Léon-Noel Royer, La reddition de Vercingetorix
Al Teatro Erba di Torino il "Festival di cultura classica" si chiude con una prima assoluta, il viaggio-diario di guerra più famoso della Storia, Il "De Bello Gallico "di Giulio Cesare. Concepito per portare in scena i capolavori greci e romani, radici alle quali attinge ancora oggi la nostra civiltà e la stessa cultura teatrale, il Festival rinnova così il suo meritevole impegno nell'offrire spettacoli di livello, integrati da serate a tema e da approfondimenti.
La nuova produzione di "Torino Spettacoli", a cura di Gian Mesturino e Girolamo Angione propone un suo approccio innovativo nel lavoro di stesura del testo e nella scelta registica.
Giulio Cesare con la sua "Guerra Gallica" seppe cogliere con grande spirito nuovo e occhio curioso, non solo gli aspetti militari ma uno sguardo antropologico in grado di accogliere e capire nuovi usi e costumi, nella convinzione della relatività delle culture e delle credenze.
Luciano Caratto
"De Bello Gallico", Al Teatro Erba di Torino
dal 27 ottobre al 30 ottobre 2011
Info e prenotazioni tel 011-6615447
www.torinospettacoli.it
domenica 23 ottobre 2011
mercoledì 10 agosto 2011
Dalida e Rudy Valentino un mito parallelo in un video attraverso l'immaginario della Rete
Immagine realizzata da Daniele Roà per il video "Oltre gli orizzonti degli occhi"
Dalida e Valentino figure-icona dell'immaginario musicale e cinematografico, divi internazionali, storie-parabola entrate nella leggenda, vengono visti e interpretati come un mito parallelo dalle molteplici affinità, in un video che ora approda, nella sua prima parte, su YouTube, vera ultima frontiera dell'immaginario creativo e musicale-cinematografico.
Un video-film, per la verità, data la sua compiuta struttura narrativa, volutamente anche omaggio ad alcuni contributi catturati dalla Grande Rete. In anteprima assoluta il video fu presentato a Serrastretta, grazie all'impegno dell'Associazione locale Dalidà, il paese sulla piccola Sila delle origini calabresi della Diva italo-egiziano-francese.
Jolanda Gigliotti in arte Dalida e Rodolfo Guglielmi in arte Rudy Valentino: stessi occhi che il comune strabismo, non a caso popolarmente chiamato sguardo di Venere ha proiettato in un orizzonte di lontananza e ignoto. Al di là di una funzionale medesima bellezza ambiguamente androgina, come in un mito che si rispetti alla continua ricerca di una congiunta identità originaria perduta, il video con un sapiente montaggio ripercorre ed esalta i tanti altri aspetti paralleli mitici. Una affinità che ha poi trovato una conferma di scrittura biografica nel libro "DALIDA, Mia zia, ma tante" scritto dal nipote Luigi Gigliotti insieme al giornalista francese Stèphane Julienne. Libro che fu presentato proprio a Serrastretta l'anno successivo alla proiezione del video nell'anfiteatro intitolato a Dalida.(Antonio Miredi)
Dalida e Valentino figure-icona dell'immaginario musicale e cinematografico, divi internazionali, storie-parabola entrate nella leggenda, vengono visti e interpretati come un mito parallelo dalle molteplici affinità, in un video che ora approda, nella sua prima parte, su YouTube, vera ultima frontiera dell'immaginario creativo e musicale-cinematografico.
Un video-film, per la verità, data la sua compiuta struttura narrativa, volutamente anche omaggio ad alcuni contributi catturati dalla Grande Rete. In anteprima assoluta il video fu presentato a Serrastretta, grazie all'impegno dell'Associazione locale Dalidà, il paese sulla piccola Sila delle origini calabresi della Diva italo-egiziano-francese.
Jolanda Gigliotti in arte Dalida e Rodolfo Guglielmi in arte Rudy Valentino: stessi occhi che il comune strabismo, non a caso popolarmente chiamato sguardo di Venere ha proiettato in un orizzonte di lontananza e ignoto. Al di là di una funzionale medesima bellezza ambiguamente androgina, come in un mito che si rispetti alla continua ricerca di una congiunta identità originaria perduta, il video con un sapiente montaggio ripercorre ed esalta i tanti altri aspetti paralleli mitici. Una affinità che ha poi trovato una conferma di scrittura biografica nel libro "DALIDA, Mia zia, ma tante" scritto dal nipote Luigi Gigliotti insieme al giornalista francese Stèphane Julienne. Libro che fu presentato proprio a Serrastretta l'anno successivo alla proiezione del video nell'anfiteatro intitolato a Dalida.(Antonio Miredi)
OLTRE GLI ORIZZONTI DEGLI OCCHI
Rodolfo Valentino, Dalida - Tributo a un mito parallelo.
Da un'idea di Antonio Miredi
Regia: Daniele Roà
Direzione artistica, sceneggiatura e scelta delle musiche: Antonio Miredi
Rodolfo Valentino, Dalida - Tributo a un mito parallelo.
Da un'idea di Antonio Miredi
Regia: Daniele Roà
Direzione artistica, sceneggiatura e scelta delle musiche: Antonio Miredi
La prima parte del video "Oltre gli orizzonti degli occhi"
Locandina-manifesto relizzata per l'occasione dall'artista Lorenzo Maria Bottari
martedì 9 agosto 2011
San Lorenzo delle stelle che cadono e dei desideri che si levano
Vincent Van Gogh, Notte stellata, 1889
Nel giorno di San Lorezo da anni si rinnova un appuntamento con la notte stellata. Milioni di occhi si levano verso il cielo e puntano le stelle. Occhi gravidi di attese, di sogni, occhi desideranti. Occhi ingenui, sentimentali, lontani dalla realtà scientifica? Almeno così pensa la più famosa donna scienziato italiana, Margherita Hack, sulle pagine culturali de La Stampa del 9 agosto 2010. Le stelle? "Palloni pieni di gas". Le stelle cadenti? "Meteoriti, frammenti di roccia che si eccitano a contatto dell'atmosfera" Senza togliere nulla alla simpatica e lucida scienziata che precisa di non credere al sentimentalismo perchè interessata alla curiosità scientifica, ma dove sta scritto che la scienza non possa anche integrare il sentimento, la poesia? Insomma che il pensare di testa escluda necessariamente il pensare di cuore? Credere soltanto alla realtà scientifica in termini fisici o matematici o astronomici significa anche di colpo negare il valore metaforico e analogico della realtà, la lettura polisemica dei fenomeni della natura. Se la luna fosse soltanto un satellite illumunato dalla stella del sole, un poeta come Leopardi non le avrebbe dedicato dei versi dolcissimi e carezzevoli, se le stelle che chiamiamo cadenti fossere solo rocce che nell'impatto si disintegrano Pascoli non avrebbe scritto nella sua dolente X Agosto " E tu Cielo dall'alto dei mondi / sereni, infinito, immortale / d'un pianto di stelle lo inondi / quest'atomo opaco del Male".
Occhi continuate pure a sognare, a desiderare, il cielo rimarrà pure indifferente, e le stelle resteranno in silenzio, ma il cuore, sì, il cuore vivrà di un battito più intenso.
Antonio Miredi
La notte dei desideri cantata da Jovanotti risorsa YouTube
Nel giorno di San Lorezo da anni si rinnova un appuntamento con la notte stellata. Milioni di occhi si levano verso il cielo e puntano le stelle. Occhi gravidi di attese, di sogni, occhi desideranti. Occhi ingenui, sentimentali, lontani dalla realtà scientifica? Almeno così pensa la più famosa donna scienziato italiana, Margherita Hack, sulle pagine culturali de La Stampa del 9 agosto 2010. Le stelle? "Palloni pieni di gas". Le stelle cadenti? "Meteoriti, frammenti di roccia che si eccitano a contatto dell'atmosfera" Senza togliere nulla alla simpatica e lucida scienziata che precisa di non credere al sentimentalismo perchè interessata alla curiosità scientifica, ma dove sta scritto che la scienza non possa anche integrare il sentimento, la poesia? Insomma che il pensare di testa escluda necessariamente il pensare di cuore? Credere soltanto alla realtà scientifica in termini fisici o matematici o astronomici significa anche di colpo negare il valore metaforico e analogico della realtà, la lettura polisemica dei fenomeni della natura. Se la luna fosse soltanto un satellite illumunato dalla stella del sole, un poeta come Leopardi non le avrebbe dedicato dei versi dolcissimi e carezzevoli, se le stelle che chiamiamo cadenti fossere solo rocce che nell'impatto si disintegrano Pascoli non avrebbe scritto nella sua dolente X Agosto " E tu Cielo dall'alto dei mondi / sereni, infinito, immortale / d'un pianto di stelle lo inondi / quest'atomo opaco del Male".
Occhi continuate pure a sognare, a desiderare, il cielo rimarrà pure indifferente, e le stelle resteranno in silenzio, ma il cuore, sì, il cuore vivrà di un battito più intenso.
Antonio Miredi
La notte dei desideri cantata da Jovanotti risorsa YouTube
…Attraverserò la terra desolata
Per raggiungere qualcosa di migliore
Un po' oltre le miserie dei potenti
E le fredde verità della ragione
Un po' oltre le abitudini correnti
E la solita battaglia di opinione
Vedo gli occhi di una donna che mi ama
E non sento più il bisogno di soffrire
Ogni cosa è illuminata
Ogni cosa è nel suo raggio in divenire
Vedo stelle che cadono nella notte dei desideri
Per raggiungere qualcosa di migliore
Un po' oltre le miserie dei potenti
E le fredde verità della ragione
Un po' oltre le abitudini correnti
E la solita battaglia di opinione
Vedo gli occhi di una donna che mi ama
E non sento più il bisogno di soffrire
Ogni cosa è illuminata
Ogni cosa è nel suo raggio in divenire
Vedo stelle che cadono nella notte dei desideri
(. . . . )
Ogni cosa è nel suo raggio in divenire
Vedo stelle che cadono nella notte dei desideri
Vedo stelle che cadono nella notte dei desideri
Vedo stelle che cadono nella notte dei desideri
Vedo stelle che cadono è la notte dei desideri …
Ogni cosa è nel suo raggio in divenire
Vedo stelle che cadono nella notte dei desideri
Vedo stelle che cadono nella notte dei desideri
Vedo stelle che cadono nella notte dei desideri
Vedo stelle che cadono è la notte dei desideri …
Jovanotti
lunedì 8 agosto 2011
Lorenzo Maria Bottari: un dialogo ininterrotto con la poesia e la fotografia
Lorenzo Maria Bottari, Pronto chi è?, olio su tela
Non è una novità l'arte pittorica in dialogo con altre forme espressive come la poesia e la fotografia ma nel caso dell'artista Lorenzo Maria Bottari questo dilogo è stato si può dire ininterrotto perchè sviluppato fin dall'inizio e in una maniera coinvolgente. Un coinvolgimento che si è poi tradotto sempre in un mutuo scambio di natura non solo professionale ma amicale ed affettiva.
Poeti e fotografi, con la loro forza evocativa affidata alla scrittura e alle immagini riprese dalla realtà, hanno dato sempre nuovo impulso e nuova linfa alla poetica dell'artista caratterizzata da una urgenza debordante che nel colore, soprattutto figurativo, ha trovato la sua personale cifra.
L'origine siciliana ha instillato in Bottari il soffio di un mito originario che nella musa poetica traduce l'amore e l'abbraccio creativo fedele a una antica voce che si è però sempre misurata e contaminata con una contemporaneità internazionale, ma senza scimmiottamenti di comondo con le mode e le formule, anche quando hanno saputo storicizzarsi e e istituzionalizzarsi.
Fedele solo a se stesso, alla sua anima-corpo in tempi come questi duri per chi fa i conti solo con se stesso e la realtà, al di là dei compromessi. L'ultima sua mostra in corso, con il suo tributo alla più grande poetessa italiana degli ultimi anni, Alda Merini, ne è testimonianza sicura.
La mostra di Palazzolo Acreide non è però un dialogo solo con la poesia, a essere specchio di comunicazione e travaso creativo contribuisce la fotografia di Enrico Tomasi. Un dialogo che Lorenzo Maria Bottari ha tradotto con gli oli e la ceramca.
(Antoni Miredi)
Lorenzo Maria Bottari, dal Narciso di Tomasi, olio su tela
Lorenzo Maria Bottari, ceramica
Il tributo di Lorenzo Maria Bottari non è solo un omaggio dopo la morte della grande poetessa italiana.
Una testimonianza di grande affetto che l'artista ha avuto con Alda Merini negli ultimi suoi anni di vita, con gli incontri privati e pubblici. Una testimonianza di un affetto reciproco come dimpstra quello che la stessa poetessa ha detto a proposito dell'artista Bottari.
"Bottari è un pittore angelico, talmente angelico che non perde mai la propria carnalità. E' un uomo robusto, sano, quasi oltraggioso, quasi violento, ma tutta la sua forza è un sacrificio estremo dell'arte. Mi compiaccio di lui. (...) Soprattutto mi piace di lui quel suo infantilismo che lo fa sentire artista, che lo rende artista: è un ragazzo che non crescerà mai (...) un'adolescenza privata che non muore che continua a crescere che diventa gigante. E che diventa una grande annunciazione" (Alda Merini)
Milano, 7 febbraio 2009
Sala Verde del Municipio di Palazzolo Acreide, fino al 21 agosto 2011
Non è una novità l'arte pittorica in dialogo con altre forme espressive come la poesia e la fotografia ma nel caso dell'artista Lorenzo Maria Bottari questo dilogo è stato si può dire ininterrotto perchè sviluppato fin dall'inizio e in una maniera coinvolgente. Un coinvolgimento che si è poi tradotto sempre in un mutuo scambio di natura non solo professionale ma amicale ed affettiva.
Poeti e fotografi, con la loro forza evocativa affidata alla scrittura e alle immagini riprese dalla realtà, hanno dato sempre nuovo impulso e nuova linfa alla poetica dell'artista caratterizzata da una urgenza debordante che nel colore, soprattutto figurativo, ha trovato la sua personale cifra.
L'origine siciliana ha instillato in Bottari il soffio di un mito originario che nella musa poetica traduce l'amore e l'abbraccio creativo fedele a una antica voce che si è però sempre misurata e contaminata con una contemporaneità internazionale, ma senza scimmiottamenti di comondo con le mode e le formule, anche quando hanno saputo storicizzarsi e e istituzionalizzarsi.
Fedele solo a se stesso, alla sua anima-corpo in tempi come questi duri per chi fa i conti solo con se stesso e la realtà, al di là dei compromessi. L'ultima sua mostra in corso, con il suo tributo alla più grande poetessa italiana degli ultimi anni, Alda Merini, ne è testimonianza sicura.
La mostra di Palazzolo Acreide non è però un dialogo solo con la poesia, a essere specchio di comunicazione e travaso creativo contribuisce la fotografia di Enrico Tomasi. Un dialogo che Lorenzo Maria Bottari ha tradotto con gli oli e la ceramca.
(Antoni Miredi)
Lorenzo Maria Bottari, dal Narciso di Tomasi, olio su tela
Lorenzo Maria Bottari, ceramica
Il tributo di Lorenzo Maria Bottari non è solo un omaggio dopo la morte della grande poetessa italiana.
Una testimonianza di grande affetto che l'artista ha avuto con Alda Merini negli ultimi suoi anni di vita, con gli incontri privati e pubblici. Una testimonianza di un affetto reciproco come dimpstra quello che la stessa poetessa ha detto a proposito dell'artista Bottari.
"Bottari è un pittore angelico, talmente angelico che non perde mai la propria carnalità. E' un uomo robusto, sano, quasi oltraggioso, quasi violento, ma tutta la sua forza è un sacrificio estremo dell'arte. Mi compiaccio di lui. (...) Soprattutto mi piace di lui quel suo infantilismo che lo fa sentire artista, che lo rende artista: è un ragazzo che non crescerà mai (...) un'adolescenza privata che non muore che continua a crescere che diventa gigante. E che diventa una grande annunciazione" (Alda Merini)
Milano, 7 febbraio 2009
Sala Verde del Municipio di Palazzolo Acreide, fino al 21 agosto 2011
domenica 7 agosto 2011
La poesia di Echi di ErESos
Copertina con un'opera dell'artista Plinio Martelli
E se in agguato, a sorprenderci, tornasse la poesia? Se dentro la Civiltà dell'Immagine, accanto alla seduzione vsiva, al corpo galeotto, al fascino dello scenario virtuale, al piacere telematico, alla navigazione elettronica, si aprisse di nuovo un varco all'ala della parola poetica?...
Scheletri di versi
aspettano
compiute forme.
Hanno l'impazienza
di farsi corpi.
Hann l'urgenza
di darsi in corpi.
Conosco
le divinazioni del mio amore
i lontani silenzi assorti
i corpi inaccessibili delle statue
e questo mio essere solo
al sacrificio di una messa
assomiglio.
CANTI A MITILENE
Grànulo di terra
circondato dall'acqua
indistinto punto
inghiottito dal cosmo
sapevi il canto e i suoi echi.
Era una sfida
il mare che guardavi
impedimento e accesso,
incanto della vita
nata dalle scorie
di perdute stelle.
da Antonio Miredi, Echi di Eresos, Le ali sono anche spine
con disegni originali di 12 artiste
Torino, Omega Edizioni
E se in agguato, a sorprenderci, tornasse la poesia? Se dentro la Civiltà dell'Immagine, accanto alla seduzione vsiva, al corpo galeotto, al fascino dello scenario virtuale, al piacere telematico, alla navigazione elettronica, si aprisse di nuovo un varco all'ala della parola poetica?...
Scheletri di versi
aspettano
compiute forme.
Hanno l'impazienza
di farsi corpi.
Hann l'urgenza
di darsi in corpi.
Conosco
le divinazioni del mio amore
i lontani silenzi assorti
i corpi inaccessibili delle statue
e questo mio essere solo
al sacrificio di una messa
assomiglio.
CANTI A MITILENE
Grànulo di terra
circondato dall'acqua
indistinto punto
inghiottito dal cosmo
sapevi il canto e i suoi echi.
Era una sfida
il mare che guardavi
impedimento e accesso,
incanto della vita
nata dalle scorie
di perdute stelle.
da Antonio Miredi, Echi di Eresos, Le ali sono anche spine
con disegni originali di 12 artiste
Torino, Omega Edizioni
martedì 2 agosto 2011
Alla Rocca di Angera le Bambole Regine!
Non ci sono stati cartoncini inviti stemmati, né squilli di tromba e tuttavia alla Rocca di Angera è stato vissuto un vero evento regale: sono arrivate blasonate Regine. Regine di un Regno e di un Impero. Sono alte appena una decina di centimetri ma la loro bellezza è destinata a non conoscere caducità, altere come sono nelle loro vesti di gala.
L’arrivo di queste Regine è stato degnamente festeggiato da cinquemila fra tutte le bambole, giocattoli e automi che hanno trovato una loro degna dimora nella medievale Rocca Borromeo, sul Lago Maggiore, protagonisti del più importante Museo di Bambole e Giocattoli del Vecchio Continente. A raccontare la storia di queste ospiti regali provvede Marco Tosa, coordinatore del Museo:” "Sono bambole create da mani di artigiani esperti, veri e propri artisti e ritrattisti, da ditte specializzate francesi e tedesche, in pochi esemplari, e, per alcuni casi, in esemplari unici. Erano destinate alle piccole eredi dell'alta società, per abituare le future protagoniste della vita aristocratica ad avere consuetudine con le loro Regine, prefigurandosi magari ruoli da damigelle e perché no, da principesse. In fondo nulla di diverso da tutte le altre bambole, creature ideate e realizzate un po' per far sognare i bambini un po' per educarli. La loro funzione didattica, verso il pubblico infantile, univa la funzione celebrativa a quella estetica e di modello, perfettamente incarnate dalla "Regina"; la più alta carica politica e morale delle rispettive nazioni d'appartenenza”
Una bella occasione per gli appassionati, i curiosi e tutti coloro che amano la bellezza degli oggetti e l'incanto di un paesaggio. (a.mir.)
Rocca Borromeo di Angera, Angera (VA)
telefono: +39 0331 931300 - fax: +39 0331 932883
e-mail: roccaborromeo@isoleborromee.it www.borromeoturismo.it
lunedì 1 agosto 2011
Il Mitomodernismo nella Fotografia di Enrico Tomasi
Enrico Tomasi, Narciso moderno
Il mito ammicca nella fotografia di Enrico Tomasi in maniera logica attraverso una sottile lieve ironia e in maniera analogica servendosi di simboli che la natura stessa, riletta dalla storia e dalla lettaratura, sa offrire.
Quando sono i corpi ad essere esaltati, nudi o vestiti, le eterne figure mitografiche ritornano ma la loro anima appartiene tutta a una contemporaneità in cui la sacralità e l'innocenza sono continuamente esposte allo sguardo disincantato o maliziaoso o scena di uno squarcio ambiguo, trasgressivo, e per questo ancora una volta con un'antica valenza tragica.
Una fotografia con una forte evocazione pittorica cairca di una accesa tavolozza di colori, pronta per essere cattutrata dallo schermo di una esterna presenza. L'occhio narciso moderno non ha più bisogno di specchiarsi in una fonte d'acqua: il nuovo specchio di Narciso è uno specchio invisibile e per questo ancora più vampiro.
Antonio Miredi
Enrico Tomasi, Le amazzoni
Enrico Tomasi, Narciso
Enrico Tomasi, Amazzoni con mele
Enrico Tomasi, Amazzoni con bambole
Enrico Tomasi espone nella sala Verde del Municipio di Palazzolo Acreide in una mostra insieme alla pittura di Lorenzo Maria Bottari, fino al 21 agosto 2011.
Il mito ammicca nella fotografia di Enrico Tomasi in maniera logica attraverso una sottile lieve ironia e in maniera analogica servendosi di simboli che la natura stessa, riletta dalla storia e dalla lettaratura, sa offrire.
Quando sono i corpi ad essere esaltati, nudi o vestiti, le eterne figure mitografiche ritornano ma la loro anima appartiene tutta a una contemporaneità in cui la sacralità e l'innocenza sono continuamente esposte allo sguardo disincantato o maliziaoso o scena di uno squarcio ambiguo, trasgressivo, e per questo ancora una volta con un'antica valenza tragica.
Una fotografia con una forte evocazione pittorica cairca di una accesa tavolozza di colori, pronta per essere cattutrata dallo schermo di una esterna presenza. L'occhio narciso moderno non ha più bisogno di specchiarsi in una fonte d'acqua: il nuovo specchio di Narciso è uno specchio invisibile e per questo ancora più vampiro.
Antonio Miredi
Enrico Tomasi, Le amazzoni
Enrico Tomasi, Narciso
Enrico Tomasi, Amazzoni con mele
Enrico Tomasi, Amazzoni con bambole
Enrico Tomasi espone nella sala Verde del Municipio di Palazzolo Acreide in una mostra insieme alla pittura di Lorenzo Maria Bottari, fino al 21 agosto 2011.
domenica 31 luglio 2011
Palazzolo Acreide rende omaggio ad Alda Merini con la pittura di Lorenzo Maria Bottari e la fotografia di Enrico Tomasi
Palazzolo Acreide, città patrimonio dell’Umanità in provincia di Siracusa, rende omaggio alla poesia di Alda Merini con una mostra dell’artista Lorenzo Maria Bottari e le fotografie di Enrico Tomasi. Ottanta opere tra quadri, pitture, ceramiche e fotografie, carte a mano, mosaici, che testimoniano l’unione tra diverse arti che si incontrano per un allestimento unico nel suo genere. “Pittura e fotografia incontrano la poesia” è il titolo della mostra che si inaugura oggi nella Sala Verde del Municipio di Palazzolo alle ore 19.00, per rimanere aperta fino al 21 agosto 2011. L’evento rientra tra gli appuntamenti dell’estate palazzolese organizzata dall’assessorato comunale al Turismo guidato da Paolo Sandalo. E’ la prima volta che i due artisti allestiscono insieme una mostra, che testimonia il loro diverso modo di fare arte, di andare alla ricerca del bello con due stili apparentemente diversi che si incontrano. Non solo però le foto ma anche i quadri di Bottari in omaggio alla poetessa Alda Merini. Da qui l’idea della mostra come spiega lo stesso Bottari:
“Per me la fotografia è stata e rimane una grandissima scoperta, non ha proprio tolto nulla alla pittura mal’ ha arricchito su tutti i punti di vista. Tanti gli incontri fatti negli anni, da Angus Mc Bean, inglese, alla fotografa belga e amica Astrid, che vive tra Milano e il Belgio, dopo con Yoshie Nishikawa, Tokio, e oggi il mio viaggio continua con Enrico Tomasi. Anche lui, oltre che essere un grande professionista, serio e severo con se stesso, è uno dei miei più cari amici e sono orgoglioso di poterlo tenere a battesimo nella sua prima mostra, cosiddetta ufficiale, malgrado la sua età, sempre giovane ma certo non un ragazzino alle prime armi, e la sua lunga carriera fotografica, piena di tappe di grande successo anche con i sacrifici che sempre ci tocca affrontare per ottenere dei traguardi, che in questo caso sono meritati. "
L'artista Lorenzo Maria Bottari fotografato da Enrico Tomasi
“Per me la fotografia è stata e rimane una grandissima scoperta, non ha proprio tolto nulla alla pittura mal’ ha arricchito su tutti i punti di vista. Tanti gli incontri fatti negli anni, da Angus Mc Bean, inglese, alla fotografa belga e amica Astrid, che vive tra Milano e il Belgio, dopo con Yoshie Nishikawa, Tokio, e oggi il mio viaggio continua con Enrico Tomasi. Anche lui, oltre che essere un grande professionista, serio e severo con se stesso, è uno dei miei più cari amici e sono orgoglioso di poterlo tenere a battesimo nella sua prima mostra, cosiddetta ufficiale, malgrado la sua età, sempre giovane ma certo non un ragazzino alle prime armi, e la sua lunga carriera fotografica, piena di tappe di grande successo anche con i sacrifici che sempre ci tocca affrontare per ottenere dei traguardi, che in questo caso sono meritati. "
L'artista Lorenzo Maria Bottari fotografato da Enrico Tomasi
Inquieta Gioventù
L’inquietudine giovanile
è un vaso prezioso che va a pezzi;
è qualche cosa che i giovani
hanno costruito con intelligenza e amore
a dispetto dell’indifferenza degli altri
che purtroppo regalano solo solitudine.
Alcuni miei figli dati in affido
“molestavano” i genitori adottivi
chiamandoli “papà” e “mamma”,
titolo onorifico di cui spesso
non sono degni neanche i genitori naturali.
Ma il bambino che è poeta
non può non sognare che domani,
quando sarà un uomo,
diventerà un re
e a volte questo re incontra soltanto
ranocchi che non saranno mai principesse:
e così il grande artista che,
eludendo il pensiero della morte,
si offre come olocausto
alla vita stessa e alla gioia del mondo.
Questa è la causa a volte
delle sconfitte giovanili.
Questa è la causa
dell’inquieta gioventù.
è un vaso prezioso che va a pezzi;
è qualche cosa che i giovani
hanno costruito con intelligenza e amore
a dispetto dell’indifferenza degli altri
che purtroppo regalano solo solitudine.
Alcuni miei figli dati in affido
“molestavano” i genitori adottivi
chiamandoli “papà” e “mamma”,
titolo onorifico di cui spesso
non sono degni neanche i genitori naturali.
Ma il bambino che è poeta
non può non sognare che domani,
quando sarà un uomo,
diventerà un re
e a volte questo re incontra soltanto
ranocchi che non saranno mai principesse:
e così il grande artista che,
eludendo il pensiero della morte,
si offre come olocausto
alla vita stessa e alla gioia del mondo.
Questa è la causa a volte
delle sconfitte giovanili.
Questa è la causa
dell’inquieta gioventù.
Milano, aprile 2007
(testo di Alda Merini per l’opera “Inquieta Gioventù” inserita nel catalogo di Lorenzo Maria Bottari)
(testo di Alda Merini per l’opera “Inquieta Gioventù” inserita nel catalogo di Lorenzo Maria Bottari)
opera di Lorenzo Maria Bottari
Post correlato: Il pianto dei poeti
sabato 30 luglio 2011
Il Festival Cinemambiente d'estate in Tour lungo lo stivale d'Italia
Una delle rassegna cinematografiche fra le più originali ed allo stesso tempo educative, Il Festival Cinemambiente, dopo il successo ottenuto a Torino durante la sua Edizione 2011 non si ferma per l’estate e organizza un Tour lungo tutto lo Stivale d’Italia. Il tema dell’ambiente è sempre più presente nel cinema e nell’attualità. Il pubblico oggi, finalmente, si sente coinvolto nella questioni che lo coinvolge e risponde con interesse alle iniziative create in questo ambito.
A luglio ed Agosto CinemAmbiente Tour è presente a:
-MOFFE (Monnezza film festival) a Pederobba (TV), -Massa Carrara in collaborazione con il WWF locale per il No Plastic Day
-Bologna per la rassegna God Save the Green Estate,
-Pesaro all'interno dell'iniziativa L'Arte nella Natura,
-Pieve di Soligo (TV) per Fuori Programma,
-Roma per la rassegna Cinema al Parco,
-Cinigliano (GR) all'interno di Creato in Festa,
-Cisternino (BR) in collaborazione con il Museo del Clima,
-Montresta (CA) per la rassegna L'Isola del Teatro & l'sola del Racconto,
-Galatina (LE) all'interno dello Streamfest,
-Sedilo (OR) per la rassegna SE'
-Vico in Valchiusella (TO) con una rassegna tutta dedicata a CinemAmbiente
Info: Tel 0118138860 - festival@cinemambiente.it www.cinemambiente.it - facebook
Post correlato: “Le gru di origami il Manifesto augurale del Festival Cinemambiente” 2011.
(pubblicato il 24 maggio 2011)
venerdì 29 luglio 2011
"Boris Godunov" prima versione integrale approda a RAI 3
Un'opera sontuosa, carica di storia, ricavata da Puskin, e soprattutto un vero spartiacque nell'opera lirica il "Boris Godunov" di Modest Musorgski: opera tormentata, a suo tempo bocciata a San Pietrobugo e poi rimaneggiata. Ripescata con un accurato lavoro filologico arricchito dall'aggiunta di alcune scene dell'edizione successiva, l'opera ha aperto la stagione del Teatro Regio di Torino.
Ora approda finalmente su Rai 3 in versione integrale. Un appuntamento importante per gli appassionati e gli studiosi. Unico appunto: l'ora tardi della messa in onda, oltre la mezzanotte. Cenerentola a mezzanotte doveva scappare dalla Festa con il Principe, in virtù dell'incantesimo subito, la Cultura invece a quanto pare in Italia può trionfare soprattutto nel cuore della notte. (a.mir)
Lunedì 1 agosto alle ore 00.30 La Musica di Rai 3
Boris Godunov (in Deutsch): 1. Akt (2. Bild) Krönungsszene im Moskauer Kreml: "Es lebe der Zar Boris Feodorowitsch!" - "Nun bin ich Zar"
Boris Godunow - Theo Adam
Herbert Kegel , Staatskapelle Dresden, 03/1970
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