mercoledì 5 agosto 2026

MONDI SU CARTA : Viaggi visivi tra le righe e le nuvole

Mondi che nascono dalle parole e altri che prendono forma nel segno di una matita. Talvolta si incontrano, si inseguono, si completano. È in questo spazio, tra le righe della scrittura e le nuvole del fumetto, che questa rubrica invita a un nuovo viaggio immaginario: Illustrazioni, vignette, fumetti, graphic novel, romanzi illustrati e altri linguaggi del racconto per immagini saranno occasioni per esplorare opere, autori, stili e storie, seguendo i sentieri che uniscono la letteratura all'arte visiva.
Immagine del Logo (©AMART) -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- UN ULTIMO “GULP” A GUIDO DE MARIA
Era il tempo in cui per sorprendere e accendere la fantasia non servivano algoritmi, visori a realtà aumentata o grafiche in 3D . Bastavano talento, inventiva come quella emiliana, la colla, le forbici e delle tavole disegnate a china. Con la scomparsa di Guido De Maria, il 31 agosto 2026 all'età di 93 anni, se ne va l'ultimo grande artigiano di quella televisione italiana capace di osare, divertire e, soprattutto, inventare linguaggi dal nulla. Se oggi i motion comics spopolano sul web, faremmo bene a ricordarci che il primo a capire come muovere i fumetti in TV senza trasformarli in cartoni animati è stato proprio lui. E lo ha fatto quando la televisione era ancora un elettrodomestico in bianco e nero La rivoluzione pop di una sigla indimenticabile
Dire SuperGulp! significa evocare in almeno tre generazioni di italiani. Un richiamo visivo e una sigla musicale briosa come una bollicina di spumante. Quel grido – “Gulp! Freccia e via!” – era il segnale di ritrovo pomeridiano. L’intuizione di De Maria fu tanto semplice quanto rivoluzionaria: non bisognava tradire la carta stampata, ma celebrarla. I fumetti in TV mantenevano i loro "balloon", le loro nuvolette storiche, mentre l'obiettivo della telecamera ci passava sopra, guidando l’occhio del telespettatore e lasciando ai doppiatori il compito di dare una voce a personaggi mitici come Spider-Man, i Fantastici Quattro, Tex o Alan Ford. Una vera e propria scuola di lettura Tra la Logica di Nick Carter e l'allegria di Giumbolo
Nato dalla straordinaria complicità creativa con il fumettista Bonvi, il detective Nick Carter (insieme ai fidi Ten e Patsy) è stato il manifesto della sua ironia stralunata. Le gag, i travestimenti surreali di Stanislao Moulinsky ("Ebbene sì, maledetto Carter, hai vinto anche stavolta!") e quella battuta finale, diventata proverbiale: "E l’ultimo chiuda la porta". Ma l'universo di De Maria non si fermava ai detective. Era fatto della simpatia contagiosa di Giumbolo, il tondeggiante personaggio che saltellava sulle note di una sigla che molti ricordano ancora. C'era la originalità del Carosello, la regia pubblicitaria d'avanguardia (sua l'ideazione della storica "camicia coi baffi") e una dote rarissima: saper far ridere i bambini senza mai prendere in giro la loro intelligenza. Un'eredità analogica in un mondo digitale Oggi che tutto scorre alla velocità di un video su TikTok, il lascito di Guido De Maria brilla per la sua straordinaria lentezza calcolata. La sua era una regia fatta di tempi comici perfetti, dove il silenzio tra una battuta e l'altra valeva quanto il disegno stesso. (a.m)
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(In foto: Da sinistra a destra: Ivo Pavone , Hugo Pratt , Alberto Ongaro e Mario Faustinelli) -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Anniversari che fanno rumore, altri che passano nel silenzio. Il ventesimo anniversario della scomparsa di Mario Faustinelli appartiene a questi ultimi. E forse proprio questo silenzio merita di essere ascoltato. Non perché Mario Faustinelli sia stato un gigante dimenticato da contrapporre ad altri. Né perché occorra riscrivere la storia attribuendogli meriti che non gli appartengono. La storia non ha bisogno di nuovi miti, ma di proporzioni più giuste. Quando si racconta la nascita artistica di Hugo Pratt, è facile cadere nella tentazione della mitografia a buon consumo. Si immagina un giovane già consapevole del proprio destino, quasi che Corto Maltese fosse già scritto nel cielo della sua giovinezza. La realtà è più modesta e affascinante al contempo. Negli anni del Gruppo di Venezia, Pratt è un ragazzo straordinariamente dotato, ma ancora aperto a mille possibilità. Il fumetto non è ancora il suo destino inevitabile. È una delle strade possibili. È un giovane inquieto, attratto dal viaggio, dall'avventura, dalla vita prima ancora che dal racconto della vita. Mario Faustinelli è con il cugino Alberto Ongaro ideatore principale di Asso di Picche, anima organizzativa del gruppo, promotore di incontri, costruttore di occasioni, e finanziatore (con i soldi della madre che dovevano servire per gli studi universatari) L'idea era maturata nelle carceri veneziane dove, nel novembre 1943, non ancora ventenni erano finiti, accusati di antifascismo. Sarà poi lo stesso Pratt, a guerra finita, a presenrasi davani ai due cugini con delle tavole di disegno sotto il braccio. Si capì subito il talento del più giovane Ugo Prat ( il nome Hugo Pratt arriverà dopo) ma segnè a suo farore anche il suo inglese fluente. L'avventura attorno ad Asso di Picche è stato il terreno di partenza poi per l'avventura argentina, e il contratto con l'Editorial Abril di Cesare Civita. Il passaggio decisivo per la maturazione artistica di Pratt. È una differenza sottile ma essenziale. Corto Maltese non nasce da Mario Faustinelli. Ma senza Mario Faustinelli forse non sarebbe nato l'Hugo Pratt capace, molti anni dopo, di creare Corto Maltese. Tutti i grandi artisti nascono dentro relazioni, amicizie, laboratori, occasioni condivise. Faustinelli possedeva un talento particolare. Non cercava il centro della scena. Lo dimostrano i molti pseudonimi con cui firmò i suoi lavori. Lo dimostra una carriera disseminata fra fumetto, libri per ragazzi, divulgazione artistica, poesia visiva, televisione e collaborazioni collettive, fino all'esperienza di Topo Gigio. Più che costruire un monumento a sé stesso, sembrava interessato a costruire luoghi nei quali le idee potessero nascere. Era anche disegnatore. Era scrittore. Era autore di calligrammi. Era un intellettuale curioso, incapace di rinchiudersi in un solo linguaggio. Forse proprio questa ricchezza lo ha reso, col tempo, meno riconoscibile. La memoria pubblica ama i simboli assoluti. Ama identificare un autore con un personaggio, un volto, un'opera. Pratt ha Corto Maltese. Faustinelli ha lasciato soprattutto una costellazione di tracce. Eppure quelle tracce raccontano una figura rara: quella di un uomo che preferiva il laboratorio al palcoscenico, la costruzione del progetto alla costruzione del proprio mito. Oggi, nel ventesimo anniversario della sua scomparsa, il suo nome sembra essersi dissolto nel silenzio. Forse è inevitabile. Ma ogni tanto la memoria ha bisogno di compiere un gesto semplice: tornare indietro, illuminare una figura rimasta ai margini.(Antonio Miredi)
(©) Da una idea di Antonio Miredi disegno originale dell'artista Lorenzo Maria Bottari per AMART