sole a chi non ce l’ha
Il profumo e il colore del mare
Che ci ispira la felicità.
Buon Natale a te che vieni dal FREDDO
Porta un po’ d’aria nella mia città
Il coraggio di un bell’ideale
Per non essere buoni solo a Natale.
A chi vive senza condizioni, a chi sente la libertà
A chi stringe le tue mani e che sempre stringerà
Buon Natale a chi non mente perché gli occhi belli avrà
Buon Natale, Buon Natale.
Buon Natale a te che vivi LONTANO
E parlarti fatica un po’ si fa
Prova allora a spedirci un pensiero
E un sorriso sicuro arriverà!
A chi aspetta alle stazioni, a chi il biglietto non ce l’ha
A chi viaggia dentro ai sogni e dove arriva non si sa
Buon Natale a tanta gente perché si sopporterà
Buon Natale, Buon Natale, Buon Natale, Buon Natale."
Il suo vero nome è Elizabeth Grant , è nata a New York City nel 1986, e attualmente vive a Londra.
Ha cominciato a cantare da due anni, scegliendo prima un altro nome d'arte, ma quello definitivo attuale è a lei più congeniale: Lana del Rey. Un nome con un vago sapore da Diva retro e il richiamo al marchio della FordDel Rey, in distribuzione negli gli anni della fanciullezzza dell'artista americana.
Il successo non dipende dal fascino di un nome ma di sicuro l' ha aiutata nella spinta dei due suoi singoli che quest'anno, negli States e in Inghilterra hanno spopolato.
Il singolo "Video Games" è stato anche considerato "nuova canzone dell'anno" dal Pitcfork, webzine dedicato alla critica musicale focalizzando soprattutto l'attenzione sulle voci di musica alternativa e indipendente. Lana Del Rey ora ha tutte le carte giuste per "bucare" l'immagianrio musicale e visivo anche italiano. La sua ultima canzone, Born To Die, in uscita con il nuovo Album nel prossimo Gennaio, ha un testo in linea con la tendenza attuale neodarkromantica, mitigata da una carnale aristocratica dolcezza.
Il video è di forte cattura, uscito dalla genialità creativa di Woodkid.
Il video sonoro "ufficiale" di Born To Die
Il video diretto da Woodkid, girato in un rinascimentale castello francese, ha una atmosfera onirica, decadente, avvolgentemente e morbidamente sensuale. La sua versione integrale la si può vedere e ascoltare nel sito ufficiale dell'artista: http://lanadelrey.com/
Il fascino di Lana del Reyè anche giocato sulla forza di una estetica di immagine metamorfica che, a differenza di Madonna o attualmente Lady Gaga, le quali hanno proiettato la loro immagine metamorfica in un presente-futuro, in Lana sembra invece puntare su uno specchio di un presente rovesciato a rebours. Che la bandiera a stelle e strisce delle sue foto o dei suoi video soffra anche di una nostalgia di un glorioso passato perduto? Per confermare invece l'impressione di una metamorfosi visicva che gioca sul gusto anche di un divismo retro, ecco una galleria di immagini a confronto da me liberamnre scelte. (Antonio Miredi)
Labbra carnose e posa esistenzialista alla Jeanne Moreau?
Jeanne Morreau
La scontrosa seducente civetteria di una Bardot?
Brigirtte Bardot
Il glamour trasognato di una Dalida prima maniera?
Dalida
Il pop-hippy di Nancy Sinatra in nuovi giochi pericolosi?
Nancy Sinatra
Il video girato nel castello di Fontainebleau da una idea dell'artista
Video non uficilae diMaldoror70 grazie a risorsa YouTube
La bellissima canzone Born To Die(Nati per morire) di prossima uscita anima già la Rete grazie anche a video non ufficiali che in fatto di creatività a volte non hanno da temere il confronto coni video di artisti conosciuti. In questo video Lana Del Rey e la sua canzone hanno suggerito, non casualmente, una ispirazione ricavata dall'immaginario pittoico figurativo romantico-decadente .
La foto vincitrice del concorso fotografico "Sfondisfocati"
La Fotografia è ormai definitivamente collocata, a pieno titolo, come una delle tante espressioni artistihe dell'Arte Contemporanea e non è considerata più solo documento o espressione dell'immaginario umano.
Artisti affermati e Creativi usano la Fotografia come autonoma forma d'arte, con un suo specifico linguaggio e una sua incofondibile cifra. Questo spiega il grande interesse e il diffondersi nel territorio nazionale di concorsi fotografici, organizzati da Enti o da Associazioni. Non sempre le tematiche affrontate sono tuttavia di rilievo ed interesanti. Non è il caso del tema scelto dall'Associazione Mondovìphoto: "Sfondi sfocati".
Non è affatto facile lavorare sulle immagini sfocate e sopratttutto l'esito e l'ispirazione non vengono così spontanei. L'Associazione ha infatti così motivato la scelta di questa tematica: "Con questo tema si è voluto dare a tutti coloro che parteciperanno la possibilità di esprimersi nell’ambito fotografico che più amano, non vincolando su di un tema ma solamente su un fattore di tecnica fotografica: la sfocatura dello sfondo. Non è però, come può sembrare a prima vista, così semplice catturare l’immagine che, al di fuori della bontà tecnica, sia capace anche di emozionare senza cadere nello scontato… nel già visto".
A vincere è risultato Daniele Roà, il giovane creativo che continua a proseguire la sua strada verso una "personale" visione dell'arte, avendo occasione anche di condividere il lavoro artistico come è succeso per il video "Oltre gli orizzonti degli occhi", il Tributo al Mito parallelo Rodolfo Valentino-Dalida, realizzzando l'originale fotofrafia- manifesto e con il ruolo di regia tecnica e montaggio, essendo in quel caso l'opera nata da un' idea e da una direzione artistica di Miredi.
In questo suo lavoro del tutto autonomo sulla Fotografia,Daniele Roà è riuscito a esprimere in pieno il senso del concorso organizzato da Mondovìphoto anche per la sua capacità di affidare alla fotografia la possibilità di "dipanare" una storia, un suo originale filo narrativo.
Destino photo by Daniele Roà
Il "destino" di un incontro: fortuito, cercato, ritrovato? L'immagine sfocata non toglie nulla al realismo della stroria...e nello stesso tempo la proietta in una sorta di visione trasognata. Un ricordo? Un sogno?
Lei intanto inganna l'attesa con una tazza di thè e il "calore" di un libro. La maniera con cui saluta tradisce forse anche l'ansia di questa attesa. E poi quest'incontro con l'affinità di uno steso fiore portato in mano, anche da lui, come un dono, come un "destino". Il calore e il profumo di un sogno "romantico" su una strada di una qualsiasi cittadina, forse prigioniera di un' assenza, la mancanza di una grande novità...
(Antonio Miredi)
"La poesia non cerca seguaci, cerca amanti", con questo efficace e veritiero messaggio affiiancato a noti voti di attori, Il Corriere della Sera, lancia oggi una nuova serie di volumi di poesia, con l'eccezionale lancio di un solo euro per il primo volume. Gli altri in uscita ogni settimana costeranno sempre una modica spesa.
Le grandi voci della Poesia del Novecento riunite in una collana di antogie inedite con apparati e originali introduzioni. Un modo per raccontare il mondo attraverso i versi dei più grandi poeti italiani e stranieri.
Forse la Poesia non è in grado di salvare il mondo ma di sicuro ricorda al mondo che esistono altre possibilità di vita, che i sentimenti hanno una loro forza ed energia e che i sogni a volte si avverano. E soprattutto, la Poesia ci apre davvero all'Amore quando l'Amore non è già esploso (antonio miredi)
La copertina del primo volume di "Un secolo di poesia"
Ad aprire la collana in uscita con Il Corriere della sera è "Elogio dei sogni" di Wislawa Szymborska.
"La poesia della Szmborka non dà risposte, perchè ogni domanda può generare altre domande....Al lettore la poetessa dice che, benchè si debba vivere in un univeso apparentemente governato dall'assoluta casualità, nel poeta alla disperazione si accompagna l'incanto..."
Dal'ntroduzione di Pietro Marchesani anche traduttore delle poesie di Elogio dei sogni.
VERMEER
"Finchè quella donna del Rijkmuseum nel silenzio del dipinto e in raccoglimento giorno dopo giorno versa il latte dalla brocca nella scodella, il Mondo non merita la fine del mondo" Wislawa Szymborska (trad. Marchesani)
Il dipinto di Vermeer che ha ispirato la poetessa polacca Szymborska
Confesso di non sapere se è con Giorgio Bocca che se ne va l'ultimo dei Grandi Vecchi della Resistenza, ma di sicuro il Vecchio che portava il distintivo di una stagione storica, oggi rimessa in questione e "rovesciata" persino da un altro Vecchio giornalista scrittore come Pansa, con orgoglioso e indiscusso merito.
Anche se non è mancato e non mancheranno quelli pronti subito a ricordare al mondo che Giorgio Bocca ha esordito come giornalista proprio da "fascista". Articoli scritti in anni di età giovanile quando in tanti, quasi tutti, vedevano il Fascismo attraverso quelle luce ambiguamente rivoluzionaria che all'inizio lo ha contraddistinto come movimento politico e sociale. Bocca aveva quella spigolosità tipica di tanti piemontesi di montagna ma possedeva, come controcanto, quel dolce sorriso sornione e ironico, anch'esso tipico dei piemontesi di montagna mentalmente aperti.
Il piglio, il modo di porsi e la maniera tagliente con cui sapeva tracciare giudizi verbali e scritti inappellabili, lo rendevano a tanti non di simpatia immediata e uno snob.
Noi italiani amiamo l'adulazione non certo il savonarolismo, e Bocca ha speso, soprattutto gli ultimi anni, a scrivere e dir "male" dei tanti vizi degli italiani e di quelle Maschere Politice che meglio incarnano i vizi tipici degli italiani.
"Questa Italia è ladra e corrotta. Il popolo sovrano? Pronto a tuti i delitti": è l'occhiello di apertura all'intervista che un anno fa, in occasione dell'uscita del suo libro "Annus Horribilis", Bocca diede a Gramellini de La Stampa.
«Chi vuol fare carriera non dovrebbe mai dire quello che pensa. Nel 1948, ero alla Gazzetta del Popolo, mi chiesero per chi avrei votato al referendum. Ma per la Repubblica, risposi io, ingenuo. Stupore assoluto. La Sip, padrona del giornale, sapeva che la sinistra voleva nazionalizzare l'azienda e tifava per i monarchici. Da allora il direttore Caputo mi fece mangiare merda. Ogni notte in tipografia urlava: chi è il coglione che ha passato questa notizia? I colleghi si aprivano come il Mar Rosso e in mezzo rimanevo io… Il mondo è pieno di servi». E al vicedirett ore de La Stampa che gli faceva notare che per le sue risposte era facile farlo passare per snob, così Giorgio Bocca rispondeva: «L’unico che tenta di esserlo è Sgarbi. Ma l’italiano è il contrario dello snob. Noi siamo melodrammatici».
Credo che per non confermare questo nostro melodrammismo, anche giornalistico, invece di ascoltare o leggere i tanti "coccodrilli" di circostanza , torniamo o, se non l'abbiamo mai fatto, leggiamo i non pochi libri scritti, rimanendo poi liberi nelle nostre personali idee.
Si, perchè quando qualcuno ci lascia, Grande Giovane o Grande Vecchio che sia, a rimanere, per nostra fortuna, rimangono le testimonianze scitte pronte ad avere il vaglio della Storia. (Antonio Miredi)
La copertina del libro di Giorgio Bocca uscito per Feltrinelli nel gennaio 2010
"Tornerà il fascismo? Tranquilli, un po' è già tornato. La formazione in atto del nuovo regime la capisci dall'astio, dalla voglia di diffamazione, dal desiderio incontentabile di mettere a tacere chi si oppone al nuovo ordine. Nel rinnovato ma eterno fascismo c'è anche il disprezzo per la ragione pacata sostituita dalla ragione di chi urla più forte, la cagnara che imperversa ogni sera nei dibattiti televisivi dove i sostenitori del sultano si piazzano nelle prime file e su istruzioni del padrone urlano come cagnacci rabbiosi, impediscono agli altri di parlare" (Giorgio Bocca)
(Dall'ultima pagina di copertina del libro "Annus Horribilis"
L'intervista integrale di Gramellini a Giorgio Bocca la si può trovare anche sul sito de La Stampa nelle pagine culturali. (http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/201001articoli/51733girata.asp)